Il lavoro: sfida fondamentale per una nuova egemonia dell’ambientalismo
di
Antonio D’Acunto
La propaganda più incisiva costruita dal potere economico-produttivo dominante in Italia e più complessivamente nel mondo per sconfiggere la crescente onda dell’ambientalismo della fine degli anni 80 ed i primi del novanta è stata sicuramente quella dello spettro di un futuro di povertà, disoccupazione, sottosviluppo connesso alle scelte ambientaliste ed ecologiste. Una operazione che ha cercato e per molti aspetti è riuscita a ridicolizzare non solo esponenti politici, ma, ed è questo che naturalmente interessa di più, anche questioni di fondamentale rilevanza per il futuro della Umanità e della vita stessa del Pianeta, dalla disponibilità delle risorse alla sua capacità recettiva.
La incapacità e la conseguente rinuncia a sfidare, sia pure lungo un necessario itinerario di transizione, il sistema dominante sul terreno generale di un nuovo modello economico, produttivo, sociale, oltre che culturale, politico ed istituzionale, ha fatto si ché sempre più ci si impoverisse sulla portata del cambiamento profondo, radicale dell’ambientalismo con la riduzione a piccoli abbellimenti, insignificanti correttivi, aspetti di mera facciata. La conseguenza generale è che oggi le profonde difficoltà strutturali del sistema, l’esaurirsi delle ragioni e delle forze stesse del suo essere, costituiscono non la sua crisi ma la base per un tentativo storico del suo rafforzamento, sostenuto, ed è qui il vero paradosso - la incongruenza ideologica- anche dallo stato di bisogno della drammatica condizione materiale di molti lavoratori, per i quali sarebbe, d’altra parte, assurdo pensare sia alla rinuncia alla difesa occupazionale, sia alla solidarietà della necessità della loro lotta.
Dov’è dunque la questione? La questione sta nel riprendere e rilanciare dal punto di vista ecologista e ambientalista il “Lavoro”, facendolo diventare l’essenza centrale del dibattito teorico, della proposta politica, delle lotte sociali e delle filosofie e delle scelte economiche. E’ banale, ma allo stesso tempo di grande rilevanza, constatare che la “fabbrica” non crea più occupazione nel senso che non ne è la più rilevante fonte; si può anche dire che non esiste più alcuna proporzionalità tra merci prodotte ed occupati, od ancora che si possono produrre beni di consumo con forza lavoro minima. Da una parte è la piena conferma della giustezza della critica di Marx ai classici della Economia, Adam Smith e David Ricardo, sull’astoricità, naturalità ed eternità del modo di produzione capitalistico, ma dall’altra sembra quasi la fine della loro comune teoria per cui il lavoro è la fonte della ricchezza ed il “valore” è determinato dalla quantità di lavoro contenuto nelle merci. Il Capitale, nella egemonica espressione finanziaria, appare ancora più forte e decisivo per l’intero destino dell’Umanità e del Pianeta; l’unica necessità che esso ha è il mantenimento del mercato, del consumo ed estende i campi della ricerca del suo plusvalore nel controllo e nella gestione di fondamentali risorse, naturalmente pubbliche, quali l’acqua, l’etere, l’ambiente più complessivamente . Oscurando la sicura catastrofe per disponibilità di risorse e capacità recettiva del Pianeta, il capitalismo è vincente ed inarrestabile…. a meno che non riformuliamo nella politica, nella cultura e nella lotta un percorso concreto di radicale inversione, capovolgendo e riformulando i termini classici della Economia: D M D: Danaro-Merce- Danaro. Ragioniamo come in una fase di “Rifondazione” del sistema Progresso, ignorando la voce Danaro, e partiamo da ciò che è necessario ed utile per il Pianeta e per la Umanità e chiamiamo “Lavoro” l’attività necessaria, il contributo di ciascuna Persona per il suo conseguimento: facciamo partire il ciclo da E, cioè dall’Ecologia intesa nell’accezione globale di Casa del Benessere dell’Uomo e del Pianeta; il nuovo Ciclo è semplicemente E L E+: Ecologia-Lavoro-Ecologia accresciuta ed il nuovo ciclo ancora E+ L E++, Ecologia accresciuta, Lavoro, Ecologia ancora ulteriormente migliorata. Il Lavoro non è più alienazione ma essenza stessa dell’Uomo per la sua realizzazione e per l’arricchimento dei valori della Società umana e del Pianeta. L’Economia che ritrova nella Ecologia la sua ragione d’essere e la sua forza propulsiva ed una nuova Filosofia del Lavoro, nella loro coniugazione unitaria, sono il fondamento della “occupazione” del nuovo millennio: analizziamo a livello generale come locale, punto per punto, le infinite questioni aperte a cui dare soluzione o di crisi da cui uscire e riscontriamo infiniti “lavori socialmente necessari e perciò utili per l’oggi e per il futuro”. Proprio perché “infiniti” è impossibile enuclearli tutti od anche una sola parte rilevante; sono sicuro che, esposti molti, a grande ragione si dirà di altri e di maggiore importanza. Vogliamo partire dalla materia e dall’energia? E cioè dalla esplorazione dell’intero sistema di recupero di materia dai rifiuti nell’accezione globale in alternativa da una parte alla immissione quale inquinanti nell’aria e dall’altra alla crescente progressiva mutilazione del volto stesso del pianeta per l’asportazione della sua corteccia vitale o dalla immensa potenzialità di captare la risorsa a costo zero che il Sole ci dà, in alternativa alla ultima distruzione del patrimonio fossile di milioni di anni fa? Od anche alla scelta di attivare tecnologicamente la cultura della preziosità