Tarsu, pasticcio in aula resta il maxi-aumento
(di ama da il Mattino)
Dopo la bocciatura dell’ordine del giorno che portava a 10 milioni il fondo destinato ai più deboli per l’aumento della Tarsu del 60%, la maggioranza si è infilata in un altro pasticcio. Ha bocciato la mozione presentata dall’Idv con Francesco Moxedano con cui si poteva annullare l’effetto dell’aumento fino a trovare una nuova soluzione per coprire i costi del servizio per lo smaltimento rifiuti. All’atto della votazione il centrosinistra è uscito dall’aula lasciando così il Pdl da solo che ha votato in massa sì. Per qualche secondo – dunque – la delibera è stata annullata. Poi resosi conto del passo falso il centrosinistra è rientrato precipitosamente in aula e ha rettificato il voto con il no bocciando l’annullamento dell’aumento. La Iervolino visibilmente seccata ha detto: «Al di là degli ordini del giorno, spesso utilizzati strumentalmente, ci dobbiamo impegnare a far presto a varare la delibera attuativa che potrà ristorare i più deboli e trovare quanti più fondi è possibile». E ancora: «Bisogna subito passare dal regime di tassa a tariffa solo così tuteleremo le fasce meno ricche. I 100 metri di Scampia non possono essere equiparati a quelli di Posillipo. Entro fine anno dobbiamo fare il regolamento». Intanto contro la maxistangata della Tarsu si schierano anche i commercianti. E di ieri la lettera-appello inviata al sindaco Iervolino dal commissario dell’Ascom di Napoli Tullio Nunzi. Un appello e un grido d’allarme per alcune categorie per cui il 60% di aumento Tarsu rappresenterà «la «mazzata finale» con gravi ripercussioni sull’occupazione. «Abbiamo avviato ricorsi al Tar e non vogliamo fomentare rivolte fiscali o intasare di ricorsi le commissioni fiscali competenti – ha scritto Nunzi – ma è necessario un intervento immediato del sindaco per un confronto tra politica e imprese. Queste ultime da sole hanno creato occupazione e sono costrette alla resa, con un’imposizione fiscale locale insopportabile, decisa in spregio alle esigenze delle categorie del commercio, del turismo e dei servizi, già appesantite dalle tasse «ambientali» della criminalità. Temiamo – aggiunge Nunzi – un ricorso all’usura da parte di molti imprenditori per far fronte agli aumenti decisi dal Comune». Il commissario poi elenca le maggiori difficoltà del settore: pochi consumi, una crisi infinita, l’abusivismo dilagante, infiltrazioni camorristiche ma anche carenza di crediti nei confronti di aziende che rischiano di essere trascinate nel baratro dell’usura. «Eppure – precisa -a Napoli il terziario partecipa per più del 90% alla definizione del pil e dà lavoro all’80% della popolazione». Secondo l’Ascom il maxi-aumento metterebbe in ginocchio attività che a fronte di superfici molto ampie hanno invece produzioni di rifiuti molto scarse. «È il caso delle autorimesse – dice Vincenzo Cozzolino, presidente dell’Apan (associazione provinciale autorimesse napoletane) e della Fiaa (federazione italiana autorimesse e autoriparatori) – per le quali la Tarsu si presenta come una gabella ingiusta. «Non tiene in nessun conto – aggiungono Cozzolino ed il vicepresidente Apan Enzo Cascella – del fatto che la nostra attività produce pochissimi rifiuti ma si estende su molti metri quadri. Per noi l’aumento sarà troppo oneroso e creerà gravi problemi». Analoghi disagi anche per i benzinai. «Dovremo pagare la Tarsu per l’intero perimetro dell’area di servizio, tranne che per la zona di sosta», dice Vincenzo Mosella, presidente della Figisci.
Parole chiave: consiglio comunale, iervolino, maxi-aumento, Moxedano, pasticcio, tariffa, Tarsu, tassa
Home