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Settembre 06, 2010



di Franco Ortolani
Ordinario di Geologia Università di Napoli Federico II

L’estate 2009 è stata caratterizzata dallo scandalo dell’acqua inquinata sversata lungo il litorale domitio e davanti alla Grotta Azzurra di Capri; di nuovo a fine estate 2010 è stata diffusa la notizia che solo il 20% delle acque di fogna capresi erano depurate e le altre sversate in mare secondo quanto prescritto da una delibera del Comune di Capri del settembre 2009 che aveva autorizzato il gestore dell'impianto ad agire in modo ritenuto non adeguato dalla Magistratura di Napoli. Secondo il sindaco di Capri l’originale soluzione non avrebbe mai messo in discussione la balneazione attorno all'isola. L’indagine accerterà eventuali responsabilità e danni ai fondali e a fauna e flora marina.

Per avere agito così il sindaco avrà ritenuto di essere nel giusto. Ma come mai è ricorso all’originale soluzione dal momento che Capri è un vero e proprio monumento ambientale riconosciuto in tutto il mondo?

Si sarà posto il problema di trovare una adeguata soluzione tecnica per avere un impianto all’avanguardia in grado di trattare tutti i liquami estivi: anche dall’acqua pulita attorno all’isola dipende l’immagine e l’economia caprese nonché la virtuale ma estremamente importante “certificazione di qualità ambientale di sicurezza dei cittadini”. La responsabilità morale e ambientale di quanto evidenziato dalla magistratura non può essere solo dell’Amministrazione Comunale di Capri. Chi amministra Capri amministra un monumento ambientale di fama mondiale. L’Amministrazione locale deve essere assistita energicamente e professionalmente dagli Enti superiori che devono mettere in grado l’ente locale di garantire la sicurezza ambientale ai cittadini residenti e ai turisti. Raccolta e smaltimento dei rifiuti, trattamento dei liquami, energia, sicurezza geomorfologica sono alcune delle problematiche che devono essere risolte con metodi innovativi, efficaci e duraturi. Le “soluzioni originali” (20% di acque reflue trattate e 80% scaricate direttamente in mare) devono immediatamente allertare le Istituzioni competenti ma non devono nemmeno trovare lo spazio istituzionale per essere pensate. Le isole e le altre aree caratterizzate da bellezze ambientali di importanza strategica tali da identificarle come monumenti ambientali (es. Palinuro, Marina di Camerota, Sorrento, Amalfi, Positano ecc.) devono essere “seguite” e aiutate dalle Istituzioni superiori affinchè garantiscano un ambiente marino costiero incontaminato. Gli Amministratori dei siti più belli e famosi del mondo devono rispondere della gestione di un patrimonio ambientale.
Non esistono solo le coste “monumento ambientale”.

La Campania deve assolutamente risolvere la depurazione delle acque di scarico che si riversano su varie decine di chilometri di spiaggia tra la foce del Fiume Garigliano e Castellammare di Stabia e a sud di Salerno rendendoli non balneabili. In altre regioni italiane i depuratori costruiti funzionano e consentono la balneazione delle spiagge che alimenta una fetta notevole dei posti di lavoro regionali a valle di corsi d’acqua che ricevono scarichi di cittadini molto più numerosi dei campani e di attività industriali e zootecniche intensive, come in Emilia-Romagna.

Come mai ciò non avviene anche in Campania dove dopo il colera del 1973 furono realizzati impianti che dovevano garantire il disinquinamento? Qualcuno ha parlato di sprechi. Non credo che si tratti di “cultura dello spreco”. Credo dipenda dalla “sindrome dell’affare” che esplode irrefrenabile in certe persone, indipendentemente dalle aggregazioni partitiche, quando “gestiscono” il denaro pubblico: questa risorsa pubblica li attrae irresistibilmente per cui si fanno in quattro al solo fine di spenderla per farla “fruttare”. Venisse spesa bene, nel senso che le opere realizzate danno beneficio all’ambiente, alla salute dei cittadini e diventano motore di tutela delle risorse naturali di importanza strategica per lo sviluppo socio-economico sostenibile e duraturo (anche se durante il tragitto può capitare qualche incidente), sarebbe cosa accettabile.

E’ scontato che finora per costoro il funzionamento corretto dei depuratori che inquinano i litorali non è stato un fatto necessario, ma un optional.
Sembra, stranamente, che gli amministratori non abbiano mai considerato il depuratore come un impianto necessario e propedeutico alla valorizzazione turistica ed economica della fascia costiera.

I controlli ambientali e amministrativi non devono più consentire che i depuratori non rendano balneabile l’acqua costiera.

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Fattoria Monte di Eboli.doc

   

Parole chiave: ambiente, biodiversità, business, cementificio, Eboli, etica, mega-impianti

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I tentacoli del Ponte sul centro d’eccellenza dell’Ateneo di Messina


I neolaureati dell’area dello Stretto non si erano mai illusi che con il Ponte avrebbero trovato stabile occupazione, ma certo non potevano immaginare che con l’avvio dei lavori sarebbero stati scippati dell’unica infrastruttura creata in ambito locale a sostegno di attività imprenditoriali giovanili innovative.