di ogni risorsa naturale, del suo uso razionale, intelligente, del risparmio quale effettiva condizione di benessere fisico? O vogliamo pensare all’immenso “Lavoro” necessario per risanare e rinaturalizzare fiumi, laghi, mari, per bonificare aree degradate ed inquinate, per restaurare habitat di Biodiversità animali e vegetali? Od ancora alla immissione sul territorio di tutto ciò che “scienza e tecnica” consentono quale fondamento per una Protezione Civile costruita sulla Prevenzione? Penso alla dimensione dei progetti “Non più Periferie, ma Città nelle Città”, alla qualità urbana da realizzare, alla vivibilità da dare, alla mobilità ecologica da realizzare. Penso ai Centri Storici: non vi è professione, arte o mestiere che non sia coinvolto nel restauro e nel recupero dei suoi valori: penso ai Beni culturali da salvare, tutelare, far vivere in una corretta fruizione e penso agli spazi di creazione di nuova Cultura, della Poesia, della Musica, dell’Arte, produzione vitale della Umanità: penso infine ai percorsi di assistenza sanitaria, di educazione civica, di generosità, di solidarietà; non è assurdo solo pensare da una parte ai malati, ai disabili, ai bisognosi e dall’altra a capacità e a volontà, costrette alla indisponibilità dalla mancanza di danari che vengono sempre denominate risorse. Le risorse del Paese non sono appunto le Persone Umane, la loro capacità professionale e tecnica, le potenzialità della natura, della storia e della cultura, ma il danaro: tranne il buon burattino di Collodi, qualcuno ha visto o creduto mai ad un albero che produce la risorsa denominata danaro? Il Danaro, come necessità assoluta dei processi economici, produttivi, di scambi sembra una verità assoluta, un dogma: ma è proprio naturale ciò? Molti Economisti ci spiegheranno le leggi che regolano tutto ciò, le ragioni della nascita della moneta, il grande imbroglio internazionale dei cambi, la bilancia dei pagamenti, il rapporto tra debito pubblico e PIL, la inflazione, ed alla fine la necessità di contenere la spesa pubblica ed alla fine della fine la mancanza di risorse per l’Ambiente, la Cultura, la Scuola, la Sanità, la Solidarietà e di conseguenza della impossibilità di concretizzare il Lavoro necessario e possibile per creare un Paese complessivamente migliore per l’oggi ed il domani. Qui è la sfida di fondo che una complessiva istanza Ecologista nell’accezione prima proposta nelle sue diverse espressioni, politica, culturale, associativa di movimento deve aprire su ogni aspetto della teoria e della concretezza di un percorso reale. Naturalmente questa sfida non è in contrasto con quanto pensato ed attuato con tutti gli insiemi di interventi, progetti e aspettative di quella che viene indicata come Economia Verde (Green Economy), costruita principalmente su un capitalismo “illuminato” che punta su scelte e tecnologie basate in varia misura, a volte anche molto contraddittoriamente, sulla rinnovabilità ed il minore impatto ambientale; ma ne evidenzia gli insuperabili limiti teorici e conseguentemente di modello globale perseguibile e la necessità di una portata innovatrice di ben altra natura fondante e livello conseguibile.
Due considerazioni finali ci sembrano ancora necessarie in questo contributo: in realtà sono due problematiche che ci sembrano essenziali per il perseguimento degli obbiettivi indicati nel contributo stesso: la prima è relativa al rapporto del peso reciproco dei due cicli Danaro Merce Danaro e Ecologia Lavoro Ecologia: E’evidente che non è ipotizzabile la sostituzione del primo ciclo con il secondo con drastiche scorciatoie di alcuna natura, soprattutto se violenti ed antidemocratiche: come è evidente che operare nella direzione della Ecologia, Naturale ed Umana, non può significare né la scomparsa né l’annullamento di significativa parte dell’attuale sistema produttivo- molto comunque va combattuto a partire dal mercato delle armi - né del lavoro ad esso connesso. La lotta per rendere sempre più determinante il Lavoro connesso alla Ecologia va sviluppata perciò con una strategia permanente di progettualità e di iniziativa a tutti i livelli istituzionali e dei relativi diretti riferimenti, elevando in maniera sempre più crescente lo scontro sulle cosiddette compatibilità.
La seconda considerazione riguarda la questione ancora più complessa della ricerca di “entità di scambio” di attivazione e ricompensa del Lavoro alternativa alla moneta, che può ancora chiamarsi moneta ma scevra dal complesso di vincoli che ne limitano la disponibilità anche per finalità di interesse generale e cioè, per noi, l’Ecologia. La proposizione della questione appare molto meno folle ed astrusa se si segue ad esempio nel corso dei Millenni la evoluzione della moneta, in rapporto alle esigenze storicamente determinate, dalla sua nascita e dalla stretta connessione del suo valore con la disponibilità e la natura stessa del “metallo” alla fine della riconvertibilità in oro della carta circolante o ai sistemi di titoli in varie forme garantiti. Naturalmente la soluzione tecnica della questione non è univocamente determinabile o definita: lo è invece quella della uscita dall’attuale crisi perché essa non può avvenire che facendo partire la nuova Economia dalla Ecologia e dal Lavoro ad essa collegato, quale Diritto-Dovere di ogni Cittadino per una qualità nuova della Società Umana e della Tutela della Natura.
Antonio D’Acunto
Parole chiave: ambientalismo, Antonio D’Acunto, egemonia, lavoro, sfida, vas