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La Rete Civica di Napoli :: Blog :: Gestione dei rifiuti in Campania - Corte di giustizia

dicembre 07, 2009

Corte di giustizia dell'Unione europea
Stampa e InformazioneSezione italiana

   

Nota per la stampa – Documento non ufficiale

Udienza nella causa C-297/08 Commissione/Italia(Gestione dei rifiuti in Campania)
La direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 5 aprile 2006, 2006/12/CE, relativa ai rifiuti, mira alla protezione della salute umana e dell’ambiente contro gli effetti nocivi della raccolta, del trasporto, del trattamento, dell’ammasso e del deposito dei rifiuti.

Gli Stati membri debbono adottare le misure necessarie ·         per assicurare che i rifiuti siano recuperati o smaltiti senza pericolo per la salute dell'uomo né pregiudizio all’ambiente, al paesaggio ed ai siti di particolare interesse,·         per vietare l’abbandono, lo scarico e lo smaltimento incontrollato dei rifiuti,·         per creare una rete integrata e adeguata di impianti di smaltimento, che consenta alla Comunità nel suo insieme di raggiungere l’autosufficienza in materia di smaltimento dei rifiuti e permetta di smaltire i rifiuti  negli impianti appropriati più vicini.La direttiva è stata trasposta nell’ordinamento italiano dal decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.Il presente ricorso riguarda la regione Campania, che comprende 551 comuni tra cui la città di Napoli. Tale regione deve fronteggiare problemi di gestione e di smaltimento dei rifiuti urbani. Sin dal 1994, allo scopo di effettuare rapidamente gli interventi finalizzati a superare la «crisi dei rifiuti», è stato dichiarato lo stato di emergenza nella regione e è stato nominato un Commissario. Nel 1997 è stato approvato un piano di gestione dei rifiuti urbani. Esso prevedeva un sistema di impianti industriali di termovalorizzazione dei rifiuti alimentato grazie a un sistema di raccolta differenziata. Un bando d’appalto è stato indetto nel 1998 per affidare per un periodo di dieci anni il trattamento dei rifiuti ad operatori privati capaci di realizzare 7 impianti per la produzione di combustibile derivato dai rifiuti («CDR»), nonché impianti per l’incenerimento e 2 termovalorizzatori, ubicati rispettivamente ad Acerra e a Santa Maria La Fossa. Gli appalti sono stati aggiudicati nel 2000 alle società Fibe S.p.A. e Fibe Campania S.p.A., appartenenti al gruppo Impregilo. I comuni della regione Campania erano tenuti ad affidare il trattamento dei loro rifiuti alle dette società. L’esecuzione del piano ha incontrato difficoltà a causa dell’opposizione delle popolazioni residenti in merito ai siti scelti e a causa della scarsa quantità di rifiuti raccolta e consegnata al servizio regionale. I rifiuti si sono accumulati fino a saturazione nelle discariche e nelle aree di stoccaggio disponibili. La Procura della Repubblica di Napoli ha avviato anche un’inchiesta per reati di frode nelle pubbliche forniture a carico delle società appaltatrici, nonché di taluni funzionari. Gli impianti di CDR della regione Campania sono stati sottoposti a sequestro giudiziario, rendendo impossibile l’adeguamento delle attrezzature. Un decreto legge (n. 61/2007) ha stabilito «interventi straordinari per superare l’emergenza rifiuti in Campania» (realizzazione di quattro nuove discariche nei comuni di Serre, Savignano Irpino, Tezigno e Sant’Arcangelo Trimonte), necessari «per scongiurare il pericolo di epidemie o altre emergenze sanitarie a tutela della salute della popolazione».Ritenendo che le misure adottate dall’Italia non fossero sufficienti per assicurare un elevato livello di protezione dell’ambiente e della salute pubblica, la Commissione inviava al governo italiano una lettera di diffida (giugno 2007) e alla luce delle informazioni fornite dalle autorità italiane e da altre fonti (mass media, associazioni, organizzazioni e privati cittadini), un parere motivato (febbraio 2008).Nel ricorso introdotto il 3 luglio 2008, la Commissione contesta all’Italia di non aver creato una rete integrata e adeguata di impianti di smaltimento idonei a consentire l’autosufficienza in materia di smaltimento di rifiuti, improntata al criterio della prossimità geografica e, all’altro, tale situazione ha determinato un pericolo per la salute dell’uomo e per l’ambiente.La rete integrata di impianti di smaltimentoLa Commissione ritiene che l’Italia ammetta l’inadempimento. Le autorità italiane avrebbero riconosciuto la «paralisi del sistema» e l’abbandono illegale o non controllato dei rifiuti, da esse descritto come un «fenomeno diffuso in Campania e condotto da settori della criminalità organizzata, rispetto al quale risultano avviate diverse inchieste da parte dell’Autorità