Altro che aumento. Quello sulla Tarsu per i napoletani sarà un vero e proprio salasso. Con incrementi che non saranno, come era stato fatto filtrare in un primo momento, del 38 per cento (quella è la percentuale di copertura del servizio che manca), ma addirittura del 60 per cento.
E per tutti. Indipendentemente se si abita a Secondigliano o a Posillipo; se si ha un ristorante a Marechiaro o ai Quartieri Spagnoli; o se si gestisce una boutique alla Ferrovia oppure in piazza dei Martiri. Per capire l’entità dell’aumento, che riguarderà ben 18 categorie, occorre verificare il punto di partenza: il Comune di Napoli valutò nello scorso bilancio di previsione (2008) in 104,5 milioni di euro la spesa per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti; stavolta deve arrivare a 174,5 milioni, con un incremento netto di 65,7 milioni da suddividere per i napoletani proprietari di casa, il che significa un aumento del 60 per cento. Questo perché, almeno per il 2009, la Tarsu rimarrà tassa e non passerà a tariffa, cosa che permetterebbe ben altri calcoli in base ai valori catastali, agli occupanti di una casa e così via. Stavolta, invece, l’aumento sarà indifferenziato: i poveri pagheranno quanto i ricchi, indipendentemente da dove abitano e da quanta gente c’è in casa a produrre spazzatura. Facciamo un esempio: per un appartamento di 100 metri quadrati attualmente si pagano 2,46 euro al metro quadro, cioè 246 euro l’anno di Tarsu. Le nuove tabelle, riportate nel recente bilancio firmato dall’assessore Realfonzo e votato all’unanimità dalla giunta, prevederanno un aumento di 1,48 euro al metro quadrato per la Tarsu, facendo lievitare dal prossimo mese di settembre la gabella (il bollettino suddiviso in quattro rate) di ben 148 euro. Da pagare subito e senza suddividere l’aumento — generato dal fatto che il governo, avendo risolto l’emergenza rifiuti in Campania, ha dato corpo al decreto Prodi che prevede la copertura del cento per cento del costo di spazzamento e smaltimento dei rifiuti — in due anni. Come pure avevano chiesto una parte dei consiglieri comunali. Fatti due calcoli, emerge quindi che per 100 metri quadrati si pagheranno complessivamente 394 euro di Tarsu. Un salasso. E a poco varrà il fondo da 2 milioni e mezzo di euro previsti dal Comune per sollevare dal pagamento della Tarsu i meno abbienti: perché se è vero che Palazzo San Giacomo ha valutato in poco più di 12 mila le famiglie disagiate presenti a Napoli, è altrettanto vero che, diviso per un milione di napoletani, parliamo di un fondo che ha una ricaduta di 2,5 euro a Napoletano. Un’inezia. E il dato desta acnor più impressione se si consodera che nelle più ricche Milano, Torino e Roma, dove i Comuni già si fanno carico del cento per cento del costo di smaltimento, per 100 metri quadrati si pagano rispettivamente 262, 228 e 286 euro. Dal canto loro, ristoranti, trattorie, rosticcerie, osterie, pizzerie, gelaterie saranno quelle che sentiranno maggiormente la mazzata-Tarsu: per loro, sempre con una percentuale del 60 per cento, l’incremento sarà di 7,27 euro al metro quadrato, visto che il punto di partenza, 12,06 euro, era già il più alto tra tutte le realtà raggiungendo la ragguardevole cifra totale di 19,33 euro al metro quadrato. Ma non solo. La Tarsu aumenterà infatti anche per le chiese, i musei, le biblioteche, le strutture sanitarie pubbliche e private, le giostre e le fiere.
Non è peregrino, quindi, pensare che da settembre o, al massimo, dal 2010, indipendentemente dalla crisi economica, a Napoli aumenti il costo della vita. Perché se una salumeria piuttosto che un cinema e un teatro, ma anche uno studio dentistico o il barbiere, pagheranno di più la tassa sui rifiuti, chi può scommettere che la cosa non ricadrà sui napoletani? Una volta ancora?
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