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La Rete Civica di Napoli :: Feed

maggio 19, 2013

Il tempo delle inchieste

Paolo Macry

Paolo Macry

(paolo macry da il corriere del mezzogiorno) – L’ inchiesta della Procura di Napoli sulla manutenzione cittadina apre scenari inquietanti. Sembra che de Magistris abbia speso mezzo milione di euro per la pista ciclabile e altri due milioni per la Coppa America, sebbene nulla gli impedisse di usare quei denari per una rete viaria dissestata, che quotidianamente mette a repentaglio l’incolumità dei cittadini. Questo dicono i magistrati.

Naturalmente, bisognerà attendere gli sviluppi dell’inchiesta. Ma la sua stessa apertura segnala quanto poco, malgrado gli annunci populisti della prima ora, il sindaco abbia operato con trasparenza. E quanto poco efficace sia stato il ruolo del Consiglio comunale, del suo presidente, degli stessi partiti di opposizione. In presenza di eccezionali strettezze finanziarie e, per altro, di costosi «grandi eventi», sarebbe stato necessario pretendere che le scelte di spesa fossero rese pubbliche in modo chiaro, dettagliato e inequivoco. Non è stato così.

E, in fondo, è quel che oggi chiede a muso duro la Procura. Ma che a spulciare con acribia i conti e le delibere della giunta non siano i suoi controllori amministrativi e politici, che tale compito dovrebbero assolvere di routine, bensì l’autorità giudiziaria, rappresenta una circostanza obiettivamente patologica. Intorno alla quale, non a caso, si è aperta la polemica. Non compete ai magistrati intervenire sui criteri di spesa di un’amministrazione elettiva, hanno detto alcuni. È il solito effetto, ma doveroso, dell’inadeguatezza della politica, hanno ribattuto altri. Questi ultimi esprimendo — c’è da giurarci — l’opinione unanime dei napoletani.

E però, sebbene legittima, la supplenza giudiziaria dell’inadeguatezza politica comporta sempre rischi e distorsioni. Dopo tutto, quella stessa Procura è rimasta lungamente in silenzio di fronte al moltiplicarsi di episodi che avrebbero meritato un controllo di legalità. Esistono associazioni, come NapoÌipuntoacapo o Cittadinanza Attiva, che, innumerevoli volte, tenacemente, con pignola documentazione, hanno chiesto chiarezza sull’onere di eventi sportivi e musicali, le assunzioni sospette, la legittimità dei provvedimenti relativi al traffico, gli sconci paesistici, le opere d’arte gravemente danneggiate. Cittadini come Sergio Fedele, Edvige Nastri o Lucio Mauro sono assurti all’onore delle cronache grazie a un’opera assidua di volontariato civico. Ma sarebbe arduo sostenere che la Procura abbia dato ascolto alle loro denunce. Quando era osannato da stampa e televisioni e corteggiato dal Pd, de Magistris è rimasto al riparo da avvisi di garanzia. Anche se i suoi ex assessori ne stigmatizzavano pubblicamente le malefatte.

E oggi? Oggi è cambiato il clima politico della città, le fortune del sindaco appaiono al tramonto, la sua popolarità si è trasformata in isolamento. Ed è il tempo delle inchieste. Sembra cioè che la Procura intervenga anche sull’onda di un’opinione pubblica insoddisfatta e spesso arrabbiata. Per assecondarla e per esprimerne le tensioni. Il che può anche far piacere, ma lascia profonde preoccupazioni. Sarebbe l’ultima puntata di una storia vista troppe volte negli ultimi vent’anni, la quale rischia di trasformare il principio (opinabile) dell’obbligatorietà dell’azione penale nella prassi (inaccettabile) dell’opportunità politica dell’azione penale.


