di Franco Ortolani
Ordinario di Geologia Università di Napoli Federico II
L’estate 2009 è stata caratterizzata dallo scandalo dell’acqua inquinata sversata lungo il litorale domitio e davanti alla Grotta Azzurra di Capri; di nuovo a fine estate 2010 è stata diffusa la notizia che solo il 20% delle acque di fogna capresi erano depurate e le altre sversate in mare secondo quanto prescritto da una delibera del Comune di Capri del settembre 2009 che aveva autorizzato il gestore dell'impianto ad agire in modo ritenuto non adeguato dalla Magistratura di Napoli. Secondo il sindaco di Capri l’originale soluzione non avrebbe mai messo in discussione la balneazione attorno all'isola. L’indagine accerterà eventuali responsabilità e danni ai fondali e a fauna e flora marina.
Per avere agito così il sindaco avrà ritenuto di essere nel giusto. Ma come mai è ricorso all’originale soluzione dal momento che Capri è un vero e proprio monumento ambientale riconosciuto in tutto il mondo?
Si sarà posto il problema di trovare una adeguata soluzione tecnica per avere un impianto all’avanguardia in grado di trattare tutti i liquami estivi: anche dall’acqua pulita attorno all’isola dipende l’immagine e l’economia caprese nonché la virtuale ma estremamente importante “certificazione di qualità ambientale di sicurezza dei cittadini”. La responsabilità morale e ambientale di quanto evidenziato dalla magistratura non può essere solo dell’Amministrazione Comunale di Capri. Chi amministra Capri amministra un monumento ambientale di fama mondiale. L’Amministrazione locale deve essere assistita energicamente e professionalmente dagli Enti superiori che devono mettere in grado l’ente locale di garantire la sicurezza ambientale ai cittadini residenti e ai turisti. Raccolta e smaltimento dei rifiuti, trattamento dei liquami, energia, sicurezza geomorfologica sono alcune delle problematiche che devono essere risolte con metodi innovativi, efficaci e duraturi. Le “soluzioni originali” (20% di acque reflue trattate e 80% scaricate direttamente in mare) devono immediatamente allertare le Istituzioni competenti ma non devono nemmeno trovare lo spazio istituzionale per essere pensate. Le isole e le altre aree caratterizzate da bellezze ambientali di importanza strategica tali da identificarle come monumenti ambientali (es. Palinuro, Marina di Camerota, Sorrento, Amalfi, Positano ecc.) devono essere “seguite” e aiutate dalle Istituzioni superiori affinchè garantiscano un ambiente marino costiero incontaminato. Gli Amministratori dei siti più belli e famosi del mondo devono rispondere della gestione di un patrimonio ambientale.
Non esistono solo le coste “monumento ambientale”.
La Campania deve assolutamente risolvere la depurazione delle acque di scarico che si riversano su varie decine di chilometri di spiaggia tra la foce del Fiume Garigliano e Castellammare di Stabia e a sud di Salerno rendendoli non balneabili. In altre regioni italiane i depuratori costruiti funzionano e consentono la balneazione delle spiagge che alimenta una fetta notevole dei posti di lavoro regionali a valle di corsi d’acqua che ricevono scarichi di cittadini molto più numerosi dei campani e di attività industriali e zootecniche intensive, come in Emilia-Romagna.
Come mai ciò non avviene anche in Campania dove dopo il colera del 1973 furono realizzati impianti che dovevano garantire il disinquinamento? Qualcuno ha parlato di sprechi. Non credo che si tratti di “cultura dello spreco”. Credo dipenda dalla “sindrome dell’affare” che esplode irrefrenabile in certe persone, indipendentemente dalle aggregazioni partitiche, quando “gestiscono” il denaro pubblico: questa risorsa pubblica li attrae irresistibilmente per cui si fanno in quattro al solo fine di spenderla per farla “fruttare”. Venisse spesa bene, nel senso che le opere realizzate danno beneficio all’ambiente, alla salute dei cittadini e diventano motore di tutela delle risorse naturali di importanza strategica per lo sviluppo socio-economico sostenibile e duraturo (anche se durante il tragitto può capitare qualche incidente), sarebbe cosa accettabile.
E’ scontato che finora per costoro il funzionamento corretto dei depuratori che inquinano i litorali non è stato un fatto necessario, ma un optional.
Sembra, stranamente, che gli amministratori non abbiano mai considerato il depuratore come un impianto necessario e propedeutico alla valorizzazione turistica ed economica della fascia costiera.
I controlli ambientali e amministrativi non devono più consentire che i depuratori non rendano balneabile l’acqua costiera.
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