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La Rete Civica di Napoli :: Blog :: Facchi e lo scandalo dei rifiuti “Io, al centro di accuse opposte”

novembre 13, 2009

Facchi e lo scandalo dei rifiuti “Io, al centro di accuse opposte”

giovedì, novembre 12, 2009

(di Ottavio Lucarelli da la Repubblica Napoli)

«Nella vicenda rifiuti c´è un paradosso. Da un lato mi ritrovo imputato nel processo Bassolino con l´accusa di aver favorito la Fibe. Nell´ordinanza Cosentino, invece, la tesi è diametralmente opposta». Così Giulio Facchi, ex sub commissario all´emergenza in Campania, sintetizza la sua situazione dal punto di vista giudiziario. Imputato nel processo Bassolino e chiamato in causa nell´ordinanza Cosentino in cui, secondo gli inquirenti, avrebbe sostenuto il piano di provincializzazione della gestione dei rifiuti caro al sottosegretario Pdl con l´obiettivo di estromettere Fibe dal progetto per un termovalorizzatore a Santa Maria La Fossa. «Cosentino – rivela Giuseppe Valente, ex presidente della società Eco 4 – fece pressioni sul sindaco Bartolo Abbate che non solo organizzò manifestazioni di piazza contro il termovalorizzatore, ma prese anche posizione contro Fibe».
Dottor Facchi, dunque, dov´è la verità?
«Devo fare una premessa. Se accettassi di rifare il sub commissario in Campania mi definirei io stesso un pazzo. Ma se accettassi, rifarei tutto ciò che ho fatto e che oggi mi viene contestato. Quando dico tutto intendo esattamente tutto. Detto questo, la prima cosa sconcertante che viene fuori da questi atti consiste nel fatto che si sia disegnato un assioma incredibile. Chi non era d´accordo sul progetto Fibe era con la camorra».
Ma lei che posizione aveva?
«Io avevo una posizione critica sulla centralizzazione dell´impianto Fibe, ma la avevano anche moltissimi politici campani».
Si spieghi meglio?
«Entro nei dettagli e mi riferisco al super consorzio Impregeco. È chiaro che tutte le ordinanze firmate da Bassolino avevano un iter portato avanti da altri. Bassolino ai pm dice una cosa ben precisa, dice di aver dato un incarico a Massimo Paolucci che doveva legare gli aspetti tecnici a quelli politici. Doveva essere l´interfaccia. Da un lato c´eravamo io e il vice commissario Vanoli, dall´altro Bassolino e Paolucci. Basta leggere le intercettazioni per capire che Cosentino diceva ai suoi interlocutori di aver parlato con Paolucci».
Bassolino ai pm, sul caso Cosentino, ha detto dunque la verità?
«Certo, ritengo che Bassolino abbia risposto correttamente. La vicenda Impregeco era indispensabile perché bisognava gestire l´emergenza su scala regionale. Oggi nessuno più ricorda l´emergenza, ma noi avevamo l´intera provincia di Salerno senza impianti. Un´emergenza a macchia di leopardo».
Spieghi meglio il cambio di strategia.
«Fino a quel momento, tra il 2001 e 2002, l´emergenza era stata gestita su scala provinciale, ma l´unica possibilità per risalire era un modello su scala regionale. In questo contesto nasce il superconsorzio Impregeco. Tutto questo a prescindere da nomi, cognomi e indirizzi. Se poi a dirigere i consorzi c´era la camorra, doveva intervenire chi ha il compito di fronteggiarla. Io avevo diciotto consorzi di bacino con presidenti eletti dai sindaci. Potevo ergermi a giudice? Non era un problema mio».
Ma chi erano i suoi interlocutori?
«Su ogni decisione c´era sempre a monte l´interlocutore politico. Avevo rapporti con i sindaci, ma poi c´erano anche i parlamentari che in Campania hanno ruolo diverso rispetto ad altre parti d´Italia perché vogliono contare e pesare sul territorio. Io ho fatto il mio dovere di soggetto che gestiva l´emergenza. Ero critico con Fibe sì, ma con assoluta trasparenza. La vicenda rifiuti non può però essere letta solo attraverso le carte giudiziarie, perché oggi emergono contesti che non conoscevamo».
          

Inserito da La Rete Civica di Napoli

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