maggio 18, 2013

La Procura: buche, i fondi c’erano

Mostra d' Oltremare

Mostra d’ Oltremare

(titti beneduce da il corriere del mezzogiorno) - Quattrocentonovantaduemila euro spesi per costruire la pista ciclabile, due milioni per organizzare la Coppa America: sono questi i fondi che, secondo la Procura, il Comune di Napoli avrebbe potuto e dovuto utilizzare per riparare le buche nel manto stradale. L’interrogatorio — fiume del sindaco, Luigi de Magistris, e dell’assessore alla Viabilità, Anna Donati, non è bastato a chiarire tutte le perplessità del pm Stefania Buda e del procuratore aggiunto Francesco Greco. L’amministrazione comunale continua a sostenere (lo ha ribadito anche ieri il sindaco in una nota) che per la pista e la Coppa America sono stati spesi soldi che non potevano essere impiegati altrimenti: «I cosiddetti grandi eventi non hanno significato in alcun modo una sottrazione di risorse alla manutenzione stradale, essendo stati finanziati con risorse a destinazione vincolata, dunque non distraibili per altro scopo».

Di diverso avviso gli inquirenti, per i quali ciò è vero solo in parte. Due, in particolare, le somme oggetto di contestazione: innanzitutto ci sono i 492.000 euro che la Regione ha dato al Comune in compensazione dell’insediamento Tirreno Power, la centrale termoelettrica di Vigliena, Quei fondi, secondo quanto risulta ai pm, rientravano nel titolo i del bilancio di spesa corrente e dunque Palazzo San Giacomo avrebbe potuto destinarli a riparare le buche; invece, come hanno dichiarato nel corso dell’attività istruttoria alcune persone informate sui fatti, l’amministrazione ha scelto di impiegarli per la pista ciclabile. Ci sono poi due milioni di euro che il Comune ha reperito attraverso il rastrellamento dei mutui: fondi vecchissimi, addirittura del 1985, in origine destinati alla costruzione di parcheggi e nei mesi scorsi dirottati verso le opere della Coppa America. Anche quei soldi, ritiene la Procura, potevano servire per rimediare all’emergenza delle buche.

Ma le criticità non finiscono qui. C’è il giallo dei soldi ricavati dalla riscossione delle multe: una parte, per legge, dev’essere impiegata per la manutenzione stradale. La relativa delibera del 2012 sarebbe stata sì approntata, ma poi lasciata decadere. Al termine dell’interrogatorio, giovedì scorso, Anna Donati, aveva assicurato ai cronisti: «Le somme sono state iscritte a bilancio, saranno adoperate per aprire i cantieri». Gli inquirenti, pero, restano perplessi e si chiedono perché, se le cose stanno così, per aprire i cantieri si attende ancora. C’è poi il capitolo della Napoliservizi, la società alla quale il Comune ha affidato la riparazione delle buche. «L’amministrazione — sottolineava ieri de Magistris nella nota — ha proceduto ad individuare, nella partecipata Napoliservizi il soggetto preposto in aggiunta al pronto intervento stradale, cioè ad una manutenzione cosiddetta emergenziale». Di buono c’è, in questo, che viene impiegato, come aveva sottolineato giovedì la Donati, personale che in precedenza aveva compiti modesti e dunque era sottoimpiegato. Dalle indagini svolte dai carabinieri risulta però che la Napoliservizi non dispone né delle competenze né delle attrezzature adatte per riparare le buche: mancano in particolare le fresatrici, macchinarii che, prima di procedere al riempimento con l’asfalto, «grattano» il fondo stradale e fanno in modo che l’asfalto stesso vi aderisca meglio. E proprio nell’asfalto starebbe, è emerso dalle indagini, un altro dei motivi per cui le buche appena riparate già si riformano: la temperatura non sarebbe appropriata, ma troppo bassa. Il sindaco, tuttavia, ritiene di poter chiarire ogni dubbio e resta fiducioso: «Ho fiducia nella magistratura e chiarirò, nel corso del procedimento in atto, di aver sempre agito, come amministratore, nel rispetto della legalità e nel solo interesse dei cittadini. Il debito e il disavanzo ereditati, come certificato dagli ispettori del Mef, hanno reso e rendono estremamente difficile il garantire ai cittadini i servizi a cui hanno diritto, tanto da spingere l’ente ad aderire al decreto 174. In questi due anni, infatti, l’amministrazione ha compiuto uno sforzo titanico in tale direzione, compreso il settore della manutenzione stradale, la quale infatti ha visto l’impiego di tutte le risorse disponibili».