Giudiziaria». Per la Commissione, il sistema presenterebbe indubitabili carenze. La raccolta differenziata sarebbe pari solamente al 10,6% dei rifiuti prodotti, contro una media comunitaria del 33% e una media nazionale che oscilla dal 19,4% per le regioni del centro Italia al 38,1% per le regioni del nord; la maggior parte dei rifiuti della Campania verrebbe smaltita in discarica o abbandonata illegalmente. Inoltre, gli impianti per la produzione di CDR si limiterebbero a trattare i rifiuti, con la conseguenza che essi devono essere successivamente inviati ad altre strutture per lo smaltimento definitivo. La regione disporrebbe di una sola discarica legale in attività (Serre), numerose tonnellate di rifiuti sarebbero state trasportate in Germania e in altre regioni d’Italia per essere smaltite, e sarebbe stato siglato un accordo con la Germania che prevede ulteriori spedizioni. I rifiuti nelle strade alla data del 2 marzo 2008 ammontavano a 55 000 tonnellate, a cui si aggiungevano fra le 110 000 e le 120 000 tonnellate di rifiuti in attesa di trattamento presso i siti comunali di stoccaggio. (La Corte ha già affermato nella sentenza 26 aprile 2005, causa C 494/01, Commissione/Irlanda, che un sistema di discariche vicino alla saturazione nonché la presenza di depositi abusivi integra una violazione dell’art. 5 della direttiva)Il governo italiano chiede il rigetto del ricorso. A suo avviso, la Commissione compie un’insufficiente analisi delle cause storiche della grave situazione che imperversa nella regione Campania. Inoltre, il governo italiano avrebbe compiuto ogni possibile sforzo per arginare tale crisi, sia mobilitando i propri migliori esponenti e persino le forze armate, sia realizzando importanti investimenti finanziari. Nel mese di giugno 2008 sarebbe stata aperta la discarica di Savignano Irpino, seguita da quella di Sant’Arcangelo Trimonte. Con riguardo ai sette impianti di CDR, di cui la Commissione lamenta l’attuale inoperatività, il governo italiano deduce che le loro disfunzioni sono dovute ad inadempienze contrattuali, o addirittura a comportamenti delittuosi o criminali, indipendenti dalla volontà del governo. Tutte queste circostanze sarebbero tali da rappresentare cause di forza maggiore.La grave situazione ambientale e per la salute dell’uomoAlla luce della sentenza C 135/05 Commissione/Italia (25.4.2007), relativa alle discariche illegali, la Commissione ritiene che i rifiuti giacenti nelle strade, nonché quelli in attesa di trattamento presso i siti di stoccaggio costituiscano una degradazione significativa dell’ambiente e del paesaggio.Il governo italiano afferma, sulla base di uno studio dei servizi del commissario delegato, che non si sono verificate conseguenze pregiudizievoli per la pubblica incolumità e per la salute umana.La Commissione sottolinea invece che i risultati di tale studio, cofirmato dall’Organizzazione mondiale della sanità, «corroborano la nozione di un’anomalia nello stato di salute della popolazione residente nei comuni dell’area Nord Est della provincia di Napoli e Sud Ovest della provincia di Caserta, zona maggiormente interessata da pratiche illegali di smaltimento e incenerimento di rifiuti solidi urbani e pericolosi» e confermano «l’ipotesi che eccessi di mortalità e di malformazioni tendano a concentrarsi nelle zone dove è più intensa la presenza di siti di smaltimento dei rifiuti».Il Regno Unito, intervenuto a sostegno dell'Italia, ritiene che gli obblighi incombenti agli Stati membri sarebbero applicabili a livello nazionale (e non regionale). I principi di autosufficienza e di prossimità dovrebbero intendersi su una base territoriale comunitaria o nazionale, e non regionale.La Commissione osserva tuttavia che, per determinare come i principi di autosufficienza e di prossimità debbano essere interpretati e applicati, occorrerebbe prendere in considerazione la natura ed i quantitativi dei rifiuti prodotti (i rifiuti domestici sarebbero di produzione locale e giornaliera, e necessiterebbero una raccolta e un trattamento pressoché immediati e in luoghi vicini.La causa sarà decisa senza la presentazione di conclusioni scritte (art. 252 TFUE e 44 § 2 del regolamento di procedura della Corte di giustizia).Gli interessati possono ottenere sin d'oggi, su domanda, il testo della Relazione d'udienza (documento redatto dal giudice estensore Camelia Toader, riportante tutte le posizioni, argomentazioni delle parti e degli intervenienti).

Per il testo integrale delle sentenze vi invitiamo a consultare oggi, a partire dalle ore 12 circa, il sito Internet della Corte

Parole chiave: ambiente, Corte di giustizia dell'Unione europea, rifiuti, salute

Inserito da La Rete Civica di Napoli

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