Venerdì 10 settembre, nel cuore del Polo scientifico di Papardo dell’Università di Messina, andrà in scena l’ultima beffa dei Signori del Ponte. Un’intera palazzina dell’Ateneo, realizzata con i fondi della legge 208 del 1998 riservati «agli interventi di promozione, occupazione e impresa nelle aree depresse», destinata a fare da “Incubatore” di 46 aziende di giovani imprenditori e ricercatori universitari, sarà convertita nei “Nuovi Uffici Direzionali del Ponte”. Vi s’insedieranno la società concessionaria Stretto di Messina, Eurolink (il consorzio general contractor per la progettazione e i lavori), il gruppo statunitense Parsons Transportation (impegnato nel “project management” dell’opera).

Il cambio di destinazione delle finalità d’uso dell’incubatore mai nato avverrà con un “protocollo d’intesa” che l’Università di Messina firmerà alla presenza del ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Altero Matteoli e del plenipotenziario Pietro Ciucci, commissario straordinario del Ponte e presidente ANAS e della Stretto Spa.

L’evento, in verità, era stato programmato per il 10 luglio scorso, ma alla vigilia della dismissione dei locali ci si rese conto che per la fretta si erano bypassati alcuni delicati passaggi burocratici. Non fu sufficiente la convocazione, qualche ora prima della firma del protocollo, del Senato Accademico e del Consiglio d’amministrazione dell’Università per approvare congiuntamente la bozza d’accordo. Matteoli annullò il suo viaggio a Messina e si decise di posticipare il tutto di un paio di mesi. Il Rettore, Francesco Tomasello, non ha mai nascosto di essere stato tra coloro che più hanno caldeggiato la concessione dello stabile ai Signori del Ponte. «Io considero il Papardo un’area fortemente strategica. Chi fa polemica per aver prestato l’incubatore d’impresa ad Eurolink mi fa solo sorridere. Lasciarlo come testimonianza di opera incompiuta sarebbe stato meglio?», ha commentato Tomasello, che in precedenza aveva ottenuto una proroga dell’incarico di dodici mesi al termine dell’ultimo mandato come rettore, nonostante una richiesta di rinvio a giudizio e due provvedimenti di sospensione dall’incarico per due mesi, ordinati dal Tribunale di Messina nell’ambito di un’inchiesta su un presunto concorso “pilotato”.

Che si tratti dell’ennesima “cattedrale nel deserto” o di un’“opera incompiuta” è assai discutibile, specie se si scorrono i documenti progettuali e le valutazioni degli stessi organi accademici. Le finalità dell’incubatore di contrada Papardo, concesso in uso a Sviluppo Italia Sicilia, puntavano all’«offerta di spazi ai giovani per esprimere la propria capacità d'impresa in una città poco competitiva» e «all’ospitalità di spin-off industriali derivanti dalla ricerca scientifica». Nonostante i ritardi nel decollo della struttura, nella “Relazione sui risultati delle attività di ricerca, di formazione e di trasferimento tecnologico nell’anno 2008”, l’Università degli Studi rifocalizzava la propria attenzione al «crescente interesse dell’Ateneo messinese per il tema del trasferimento tecnologico e della creazione di nuove imprese, nell’ambito di un ampliamento e rafforzamento delle interazioni già esistenti con il sistema produttivo». Nel sottolineare l’esistenza di cinque imprese sostenute dall’Ateneo nei settori dell’elettronica, high-tech, scienza della separazione, la Relazione annunciava il «completamento» dell’incubatore, che finalmente potrà offrire «possibilità concrete di promozione al territorio nel quale l’Università opera, e in generale a coloro, potenziali imprenditori, che ne facciano richiesta».
La riconversione pontista dell’infrastruttura destinata all’imprenditoria giovanile non ha scandalizzato nessuno all’interno dell’asfittico mondo universitario dello Stretto. Solo l’economista Guido Signorino, docente della facoltà di Scienze Politiche, si è rivolto al Senato Accademico con una lettera aperta. «L’utilizzo di spazi per finalità non previste dall’atto di concessione dell’incubatore ne rappresenta una violazione», afferma Signorino. «È ovvio che Eurolink e società collegate non presentano alcuna caratteristica idonea a consentire loro di diventare ospiti-beneficiari della struttura. Non possono essere considerate “imprese nascenti” e non abbisognano di alcun “accompagnamento al mercato” da chicchessia. Inoltre, la durata dell’utilizzo dei locali non appare commisurata ai limiti indicati nell’atto di concessione. La permanenza nell’incubatore era definito in 36 mesi, eccezionalmente prorogabili fino a 60, in modo da generare un flusso continuo di imprese nuove e innovative. I lavori per il Ponte avranno invece una durata minima di sei anni».