Regione. Pdl contro Taglialatela che aspetterà la fine delle elezioni per dimettersi

Marcello Taglialatela

Marcello Taglialatela

NAPOLI (peppe papa) – Taglialatela non ha nessuna intenzione di dimettersi dalla carica di assessore all’Urbanistica e lancia l’offensiva di Fratelli d’Italia in consiglio regionale, dove è imminente la costituzione del gruppo di Fdi ad opera dei consiglieri Luciano Passariello, Fernando Zara, Giovanni Baldi e Sergio Nappi. Troppo importante la posta, con le elezioni amministrative alle porte, per mollare una poltrona ‘strategica’ come quella occupata a Palazzo santa Lucia proprio nel momento del rush finale. Anche a costo di scatenare le ire del Pdl, principale azionista della maggioranza che sostiene il governo di centrodestra guidato da Stefano Caldoro, che ha preannunciato una mozione di sfiducia nei confronti del riottoso assessore.

“Deciderò nei tempi e nei modi previsti dalla legge – ha spiegato Taglialatela in una nota – Non accetto lezioni di etica, altre volte nel mio percorso politico, mi sono trovato davanti a scelte come questa e ho sempre agito, come ovvio, nel pieno rispetto delle normative scegliendo, liberamente ed autonomamente come è normale che sia, i tempi della opzione politica che la legge mi consentiva. Anche in questa occasione mi comporterò nello stesso modo. E’ evidente che in questa fase – ha aggiunto – il problema è di altro genere. C’è un problema nel Popolo della libertà, di equilibri interni, e c’è un problema nell’opposizione”.

Questioni politiche, però che non possono oscurare il lavoro messo in campo e che in questa fase va portato all’incasso alle urne “nella massima chiarezza e nel rispetto delle leggi”. Il giusto riconoscimento, insomma, ad un lavoro da intestarsi a tutti i livelli che ha prodotto “importanti opere per le amministrazioni comunali attraverso soluzioni urbanistiche ed edilizie a favore dei cittadini”. In buona sostanza, di dimissioni se ne riparlerà dopo il 27 maggio, quando i giochi saranno fatti e il centrodestra si troverà a dover fare i conti con una ‘nuova’ forza politica decisa ad imporre il suo peso nella coalizione a partire dagli equilibri interni alla Regione. E’ per questo che la reazione del Pdl è stata veemente fino ad arrivare a minacciare la battaglia in Aula e inquadrare nel mirino anche l’assessore all’Ambiente, Giovanni Romano, titolare pure lui di doppio incarico (è sindaco di Mercato san Severino,ndr) il quale ha lasciato da mesi il partito per aderire a sua volta a Fdi. “Gli incarichi – ha chiarito il capogruppo Gennaro Nocera riferendosi al rimpasto di giunta operato dal governatore – andavano conferiti tutti insieme e dopo le amministrative come avevamo espressamente richiesto. Da oltre 70 giorni Taglialatela non rimuove l’incompatibilità che è etica oltre che politica, un vulnus da sanare”.

Intanto Caldoro, artefice principale della faccenda, è riuscito finora abilmente a tenersi fuori dalla polemica mantenendo un aplomb improntato al silenzio sull’argomento. Segno di una forza personale che si avvale del rapporto diretto con il Cavaliere e che lo ha tenuto fino a questo momento al riparo da attacchi diretti da parte dei ‘falchi’ berlusconiani. Tanto che lo stesso coordinatore regionale del partito, Nitto Palma non ha potuto fare a meno di dichiarare che le nomine nell’esecutivo, pur se non lo hanno visto d’accordo “sono prerogativa esclusiva del presidente della Regione”. E ci mancherebbe. Finché dura.


maggio 17, 2013

“Le buche prima delle regate” botta e risposta pm-sindaco

Anna Donati

Anna Donati

(dario del porto da la repubblica napoli) - «LA MANUTENZIONE delle strade dovrebbe essere una priorità assoluta, perché invece vengono destinati fondi per altri interventi, compresa la Coppa America?». Palazzo della Procura, terzo piano. Il pm Stefania Buda, che coordina l’indagine dei carabinieri sulle buche nelle arterie cittadine, interroga il sindaco de Magistris come indagato dei reati di attentato alla sicurezza dei trasporti e omissione in atti d’ufficio.

