Inceneritore ancora senza bando e i lavori rischiano lo slittamento
(di Ciro Pellegrino da il Napoli)
«Entro il 30 giugno dovremmo essere pronti con il bando». Così l’amministratore delegato di Asìa, Daniele Fortini, qualche mese fa, presentando il rapporto rifiuti dell’Assoambiente, sprizzava ottimismo da tutti i pori, parlando del termovalorizzatore che sorgerà Napoli Est. Fortini non era il solo ottimista: anche Guido Bertolaso, sottosegretario protagonista dell’azione di governo contro l’emergenza rifiuti in Campania, a fine maggio, ipotizzava di posare la prima pietra dell’opera con «l’avvio effettivo dei lavori» a gennaio 2010. Ma qualcosa è andato storto.
DALL’INIZIO DELL’ESTATE ad ora – quindi a metà settembre – è calato il silenzio sul via libera all’impianto di incenerimento del pattume che tante polemiche aveva portato, vista la presenza di un analoga struttura ad Acerra, a pochi chilometri dal capoluogo. E così, il crollo-programma tracciato dal sottosegretariato di governo e dall’Azienda di igiene urbana del Comune rischia di non essere rispettato. Il piano è (sarebbe) il seguente: Asìa, municipalizzata controllata dal Comune di Napoli, per la gestione dell’impianto dovrà bandire una gara allo scopo di affidare a privati il 49 per cento di Neam, “Napoli Energia Ambiente”, società pubblica costituita ad hoc. Obiettivo: individuare un partner industriale di livello per definire i dettagli di progetto e poi aprire i cantieri. Una gara europea, anzi, il Comune ipotizza una sorta di «road show con le 30 più grandi imprese del settore».
TUTTO QUESTO SULLA CARTA ma nei fatti? Di certo si sa che è pronto un allegato tecnico al capitolato d’appalto, composto di 100 cartelle, documento che prevede il coinvolgimento dell’Enea, dell’Istituto superiore di Sanità, delle università “La Sapienza” di Roma e “Federico II” di Napoli. Il termovalorizzatore partenopeo, sempre secondo le previsioni, dovrebbe essere per dimensione tra i primi cinque in Italia, con un costo stimato di 250-280 milioni di euro, costruito su aree di proprietà della Regione Campania (quest’ultimo particolare non è da trascurare, viste le difficoltà d’esproprio di aree private già sperimentate con l’Ospedale del Mare). La capacità di smaltimento stimata è di 400mila tonnellate all’anno.
ANCHE SE L’ITER RISULTA FORTEMENTE VELOCIZZATO dai poteri speciali concessi da Palazzo Chigi, l’impianto dovrà superare la Valutazione di impatto ambientale (Via) e la Valutazione di impatto strategico (Vas) che ancora non sono state presentate. E inoltre, passare per le “forche caudine” del Parlamento Europeo. Il sindaco Rosa Russo Iervolino vorrebbe scongiurare la realizzazione di un “mostro”: l’ipotesi è quella di un termovalorizzatore architettonicamente importante come quello di Vienna odi Brescia (quest’ultimo è stato personalmente visitato dal sindaco partenopeo lo scorso anno). Fonti tecniche dell’Amministrazione comunale confermano a Il Napoli che al di là del via libera al bando, alcune opere preparatorie potrebbero essere realizzate già nei prossimi mesi, essendo i terreni di proprietà pubblica. Ma occorrerà anche tener conto delle proteste della popolazione locale.
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