A rendere più amaro il sapore della beffa, l’evidenza che nessuna delle società di costruzioni che compongono l’ATI per i lavori del Ponte ha sedi o filiali nell’area dello Stretto (alcune sono, anzi, straniere) e che sono tutte di antica formazione e nella titolarità di corporation e gruppi azionari di rilevanza nazionale (famiglie Benetton, Gavio e Ligresti per Impregilo, società capofila Eurolink). Ancora più insostenibile dal punto di vista formale ed etico, la concessione dei locali universitari al Parsons Transportation Group che seguirà la progettazione definitiva del Ponte di Messina. Colosso statunitense del settore ingegneristico, Parsons ha sede in California e filiali in oltre 80 paesi del mondo. Si tratta di una delle società chiave del complesso bellico industriale statunitense. In Iraq sono stati affidati a Parsons contratti per svariati milioni di dollari per la ricostruzione di decine d’infrastrutture civili e militari. Parsons Transportation Group, che per il regime di Saddam Hussein aveva realizzato il ponte “14 luglio” sul Tigri e una megacentrale elettrica, è stato pure contrattato dal Corpo d’Ingegneria dell’Esercito USA per lo «sminamento e la distruzione di armi» ed il recupero delle maggiori reti petrolifere e dei gasdotti iracheni. Per conto dell’US Air Force, il gruppo Parsons ha riabilitato le infrastrutture della base di Taji, una delle più importanti aree operative delle forze armate della coalizione alleata.
«Ancora una volta il bene comune viene calpestato per lasciare spazio a chi fa profitti senza rischiare nulla», dichiara Gino Sturniolo della Rete No Ponte. «L’affaire sintetizza il corollario del Ponte sullo Stretto: operazioni basate sulla sottrazione di spazi pubblici, sulla negazione di vere prospettive occupazionali alle giovani generazioni in nome degli interessi privati e dei contractor più attivi nei teatri di guerra internazionali». Sturniolo ricorda che la Rete si è più volte mobilitata contro l’Incubatore del Ponte e che continuerà a farlo anche nei prossimi giorni. «Questa struttura deve restare a sostegno dei progetti dei giovani laureati ma riteniamo pure che vadano favorite quelle iniziative ad alta innovazione e sostenibili dal punto di vista ambientale. Non condividiamo cioè la visione tutta spinta sul “mercato” e le “imprese profit”. Molte esperienze internazionali sono meglio puntate verso incubatori accademici preposti all’accompagnamento, formazione, ricerca e sostegno delle cosiddetta “economia solidale” (no profit, cooperativismo, ecc.). Perché queste esperienze funzionano con esito mentre a Messina falliscono miseramente e l’Università abdica al proprio ruolo guida a favore dei colossi d’argilla del capitalismo made in Italy?».

Intanto si riaccendono i riflettori sull’iter organizzativo che condurrà alla firma del protocollo Università-società Ponte del 10 settembre. Ai preparativi della kermesse con il ministro Matteoli è prevedibile che collaborerà direttamente l’ANAS, azionista di maggioranza della Stretto di Messina Spa, esattamente come avvenuto due mesi fa in occasione della prima fallita inaugurazione del General Office. Allora, numerosi mezzi ed operai ANAS furono impiegati in opere di scerbatura all’interno del Polo universitario di contrada Papardo. Una vicenda approdata in Procura grazie ad un esposto-denuincia della Confederazione Unitaria di Base (CUB) di Messina. «Risorse preziose come quelle dell’ANAS non vengono impiegate per finalità proprie dell’Ente ma per l’abbellimento di aiuole in aree non di propria pertinenza», scriveva la CUB. “Questa organizzazione sindacale non può esimersi dal rappresentare alle Autorità competenti fatti che si ritengono fortemente lesivi degli interessi prioritari della collettività ai quali troppo spesso vengono anteposti interessi di pochi singoli individui. Tutto ciò premesso, chiediamo di perseguire e punire i soggetti ritenuti responsabili per tutte le ipotesi di reato previste e ravvisabili alla luce di quanto esposto e documentato». Di quella denuncia si è persa ogni traccia.

Antonio Mazzeo
2.09.2010

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=Forums&file=viewtopic&t=27808

Parole chiave: esproprio, imprese locali, laureati, messina, ponte, stretto, università

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http://www.agoravox.it/Nucleare-in-Francia-Trizio-nell.html

 

Nucleare in Francia: Trizio nell’acqua del rubinetto

Il “Collectif antinucléaire 84” (“Collettivo antinucleare 84”) è un gruppo anarchico francese operante nella zona di Gard e Vaucluse, sensibile soprattutto alle tematiche della salute (messa a rischio da inceneritori e impianti nucleari). Di seguito la traduzione di un articolo del 19 agosto scorso.

Le terrificanti confessioni dei consiglieri

Nel mese di febbraio, a seguito di analisi indipendenti, il “Collectif antinucléaire 84” ha avvertito le autorità della presenza di radioattività nell’acqua di rubinetto di 3 città di Vaucluse, di cui 2 presentavano un tasso anormale (superiore a quello naturale) ditrizio, pericoloso per la salute. In aprile, di fronte al mutismo dei consiglieri delle città e delle amministrazioni coinvolte, il “Collectif antinucléaire 84” rendeva pubbliche le sue analisi ed informava la popolazione del rischio del bere l’acqua di rubinetto. L’unica risposta dei sindaci di Carpentras e Mornas in sostanza fu, alla radio e sulla stampa:
non preoccupatevi, è tutto come prima, l’acqua di rubinetto può essere bevuta.

Oggi emerge che quelle frasi rassicuranti non poggiavano su nessun elemento razionale, affidabile o tangibile - al contrario - e che solo il dogmatismo pro-nuclearista o l’incoscienza aveva condotto quei sindaci a simili affermazioni. Il “Collectif antinucléaire 84” aveva immediatamente denunciato questo atteggiamento che considera la gente tanto infantile da accettare qualunque frase ufficiale.
Oggi alcuni documenti "segreti" danno ragione al “Collectif antinucléaire 84”. Nell’ambito di una corrispondenza che avrebbe dovuto rimanere nascosta alla popolazione, il Comune di Carpentras confessa:
riguardo al comune di Carpentras, l’acqua potabile è una competenza trasferita al comitato Rhône Ventoux, che l’ha a sua volta delegata alla SDEI (filiale del gruppo nucleare GDF-Suez). [...] Il Comune di Carpentras non possiede altre analisi tramite le quali confrontare il valore di 8,2 Bq/l. Ho richiesto al comitato Rhône Ventoux di comunicarci i risultati delle analisi relative al trizio sull’acqua proveniente dalla nostra stessa falda. Lo stesso comitato fa riferimento alle analisi dell’ARS....