Insiste, il magistrato del pool coordinato dal procuratore aggiunto Francesco Greco, sulle risorse destinate agli interventi di riparazione di fossi e avvallamenti. Assistito dall’avvocato Stefano Montone, de Magistris replica: «L’amministrazione ha indicato espressamente anche le buche, fra le sue priorità. Ma si tratta pur sempre di scelte di carattere politico, assunte peraltro in maniera collegiale. Quanto alle spese per altre iniziative, per quanto ne so si tratta di risorse che non potevano essere utilizzate diversamente». Sulla Coppa America, il sindaco si riserva di produrre documenti, forse anche una memoria, per dimostrare come in realtà la manifestazione velica abbia garantito un ritorno enorme alla città. La maratona di interrogatori si chiude poco dopo le 21. Era iniziata all’una del pomeriggio, con l’ingresso negli uffici della Procura dell’assessore alla Mobilità Anna Donati, indagata per gli stessi reati contestati al sindaco. Alle 15 è arrivato de Magistris, il cui interrogatorio è iniziato un paio d’ore dopo.

Il pm Buda ha citato anche il caso dei fondi provenienti dalle contravvenzioni: per legge devono essere utilizzati proprio per questa tipologia di interventi, manca però la delibera, lasciata decadere dalla giunta nel 2012. «Nel bilancio comunale figurano le risorse provenienti dalle multe come prescrive il codice della strada», ha spiegato l’assessore Donati, assistita dall’avvocato Domenico Ciruzzi. E la delibera? «Ha carattere ricognitivo — ha replicato l’assessore — quello che conta è ciò che è stato messo in bilancio e si può tradurre in bandi, appalti e lavori». Ai cronisti, che le chiedevano invece della opportunità di destinare somme della manutenzione ordinaria alla Coppa America oppure alla pista ciclabile, la Donati ha risposto: «È una domanda che non mi è stata posta dal magistrato. Ma non c’è stata distrazione di fondi. Ci sono risorse che potevano essere utilizzate solo per precisi scopi».

Gli interrogatori si sono svolti nell’ufficio del pm Buda, al terzo piano del grattacielo del Centro direzionale dove il sindaco de Magistris ha lavorato a lungo come pubblico ministero, la sua stanza però era nella adiacente sede di piazza Cenni. Sindaco e assessore hanno rivendicato gli sforzi dell’amministrazione, ponendo l’accento sulla grave situazione economica delle casse di Palazzo San Giacomo. «Ho respinto tutte le accuse. E ho spiegato che ci stiamo muovendo — ha evidenziato la Donati— in un contesto di tagli, debiti e pesante predissesto al quale stiamo cercando di porre rimedio. Ci stiamo dedicando al potenziamento di Napoli Servizi (la partecipata che secondo la Procura non ha i mezzi per porre rimedio alla situazione di buche e fossi, n.d.r.) Ogni azione è stata messa in campo».


Il pm: i soldi? Prima le buche, poi la Coppa America

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(leandro del gaudio da il mattino) - Le buche, le multe e i grandi eventi come l’America’s cup. Gira e rigira, li in Procura, sono queste le tessere del problema: perché non sono state utilizzate tutte le risorse disponibili del Comune di Napoli per tappare le buche? Perché non dedicare più finanziamenti a un piano di manutenzione delle strade? Tre ore di interrogatorio – la sua prima volta da sindaco indagato -, Luigi De Magistris risponde battendo su due punti in particolare: le strade sono state tra le priorità della sua azione di governo (per altro condizionata da tagli di spending review); la scala delle priorità è un problema su cui c’è dibattito, come a dire, alla fine è sempre «una scelta politica». E su questo punto, sui rapporti tra accuse penali e scelte politiche, sembra che il confronto a porte chiuse sia stato abbastanza serrato. Ma andiamo con ordine, per capire cosa ha spinto il pool reati contro la pubblica amministrazione dell’aggiunto Francesco Greco a mettere sotto inchiesta due amministratori per la storia delle buche. Tre ore, tanto è durato l’interrogatorio di De Magistris da parte del pm Stefania Buda (titolare anche dell’inchiesta del sequestro di Bagnolifutura). Prima del sindaco, per ben cinque ore, era toccato all’assessore Anna Donati rispondere alle domande degli inquirenti, assistita dal penalista Domenico Ciruzzi. Chiare le accuse mosse al sindaco e all’assessore alla Mobilità, per le condizioni del manto stradale; omissioni in atti d’ufficio e attentato alla sicurezza dei trasporti. Cosa significa? Non sono state reperite tutte le risorse economiche disponibili per rendere le strade più sicure possibili, alimentando interventi quasi sempre inconcludenti e tenendo in piedi un volume di affari legato al risarcimento dei danni.

