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La Rete Civica di Napoli :: Blog :: Caso Cosentino e rifiuti, editoriale al vetriolo di Sodano

novembre 18, 2009

Caso Cosentino e rifiuti, editoriale al vetriolo di Sodano
        

Rifiuti in Campania. Un patto scellerato.

Editoriale del quotidiano “Liberazione”
del 15 Novembre 2009

di Tommaso Sodano
          

La richiesta di arresto dell’on. Cosentino mette al centro del dibattito il tema del rapporto tra camorra, politica e impresa e riporta l’attenzione sull’emergenza rifiuti in Campania. Dalla lettura delle pagine dell’ordinanza del Gip emerge un clima inquietante e consociativo nel corso degli oltre 15 anni di gestione commissariale.

Vale la pena ricordare che nel 1994 si decreta lo stato di emergenza rifiuti e si affida la gestione ad un commissario, per dare un colpo alla camorra che gestiva direttamente le discariche. Nel corso degli anni si susseguono prefetti, presidenti di regione di destra e di centrosinistra e il capo della protezione civile alla guida del commissariato, ma in realtà la camorra continua a gestire pezzi importanti della filiera: trasporto, noleggio delle macchine, individuazione e gestione delle discariche.

Dopo 15 anni siamo al punto di partenza, con una terra violentata, fin nelle viscere, da mani criminali che hanno sversato veleni nei corsi d’acqua, nei suoli e con incendi dolosi che hanno ammorbato l’aria. E la camorra ancora in queste ore è presente con proprie imprese nelle discariche nonostante la militarizzazione del territorio. Il governo per decreto ha dichiarato che i siti interessati da discariche o impianti per il trattamento dei rifiuti sono siti di interesse strategico ed è impedito l’accesso ai cittadini, ma le imprese della camorra continuano a prestare la loro opera.

Nella vicenda Cosentino emerge lo spaccato “classico” delle attività delle organizzazioni criminali. Il settore dei rifiuti è strettamente legato a quello edile perché in realtà il ciclo segue una dinamica che prevede: attività estrattive legate al cemento che libera cave o buchi per realizzare discariche e in entrambe le attività c’è bisogno di mezzi meccanici di cui la camorra è ben dotata. E questo è ciò che è avvenuto in tutti questi anni, alimentando le economie illegali, i traffici delle ecomafie con il silenzio colpevole di chi ha governato in Campania. E per amore di verità bisogna anche dire che la gran parte delle cose emerse in questi giorni sono scritte nelle relazioni parlamentari e in molte delle mie denunce presentate a partire dal 2001!

Cosentino e Landolfi hanno un potere di controllo assoluto nella provincia di Caserta e questo avviene con la complicità di settori deviati della pubblica amministrazione e certamente va approfondito il ruolo della Prefettura che ha continuato a rilasciare certificazioni antimafie ad aziende più che sospette e non è intervenuta energicamente per sciogliere consigli comunali in cui era palese il ruolo di condizionamento da parte della criminalità locale (caso eclatante quello di Mondragone).

4L e imprese fanno affari e la politica acquista consensi elettorali con la gestione delle tessere, con l’assunzione di personale, con l’affidamento di incarichi e consulenze.
Ed è su questo piano che avviene un patto scellerato tra Cosentino e Landolfi che controllano Caserta ed esponenti del centrosinistra (Ds, Margherita e Udeur) che governano a Napoli e in Campania per la “spartizione” sistematica di tutti i consorzi. E successivamente con la realizzazione di un superconsorzio, Impregeco, che aveva il compito di gestire, in via esclusiva, il trasporto dei rifiuti e la gestione delle discariche. Presidente dell’Impregeco viene nominato l’ex sindaco Ds di Giugliano (terza città della Campania) e direttore viene nominato Giuseppe Valente, più volte arrestato, e vicino a Cosentino.

Tra le curiosità emerge che l’Impregeco, che avrebbe dovuto fare i trasporti direttamente, togliendo quindi il business alla camorra, in realtà non era dotato neanche di un camion e si affidava dunque agli stessi trasportatori di prima. E tutto questo ha comportato un aggravio di costo di 10 lire al kg per i Comuni per tenere in piedi il carrozzone clientelare. Così come c’è stata assoluta condivisione tra il Governo Berlusconi (2001-2006) e il presidente-commissario Bassolino nel difendere un Piano regionale dei rifiuti, basato sull’incenerimento, che privilegiava gli interessi esclusivi del gruppo Impregilo.

Quante volte abbiamo dovuto sentire che le proteste delle popolazioni contro gli inceneritori e le discariche erano alimentate dalla camorra e oggi, invece, leggiamo che in realtà i suoli in cui insediare gli impianti non li sceglieva lo Stato, ma la camorra, imponendo prezzi e imprese e dando in cambio voti ai politici collusi.
In Campania, la trasparenza e il buon governo sono stati sacrificati sull’altare di torbidi interessi.

( fonte: tommasosodano.it )
          

Inserito da La Rete Civica di Napoli

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