Così si torna al punto di partenza: tutti fanno riferimento alla stessa fonte, e nessuno è competente né responsabile! Davanti a una tale situazione, il “Collectif antinucléaire 84” ha interpellato con una lettera i Prefetti della Regione e di Vaucluse, il 20 luglio, chiedendo loro di applicare il principio di precauzione:
Come sapete, anche la minima dose di radioattività ha effetti nocivi sulle reauture viventi e sulla salute e non esistono norme internazionali in materia che provino l’innocuità dell’esposizione alle radiazioni delle popolazioni e della catena alimentare... allo stato attuale delle conoscenze, sappiamo che le patologie indotte non si limitano al cancro e si estendono alle patologie del sistema nervoso e alle malattie cosiddette ereditarie dovute agli effetti mutageni del trizio... Noi vi chiediamo quindi di applicare senza indugio o scrupolo per quelli che potrebbero essere gli interessi economici dell’industria, in particolare quella nucleare: il principio di precauzione e di protezione dei lavoratori e della popolazione implica l’arresto immediato della produzione di Trizio e di ogni altro radioelemento, e che si portino avanti analisi sistematiche delle acque distribuite attraversi i rubinetti, della catena alimentare e delle colture locali e regionali, al fine di determinare la presenza di radioattività artificiale (Alpha, Beta, Trizio).

E lì ancora una volta: imbarazzo e silenzio ufficiale. Ed anche disprezzo delle popolazioni. L’influenza della lobby nucleare e dei suoi affiliati sui consiglieri e sulle istituzioni, tanto al livello locale quanto a quello regionale e nazionale, è una minaccia concreta per la democrazia e la salute, che sottomette la popolazione all’arbitrio e alla menzogna.
[...] Il “Collectif antinucléaire 84” invita la popolazione e gli operatori del settore nucleare a rifiutare di servire da cavie ai dogmi degli scienziati nucleocrati, ad esigere l’arresto immediato del nucleare.

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L’ ALLEANZA TRA IMPRESE E SERVIZI SEGRETI DIVENTA UFFICIALE
Data: Giovedì, 02 settembre @ 17:10:00 CDT
Argomento: Italia

 FONTE: COMIDAD

Una notizia di fine luglio, che ha avuto un rilievo molto limitato sui media, riguardava il patto di collaborazione tra il servizio segreto di sicurezza interna, l’AISI (ex SISDE), e la Confindustria per la tutela del know-how di piccole e medie imprese dotate di un particolare patrimonio tecnologico. Secondo il pretesto ufficiale, l’AISI si dovrebbe incaricare di attuare una mappatura di tutte le imprese da mettere sotto protezione nei confronti dello spionaggio industriale. La notizia appare un'enormità, dato che la Confindustria è un'organizzazione privata e di categoria. Figuriamoci che polemica scoppierebbe se la CGIL, o anche un partito politico, potessero intrattenere ufficialmente rapporti diretti con i servizi segreti. (www.oipamagazine.eu/)

La spiegazione dell'arcano ce l'ha fornita un solito noto, Giuliano Amato, ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel governo Craxi, varie volte ministro del Tesoro, poi due volte Presidente del Consiglio, infine ministro degli Interni dell'ultimo governo Prodi; attualmente Amato è megadirigente (senior advisor) della Deutsche Bank, ed ora è stato nominato responsabile anche delle celebrazioni ufficiali per i centocinquanta anni dell'Unità d'Italia (forse proprio perche è della Deutsche Bank). Giuliano Amato, sempre alla fine di luglio, su un articolo pubblicato da “Il Sole-24 ore”, rivendicava a se stesso la paternità e la teorizzazione di questo tipo di “strana accoppiata” tra imprese e servizi segreti. (http://sottoosservazione.wordpress.com )

Giuliano Amato ha attuato questa rivendicazione nei soliti toni ipocritamente umili e dimessi che gli sono propri, dato che si è limitato ad attribuirne il “merito” al governo Prodi, promotore della legge 124/2007. Questa legge tratta dei servizi segreti e del segreto di Stato e, all'articolo 6 comma 2 ed all'articolo 13 comma 1, estende di fatto alla sfera imprenditoriale privata la tutela di quel segreto e di quella protezione, in nome delle generiche categorie degli "interessi dell'Italia" e della "pubblica utilità". L'articolo 261 del Codice Penale punisce la violazione del segreto di Stato con una pena non inferiore a cinque anni, quindi si tratta di un bel messaggio lanciato a chi pensi di disturbare gli interessi privati. La Legge 124/2007 è reperibile sul sito del Parlamento italiano. (webcache.googleusercontent.com )

Dato che era per l’appunto Amato il ministro degli Interni di quel governo, la legge in oggetto può ritenersi una sua creatura, come del resto tante altre creature, in particolare l'Antitrust ed il Trattato di Lisbona. Ora Amato sta progettando anche un "Fondo Monetario Europeo", cioè un FMI in versione europea, che possa sottrarre ai governi nazionali anche la sovranità fiscale, oltre a quella monetaria. A prima vista questa legge appare un nonsenso, dato che niente ha mai impedito ai governi di individuare dei settori economici strategici e di metterli sotto protezione dei servizi segreti. Il fatto nuovo, e inusitato, è che un governo non solo tolleri, ma addirittura promuova una diretta collaborazione tra interessi privati e servizi segreti, senza imporre la mediazione propria o di altri organi istituzionali, al massimo riservandosi il solito "controllo" a posteriori. Tutto ciò avviene in nome della "tutela dell’interesse nazionale" (un ombrello buono per ogni circostanza). La 124/2007 costituisce di fatto la legalizzazione e la ufficializzazione di rapporti tra servizi segreti e affari; rapporti che, con tutta evidenza, non sono nati alla fine del luglio di quest’anno, e neppure nel 2007, ma si verificavano da molto prima, o da sempre.