A porte chiuse, il pm batte su due punti: la mancata adozione di una delibera che avrebbe dovuto indirizzare gli incassi delle contravvenzioni nella manutenzione stradale; e l’organizzazione di altri servizi, come l’America’s cup, che per due edizioni è costata alle casse di Palazzo San Giacomo almeno tre milioni di euro. Soldi a cui vanno aggiunti quelli della pista ciclabile e del giro d’Italia (si ricorderà il sequestro di atti per la storia dell’asfalto a Posillipo, proprio nel giorno dello start della gara) e quant’altro ha succhiato soldi in questi due anni. Difeso dal penalista Stefano Montone, il sindaco si difende in due modi: sul tecnico, riportandosi al deposito di una memoria scritta in materia di bilancio e di indirizzo di spesa; e sul piano politico: la valutazione delle priorità – sembra di capire – in fondo spetta al sindaco, in relazione a una strategia che deve essere valutata al termine del mandato. È il caso dell’America’s Cup. La domanda sulla doppia edizione della gara velica arriva alla fine, al termine di un confronto durato quasi tre ore: perché quei soldi per i grandi eventi circa tre milioni – non sono finiti a coprire crepe e criticità del manto stradale? Sul punto, l’ex pm di Why not ha ricordato che l’impegno di spesa del Comune è stato minimo rispetto alla regione e che l’evento coppa America va inteso come un investimento in grado di far rientrare a stretto giro decine di milioni. E non è tutto: stando al primo cittadino, i soldi spesi per le due edizioni dell’evento velico comunque non sarebbero stati utilizzabili per la manutenzione stradale, in un gioco di steccati che ha riguardato anche la realizzazione della pista ciclabile.

Non è finita. Si discute anche della corrispondenza tra la partecipata Napoli Servizi e i vertici della giunta municipale, da cui emergevano le criticità nel sostenere l’opera di manutenzione richiesta da una città come Napoli. È il caso delle buche seriali, o meglio dei rattoppi seriali, con il camioncino di Napoli Servizi che interviene a passare l’asfalto sullo stesso fosso a distanza di pochi giorni. Spese e conti che non tornano, come quelli legati al risarcimento dei danni di pedoni e automobilisti o come i costi sofferti in questi anni dalla sanità pubblica per gli incidenti subiti a causa delle strade colabrodo. Decisivi gli accertamenti del comando provinciale dei carabinieri, che hanno trasmesso in Procura un report con centinaia di casi, stazione per stazione, quartiere per quartiere, strada per strada.

Spiega l’assessore Donati: «Ci hanno accusati di non avere destinato abbastanza risorse alla manutenzione stradale: ma l’amministrazione comunale deve fare i conti con pesantissimi tagli che hanno comportato la riduzione di tutti i servizi. Non potevamo distrarre fondi: ci sono risorse che potevano essere spese solo per precisi scopi, come la pista ciclabile o la Coppa America». Ed è su questo punto – a metà tra reato e scelta politica – che si gioca la tenuta delle indagini sull’attentato alla sicurezza dei trasporti.


Regione, il rimpasto di Caldoro ‘scontenta’ la maggioranza

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NAPOLI (peppe papa) – Caldoro mette mano alla giunta e nel centrodestra aumentano le fibrillazioni. Il governatore ha nominato due nuovi assessori in giunta, Fulvio Martusciello e Daniela Nugnes, rispettivamente alle Attività produttive e all’Agricoltura, mentre  ha affidato a Guido Trombetti, già titolare della delega all’Università e ricerca, la carica di vicepresidente in sostituzione del dimissionario, Giuseppe De Mita trasferendo le deleghe di questi (Turismo e Beni culturali) all’assessore al personale, Pasquale Sommese.

Un rimpasto ampiamente annunciato per quel che riguarda l’ingresso nell’esecutivo di Martusciello e Nugnes, ma non scontato relativamente alla mossa di piazzare l’ex rettore della Federico II, un ‘fedelissimo’, al posto di De Mita sottraendo così all’Udc una quota di rappresentanza nell’esecutivo. Mossa compensata, però, come dicevamo, dal conferimento dei suoi assessorati al compagno di partito, appunto Sommese. Che ha fatto buon viso a cattivo gioco e ha ringraziato, ben sapendo che la partita non è ancora chiusa. Restano, infatti, in sospeso le questioni delle incompatibilità degli assessori all’Urbanistica, Marcello Taglialatela e all’Ambiente, Giovanni Romano.

Il primo deve scegliere, così come ha fatto l’ex vicepresidente, se optare per la Regione o per lo scranno alla Camera conquistato in quota Fdi alle ultime politiche. Il secondo se lasciare la poltrona di sindaco di Mercato san Severino in luogo di quella del governo regionale . Su entrambe le cariche hanno appuntato la loro attenzione, oltre al Pdl, il resto dei partitini che compongono la coalizione e che da tempo rivendicano una maggiore “visibilità” nell’esecutivo di Palazzo santa Lucia.

Senza contare la questione ancora aperta del riequilibrio di genere in giunta, cui ancora, nonostante l’obbligo imposto dalla Consulta, Caldoro non ha ancora dato seguito. Tanta carne a cuocere che contribuisce ad accrescere le tensioni nella maggioranza culminate nell’abbandono della seduta consiliare in corso al Centro direzionale con all’ordine del giorno importanti provvedimenti per l’azione di governo sui territori.

A fare da pompiere è intervenuto proprio il governatore che, per quanto riguarda i neo assessori, ha parlato di “decisioni già prese che abbiamo formalizzato” e che c’è “ancora qualcosa da fare” in attesa che “nei prossimi giorni Taglialatela” (nessun accenno a Romano) sciolga la riserva. Mentre sulla nomina di Trombetti ha sottolineato che è stata “una decisione che ho voluto prendere perché in questa fase era la scelta più giusta anche rispetto al nuovo quadro politico senza mortificare nessuno, una opzione di profilo più tecnico che politico”. Scontato il disappunto dell’opposizione, attraverso una nota del capogruppo Pd, Raffaele Topo, che ha definito l’operazione “una mera redistribuzione delle deleghe, dettata per lo più da equilibri interni alla maggioranza, senza risolvere i problemi di incompatibilità e di una equilibrata presenza femminile da noi sollevati”.


maggio 15, 2013

Quei tre ‘puttani’…

Carlo Iannello

Carlo Iannello

(norberto gallo) - A chi devono rispondere i consiglieri comunali? Alla loro coscienza, o agli impegni presi con chi li ha votati? Dubbio vecchio, al quale (almeno finora) non pare sia arrivata risposta esauriente.
Storia vecchia a Napoli, la città del tradimento dei “sette puttani”, il titolo a nove colonne con il quale il Roma condannò, il 13 settembre del 1961, il tradimento di sette consiglieri del Partito monarchico passati con la Democrazia Cristiana.
A scrivere l’ atto di accusa in un editoriale storico che girerà mezzo mondo, fu il direttore Alberto Giovannini, ‘schifato’ dal tradimento del mandato popolare. “Se questa è democrazia, diciamolo alto e forte, è una democrazia di puttani e di lenoni, pronti i primi a prostituire, con se stessi,i voti, le speranze, i diritti di quanti -col loro suffragio- li investirono di un mandato, e pronti i secondi ad approfittare della disonestà altrui per trarne vantaggi immediati”
Una storia che si è ripetuta proprio oggi a Napoli, con il sindaco De Magistris che, nel giorno in cui può festeggiare per l’allargamento di fatto della maggioranza in Comune, si ritrova a bacchettare i consiglieri Iannello, Esposito e Molisso.
Certo, i puttani stavolta sono solo tre. Eletti in liste apparentate con il sindaco, ne hanno poi preso le distanze fondando un gruppo autonomo, arrivando a decidere di votare contro il consuntivo di bilancio in nome del vincolo al programma tradito (a loro dire) da De Magistris.
Che naturalmente ha un’ opinione diversa dei fatti. “Hanno dimostrato di non essere all’altezza di una sfida così importante” ha spiegato rattristato da tale equivoco comportamento. Un comportamento che, ribadisce, rompe il patto elettorale.
Un patto che, ammonisce, non li vincola a scrupoli di coscienza, né tantomeno a qualche patto di programma con gli elettori.
“Con il voto contrario hanno rotto il patto elettorale con il sindaco perché sono stati eletti solo grazie al premio di maggioranza del sindaco”.
Un patto che in pratica li lega solo a lui…