Se ad un magistrato dovesse risultare che esponenti della Confindustria e personale dei servizi segreti hanno avuto una serie di contatti, questi non dovranno più offrirne spiegazioni imbarazzate, ma potranno avvalersi di una legge che consente e incoraggia queste pratiche. Ciò potrebbe costituire un ottimo alibi anche per Tronchetti Provera e per la vicenda dello scandalo intercettazioni della sua Telecom; quindi potrebbe anche non essere un caso che questa legge sia stata varata proprio l'anno dopo dell'avvio dell'inchiesta giudiziaria a riguardo. Non si tratterebbe comunque di una legge ad personam per Tronchetti Provera, ma solo di uno scudo protettivo e preventivo per altri affaristi privati che dovessero trovarsi nelle sue condizioni. Alla Confindustria -un'associazione privata e di categoria - viene perciò assegnato una sorta di ruolo istituzionale.
Risulta ovvio che questa copertura del segreto di Stato nei confronti dei rapporti impresa-servizi segreti serve a coprire anche altri tipi di comportamento, che vanno oltre il controspionaggio, e persino ben oltre lo spionaggio. In altre parole, cosa rimane della “libera concorrenza”, una volta che imprenditori e agenti segreti possono intrattenere degli stabili rapporti affaristici? Cosa potrebbe trattenere gli affaristi dall’uso di mezzi illegali, dato che ci sarebbe sempre il segreto di Stato a coprire tutto? Cosa impedisce di “creare” letteralmente dal nulla delle figure di "imprenditore" o di “manager”, per imporle al divismo dei media ed alla leadership delle imprese?

La domande sono ingenue, dato che lo stesso Amato, nel suo articolo, ci fa capire che questo tipo di relazioni tra affaristi e polizie segrete c’è sempre stato, ed il problema non era certo quello di impedirlo, ma di tutelarlo, attraverso il segreto di Stato, dalle denunce pubbliche e da eventuali indagini giudiziarie di magistrati non controllati dai servizi segreti. I media etichettano come “teorico della cospirazione”, e come paranoico, qualsiasi semplice cittadino che si permetta di dubitare dell'esistenza del dio Mercato e del suo potere esclusivo sulle vicende affaristiche. Meno male che ci sono i potenti ed i privilegiati come Amato che possono liberamente discutere di tutto sulle colonne de “Il Sole-24 ore”, così anche i comuni mortali possono origliare qualcosa.

Certo, uno come Amato deve saperne parecchio di rapporti tra affari e servizi segreti e, forse, quando e se ne avrà voglia, ci spiegherà anche come ha fatto uno come lui a passare dal Partito Socialista alla dirigenza di una delle più grandi banche del mondo.

Fonte: http://www.comidad.org/
Link: http://www.comidad.org/dblog/articolo.asp?articolo=372
     

Parole chiave: alleanza, amato, confindustria, imprese, servizi segreti

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Redazione Freebacoli
www.freebacoli.blogspot.com 

freebacoli@live.it
Josi Gerardo Della Ragione 3398766104
Alessandra Sagliocchi 3280238074
Mucillagine Invade Torregaveta e Fusaro: Carabinieri, Polizia e Guardia Costiera Contattano Invano l’Arpa Campania

 La mucillagine invade gran parte della costa flegrea e rende invivibili vaste aree abitate dei Comuni di Bacoli, Monte di Procida e Pozzuoli: tanfo nauseabondo e scenari disgustosi lungo la riva che da Torregaveta, passando per il Fusaro, giunge sin oltre la foce del depuratore regionale di Cuma-Licola. Era a dir poco sconcertante la realtà che nel pomeriggio di ieri si palesava nei pressi del lungomare di Torregaveta da cui, in maniera evidente, si emanava un odore acre e fastidioso il quale, con forte intensità, era percepibile presso la stazione della “Cumana”, in via Spiagge Romane, e lungo via Torregaveta, dal trivio comunicante con la zona del “Mazzoni” fino a gran parte della salita che porta al centro di Monte di Procida. Ennesima criticità ambientale determinata dalla presenza in mare, per una lunghezza che andava dalla battigia sin oltre la fine del molo, di un’enorme chiazza di mucillagine dal colore marrone scuro ristagnata in loco già da diversi giorni e causa principale della mancata salubrità dell’area circostante in cui era presente un tanfo talmente insopportabile da non poter essere descritto da alcun tipo di metafora.

Tale situazione, di sicuro peggiorata con il passare dei giorni, intorno alle 18:00 di ieri continuava a rappresentare  un allarme ed un’emergenza igienico-sanitaria tale da richiedere l’urgente intervento delle molteplici autorità responsabili, per alcuni nella propria qualità di amministratori e per altri nella veste di controllori, della vivibilità del territorio locale.