A Giggino in persona…


Comune: bilancio approvato. Votano a favore Sel, Udc e Centro Democratico

NAPOLI (norberto gallo) - Alla fine il sindaco smentisce tutti quelli che avevano cominciato troppo in fretta ad intonare il de profundis. Alla votazione sul bilancio consuntivo del 2012 il risultato è schiacciante: trenta voti favorevoli, sei astenuti. Astenuti democrat e Fli, ad Idv, Net e Fds (esclusa l’astensione del consigliere Rinaldi) si aggiungono quelli dei Verdi, del Centro Democratico, dell’ Udc e di Sel.

san-giacomo

Unica nota stonata il voto contrario dei tre consiglieri di Ricostruzione Democratica, un tradimento in piena regola.
Poco male, comunque. La maggioranza gode di ottima salute in vista dell’annunciato rimpasto con l’ingresso al governo cittadino di nuove-vecchie forze politiche.
Alla stampa, il sindaco annuncia che nel Consiglio comunale del 22 presenterà il programma dei prossimi tre anni e la nuova squadra che lo accompagnerà nel prosieguo della consiliatura.
“Nel fine settimana – ha detto De Magistris – concluderò le consultazioni che non hanno riguardato solo i partiti, ma hanno coinvolto tantissimi settori della città e, pertanto, – ha aggiunto – credo di essere pronto per il giro di boa per i prossimi tre anni”.


maggio 14, 2013

‘Eccesso di leaderismo’, Cozzolino spacca la componente degli ex bassoliniani

Antonio Marciano

Antonio Marciano

NAPOLI (peppe papa) – Fallita per ora la corsa alla leadership della componente degli ex bassoliniani del Pd da parte di Andrea Cozzolino. Non è piaciuto a parecchi suoi compagni di corrente l’eccessivo interventismo ed esposizione mediatica sulle più disparate questioni di politica locale che lo hanno visto protagonista  in queste ultime settimane. Un atteggiamento che ha indispettito non poco anche il solito compassato, Antonio Marciano. L’ex braccio destro di Antonio Bassolino e attuale consigliere regionale, una delle ‘prime donne’ di diritto del cartello, ha sbottato qualche giorno fa, durante una pausa dei lavori dell’assemblea del Centro direzionale: “Andrea sbaglia, non può fare così, io non intervengo sulle cose che riguardano la Ue, invade campi non suoi, una sovraesposizione eccessiva”. Uno sfogo, rivolto ai pochi intimi che l’attorniavano, ma che la dice lunga sul clima di insofferenza che sta montando nei confronti dell’eurodeputato e che rischia di mandare a monte la faticosa operazione di affrancamento dall’ingombrante stimmate di “eredi” dell’ex governatore della Campania. Il quale, a sua volta, non sembra per niente avere abdicato e continua a far sentire voce e influenza. Soprattutto bacchettando il suo ex delfino Cozzolino che “da quando ha deciso di fare di testa sua – ha confessato agli ‘amici’ più stretti – non ne ha azzeccata una”. A partire dalla disastrosa discesa in campo per le primarie a sindaco di Napoli che lui aveva caldamente sconsigliato, fino alle ultime mosse culminate con una visita a De Magistris a Palazzo san Giacomo che ha prodotto una mezza sollevazione del Partito democratico in città. Un rapporto, tra i due, che si è andato via via deteriorando, tanto da convincere Cozzolino a lasciare i locali occupati nella Fondazione Sudd, mettendo nei guai Bassolino che da solo non sembra sia in grado di mantenere la sede e le attività collegate, e trovare un altro appartamento in centro da condividere con la fedelissima (pure lei figlioccia di don Antonio) neo deputata, Valeria Valente. Una presa di distanza anche fisica che, raccontano fonti molto vicine a Bassolino, “è stata vissuta come uno sgarbo”. Che peserà, hanno lasciato intendere, alle prossime elezioni europee dove Cozzolino si gioca la riconferma. Una tappa obbligata per lui se vorrà sperare di imporre la propria candidatura a sfidante di Stefano Caldoro, suo vero obiettivo, per la presidenza della Regione Campania. Nel 2009 fu gratificato da circa 130mila voti di preferenza conquistati, secondo il parere dei più, grazie al viatico dell’allora governatore. Una ricostruzione, però respinta dall’interessato e avallata dai suoi, convinti invece che il successo fu tutto farina del suo sacco e della ‘ricca’ famiglia della moglie. Staremo a vedere, la consultazione è alle porte e molto probabilmente si troverà a dovere battagliare proprio con la consorte di Bassolino, Annamaria Carloni la quale, rimasta fuori di un soffio dal parlamento italiano, scalpita per rientrare in pista, sempre che non sia lo stesso marito a tentare un clamoroso ritorno nell’agone, così come pare gli fosse stato promesso da Bersani prima di cadere lui stesso in disgrazia.