Per tale motivo, dalle 18:15 alle 21:30, si è cercato in più modi di rintracciare un qualche responsabile reperibile dell’Arpa Campania affinché, anche con l’aiuto delle forze dell’ordine, potesse giungere sul posto per poter sia prendere atto dello stato dei luoghi e sia prelevare un campione della mucillagine presente in acqua , in modo tale da comprenderne e determinarne l’origine naturale o antropica (inquinamento dettato da scarichi abusivi e dal cattivo funzionamento del depuratore regionale).

Decine e decine di incontri, discussioni e telefonate “sui generis” le quali, utilizzando un metodo schematico e facilmente comprensibile, si elencano di seguito nel dettaglio, attraverso un ordine cronologico:

  • In primo luogo si è contattato l’assessore all’Ambiente del Comune di Bacoli il quale, preso atto della problematica e conscio della difficoltà di reperire un responsabile dell’Arpac nel tardo pomeriggio del sabato, ha asserito che già da lunedì si sarebbe adoperato per far effettuare un campionamento della mucillagine;
  • Sul posto si è avuta una discussione con due vigili urbani di Bacoli presenti in zona a causa di alcune criticità presentatesi alla rete fognaria di Torregaveta. Ai due, dopo aver fatto presente la situazione (d’altronde facilmente intuibile per via del tanfo acuto), si è chiesto di contattare l’Arpac. Dinanzi a tale richiesta è stato riferito che, prima di contattarla, bisognava informare la comandante Marialba Leone.
    Inoltre, sempre in Torregaveta, si è avuto modo di interloquire con un gestore di un lido al Fusaro che, qualora ve ne fosse ulteriore bisogno, ha confermato che il disagio “mucillagine” si ripresenta ogni anno con modalità ed intensità sempre maggiore.
  • A questo punto si è chiamato il centralino della stazione di via Gaetano de Rosa da cui si è avuto modo di reperire un primo numero di telefono dell’Arpac. Tale recapito telefonico però risultava essere fuori posto o inesistente.
  • Preso atto della situazione si è arrivati alla caserma dei carabinieri di via Lungolago per il reperimento di un numero telefonico, attivo, dell’ Agenzia Regionale sopracitata. In loco, dopo un vibrante confronto con un maresciallo in cui lo stesso sottolineava le differenti competenze dei carabinieri e dei vigili urbani, nonostante i numerosi tentativi non si è riusciti a raggiungere un  reperibile dell’Arpac.
  • Da qui si è ritenuto opportuno raggiungere la stazione dei vigili urbani da cui si è contattato il responsabile del XII settore, Luigi Della Ragione, il quale, dopo essere venuto a conoscenza della criticità, ha comunicato un nuovo numero telefonico dell’Arpac. Quest’ultimo però, nonostante squillasse, non è comunque stato utile per contattare il reperibile.
  • Stessa sorte hanno avuto i tentativi fatti attraverso altri contatti di telefono fisso che, in seguito ad una lunga ricerca, sono stati rilasciati dalla Guardia Forestale di Pozzuoli, anch’essa telefonicamente rintracciata ed informata della problematica.

In seguito, sempre in serata, si è contattato, sia per informare della situazione di degrado esistente in Torregaveta che per reperire (invano) un responsabile dell’Arpac,

  • i carabinieri di Pozzuoli e di Monte di Procida,
  • il comandante e la stazione centrale dei vigili urbani di Monte di Procida,
  • la Guardia costiera di Pozzuoli e di Baia.

Ciò fatto, nella mattinata di oggi, in seguito alla presenza di numerosi bagnanti sulla spiaggia e nelle acque di Torregaveta, si è cercato di entrare in contatto con il Nucleo Operativo Ecologico dell’Arma dei carabinieri di Napoli (non raggiungibile), l’Asl Napoli 2 Nord (non raggiungibile), la Polizia Ambientale della Provincia di Napoli (al cui numero verde corrispondeva una segreteria telefonica) e con la stessa Arpac (senza ricevere risposte), riuscendo solo a risentire la Guardia Costiera di Pozzuoli ed i Carabinieri di Pozzuoli i quali hanno nuovamente richiamato (invano) l’Arpa Campania.

Infine, nell’invitarvi a costatare, attraverso le foto scattate ieri pomeriggio e stamane, con i vostri occhi lo stato dei luoghi, e tenuto presente che tutte le autorità sopraelencate hanno assicurato che invieranno una segnalazione (con richiesta di sopralluogo) all’Agenzia Regionale per l’Ambiente della Campania (non reperibile nei fine settimana), s’informa del fatto che tali immagini saranno inviate nella mattinata di domani, mediante nota ufficiale del Comune di Bacoli, a tutti gli enti interessati.

Inoltre, in qualità di Presidente della Commissione “Mare e Laghi”, oltre a firmare il documento appena descritto ed in seguito alle segnalazioni già effettuate ed elencatevi, sentito il segretario dell’assise Pietro Carannante ed il vice-presidente della Commissione Maria Rodriguez, ho provveduto a convocare una riunione straordinaria della stessa ove discutere, alla presenza dell’assessore all’Ambiente Scotto di Vetta e del responsabile del XII settore Della Ragione, dell’annoso fenomeno della “mucillagine”. 

Parole chiave: Arpa, Campania, Carabinieri, Fusaro, Guardia Costiera, mare, Mucillagine, napoli, Polizia, Torregaveta

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Chiaiano : la lotta comincia adesso 
Diverse centinaia di persone hanno partecipato al presidio che si è tenuto nel pomeriggio di sabato 4 settembre alla stazione della metropolitana di Chiaiano per discutere delle mobilitazioni per la chiusura della discarica e contro ogni ipotesi di ampliamento.
I numerosi interventi di cittadini hanno raccontato il peggioramento della qualità della vita nell’area nord di Napoli, tra Chiaiano, Marano e Mugnano, specialmente negli ultimi mesi con la presenza della discarica.
Un’assemble che ha raccolto immediatamente la rabbia ed il malcontento che sta montando sempre di piu’ sul territorio. Per oltre un’ora e’ stata bloccata Via Santa Maria a Cubito paralizzando completamente il traffico tra Napoli ed i paesi della provincia a Nord.
Un blocco stradale che e’ solo la prima iniziativa della ripresa di un percorso di lotta sempre piu’ necessario dopo le abberranti dichiarazioni dell’assessore regionale all’ambiente Giovanni Romano che ha parlato di possibilita’ di ampliamento della discarica di Chiaiano.
E’ proprio di questi giorni l’incredibile notizia che le Provincie della Campania hanno rinunciato a presentare i piani provinciali per i rifiuti ! Hanno chiesto al governo di prorogare il commissariamento ! Eppure le provincie, quasi tutte di centro destra a cominciare da quella di Napoli, hanno gia’ formato dei carrozzoni come le societa’ provinciali per la gestione dei rifiuti e reclamano anche il trasferimento dei proventi della Tarsu dai comuni. Gettano la spugna dopo aver approvato, come il caso della provincia di Napoli, documento che impegnavano l’ente a presentare il piano entro il 31 dicembre 2010. La mobilitazione a Chiaiano è ripresa con azioni e blocchi sul territorio. L’assemblea del 4 settembre ha lanciato un nuovo appuntamento per Mercoledi’ 8 settembre alle ore 18:00 presso la Rotonda Titanic storica sede del Presidio permanente contro la discarica. Chiediamo un’incontro imminente con l’assessore regionale all’ambiente Giovanni Romano, reclamiamo la chiusura immediata della discarica e la bonifica della zona contro qualsiasi ipotesi di allargamento, pretendiamo che il nuovo piano rifiuti della regione campania venga scritto con la partecipazione dei comitati campani che propongono alternative alle discariche ed agli inceneritori.
A Chiaiano abbiamo appena ripreso i blocchi, siamo certi che in tutta la Campania ben presto si riprenderà la mobilitazione.

Mercoledi’ 8 settembre ore 18:00
Appuntamento pubblico presso Rotonda Titanic (Marano)

Presidio permanente contro la discarica di Chiaiano e Marano
         
        

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Settembre 05, 2010

...ora anche i sindaci e i consiglieri se ne stanno rendendo conto.

SONO ANNI CHE I COMITATI CITTADINI LO DICONO.

DIFFONDETE,LA GENTE SAPPIA LA VERITA', NON LE FANDONIE DEI MERCANTI E DEGLI AFFARISTI.

Le scelte scellerate fatte da altri stanno ricedendo su noi cittadini.

L'ADAN non va pagata!

Consiglia Salvio

«L'addebito anticipato rimane una cosa assurda»

Una rivolta contro la Gori

• ANGRI. Sembra un attacco concentrico anche se alla fine sono casualitá. Fatto che ieri sono scesi pesantemente in campo contro la Gori il sindaco di Angri Pasquale Mauri, quello di Pagani Salvatore Bottone e un comitato sarnese che sta raccogliendo le firme per non pagare il tanto contestato addebito anticipato sulle bollette dell’acqua. Partiamo dalla nota diffusa ieri da dal sindaco Mauri. «Valuteremo ogni possibilitá di azione per impedire che i cittadini siano costretti a pagare tariffe inique e addebiti non legittimi. Bisogna evitare di fare populismo, ma non consentiremo operazioni poco trasparenti». • E’ questo il senso dell’intervento del sindaco di Angri Pasquale Mauri in merito all’addebito-anticipo per i contatori inserito nelle ultime bollette della Gori. «Ci siamo resi promotori di un incontro tra i sindaci dei Comuni dell’ATO 3 - continua il primo cittadino - che si terrá il sei settembre». Quindi il primo cittadino angrese continua. • «In quell’occasione esprimeremo la nostra contrarietá alle modalitá con cui la Gori ha addebitato i costi dei contatori alle utenze idriche. Ho personalmente inviato una comunicazione anche ai capigruppo dell’opposizione affinché siano presenti alla riunione e si esprimano sulla vicenda». • Invece il sindaco di Pagani Bottone si lamenta sul trasferimento degli uffici. Una situazione simile si era venuta a determinare anche a Sarno dopo la chiusura della sede con lo spostamento s San Severino. • Dice Bottone: «Gli uffici sono stati spostati e non siamo stati nemmeno avvisati. Chiediamo che si ponga fine a questo ennesimo disagio che si aggiunge ai tanti disservizi della Gori su tutto il territorio. Ogni giorno centinaia di cittadini ci raggiungono per segnalarci guasti, carenze idriche e bollette esose». • Infine la protesta è stata avviata anche a Sarno. Una richiesta di convocazione di consiglio ad hoc è stata fatta dal consigliere Giuseppe Agovino, il quale, insieme ad altri membri della maggioranza porteranno al vaglio dei colleghi la problematica relativa al versamento dell’AdAn. «L’addebito anticipato non ha alcuna ragion d’essere. I contribuenti non possono versare in anticipo quote su consumi non ancora effettuati. è una cosa davvero improponibile» Continua: «La Gori non ha fatto bene i suoi conti e ora si trova a fronteggiare una situazione di forte difficoltá economica che spinge l’Ente ad avviare manovre di questo tipo. Tutto ciò è solo frutto di un carrozzone politico e di logiche clientelari che si protraggono da anni. Lotteremo contro questo ulteriore abuso». • Agovino è stato uno degli artefici delle ultime proteste fatte in cittá contro la Gori per l’improvvisa chiusura dello sportello al pubblico. I residenti sono costretti a recarsi a Mercato San Severino per espletare le pratiche di ordine quotidiano. Un problema davvero difficile da gestire a cui si va ad aggiungere anche l’addebito anticipato sui consumi futuri
     

Parole chiave: acqua pubblica, adan, addebito anticipato, gori, informazione, privatizzazione

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Acque non depurate anche nel mare di Capri.doc

Cala del Cefalo , Cilento, un monumento ambientale.pdf

 

Parole chiave: ambiente capri, cilento, franco ortolani, speculazione, uomo

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Campagna di sottoscrizione per la Stella Rossa Napoli

La forza di costruire i sogni viene dal basso


Negli ultimi anni si sono sviluppate in tutta Italia esperienze di attraversamento del mondo dello sport diverse ed alternative rispetto allo spettacolo di eccesso, consumismo ed individualismo a cui siamo costretti ad assistere. In particolar modo nel mondo del calcio, fatto sempre più di businnes e di mega ingaggi, di controllo sociale e messaggi sociali legati all’individualismo ed alla costruzione del “nemico pubblico” da scacciare, assistiamo a dinamiche sportive e sociali sempre più distanti dai valori di solidarietà sociale a cui pensiamo che l’intero mondo dello sport debba ispirarsi.
Per questo abbiamo deciso da alcuni mesi di fondare la Polisportiva Scirocco, uno strumento che nasce dagli ambiti dei collettivi giovanili, dei centri sociali, dal mondo degli studenti e delle periferie. La Polisportiva Sciroccoha già mosso i primi passi con la costruzione presso il Laboratorio Insurgencia della Palestra popolare Rubin Carter in cui il campione intercontinentale di pugilato Salvatore Carrozza sta tenendo da mesi i corsi di boxe, nella prima esperienza di palestra popolare gratuita della periferia nord di Napoli.
Ma è sul calcio che abbiamo deciso di lanciare una nuova ed avvincente sfida.
Il progetto Stella Rossa Napoli, ovvero la formazione di una squadra di calcio capace di disputare i campionati nazionali Figc, è iniziato da qualche mese. Insieme alle esperienze che provengono dal mondo dei campionati universitari e grazie alla spinta propulsiva che la Polisportiva Scirocco è stata in grado di dare sul territorio dell’area metropolitana di Napoli, stiamo provando a costruire la possibilità di disputare il Campionato di Terza Categoria Figc che comincerà nel prossimo mese di novembre.
La nostra esperienza, fondata sull’antirazzismo, l’antifascismo, l’antisessismo, la solidarietà sociale, intende attraversare il mondo del calcio dilettantistico fatto di violenza fine a se stessa, di brutalità delle relazioni sociali, di interessi troppo spesso legati a fattori tutt’altro che sportivi. In un mondo dove per assistere ad una partita di calcio la tessera del tifoso ti impone la schedatura di massa, pensiamo che la possibilità di attraversare questi campionati per lanciare messaggi diversi ed in controtendenza sia una sfida da raccogliere. Il terzo tempo,la solidarietà, l’esplicitazione di messaggi antirazzisti ed antifascisti caratterizzeranno il nostro campionato e l’esperienza della Stella Rossa Napoli.
Una sfida che ha dei costi economici importanti. La nostra esperienza viene dal mondo dell’autorganizzazione dove l’autofinanziamento è sempre stata una caratteristica e l’indipendenza un valore irrinunciabile. Per questo facciamo appello a tutti gli antirazzisti, gli antifascisti, le realtà di base, tutti i tifosi veri, tutti coloro i quali credono che un altro calcio è possibile, per sostenere economicamente il progetto Stella Rossa Napoli per permetterci di iscriverci al Campionato di Terza Categoria Figc.
La forza di costruire i sogni viene dal basso, di questo ne siamo sempre stati certi. Ed è dal basso che cerchiamo la spinta principale per portare l’esperienza della Stella Rossa Napoli nel mondo del calcio ufficiale.

Tra pochi giorni partirà la campagna di sottoscrizione popolare in sostegno della Stella Rossa Napoli. Dal basso cerchiamo la forza per costruire un sogno comune.
A.S.D. Polisportiva Scirocco
Stella Rossa Napoli

Mercoledì 16 settembre , ore 20:30
presso Laboratorio Insurgencia,
Cena di Autofinanziamento per la Stella Rossa
Via Vecchia San Rocco 18, Capodimonte

Menu' fisso 8 € (vegetariano 5 €)

Proiezioni in terrazza delle partite di Champion's League

stellarossana.wordpress.com

Laboratorio Occupato Insurgencia

Parole chiave: calcio, Campagna, laboratorio insurgencia, Napoli, sottoscrizione, squadra, Stella Rossa

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