maggio 13, 2013

Giunta. Dopo il no di Pd e Udc, l’indecisione di Sel. Sabato l’annuncio?

giunta-de-magistris

NAPOLI (norberto gallo) - Ultimi passaggi formali prima dell’annuncio alla stampa della nuova giunta. Secondo i bene informati il sindaco chiari gli scenari possibili già da sabato scorso, ma avrebbe rimandato tutto a lunedi prossimo per avere il tempo di approvare in Consiglio il bilancio consuntivo 2012 senza troppi problemi. Accantonata definitivamente ogni speranza di un ingresso del Pd in giunta dopo l’ennesimo no dell’assemblea provinciale di venerdi scorso, erano rimasti da sciogliere i nodi Sel e Udc.

Nei giorni scorsi, il capogruppo centristra David Lebro, aveva dichiarato la propria disponibilità ad un impegno diretto a sostegno del sindaco arancione, rimarcando le numerose occasioni in cui il sindaco arancione aveva già goduto dell’appoggio degli uomini di Casini. Uno stop, a quanto pare definitivo, era però arrivato a stretto giro di posta dal coordinamento provinciale su indicazione dello stesso Casini: nessun coinvolgimento diretto in una fase nazionale delicata ed il congresso alle porte.

Altro tempo, invece, richiederebbe la trattativa con Sel. Il partito di Vendola resta diviso tra la disponibilità ad entrare in giunta di cui non farebbe mistero qualche ‘pezzo da novanta’ come l’ex Presidente della Provincia Dino Di Palma o il capogruppo comunale Borriello, ed i dubbi di gran parte del gruppo dirigente, parlamentari in testa. Un fronte del no variegato, preoccupato anzitutto di salvaguardare il rapporto con il Pd. Il no del sindaco alla richiesta pubblica di azzeramento della giunta e di avvio di una ‘campagna di ascolto’ con partiti e forze sociali, sembra bloccare ogni trattativa. L’unica soluzione, è il ragionamento condiviso tra il sindaco e gli uomini di Vendola, è lasciar passare un po’ di tempo per consentire la distensione degli animi e l’ingresso in giunta degli stessi Democrat tra qualche mese. Nel frattempo, ragionano i possibilisti, non è detto che non sia utile che qualcuno di Sel faccia da ‘apripista’.

Al netto della questione con Sel che non è detto si sblocchi entro la settimana, resta il mini-rimpasto che il sindaco potrebbe annunciare in anticipo sui tempi previsti, già sabato, giusto dopo l’approvazione del bilancio (evitando scaramanticamente venerdi 17).

Stasera il sindaco ha incontrato il gruppo della Federazione della Sinistra, che gli ha ufficialmente consegnato i nomi per la giunta, quelli del capogruppo Alessandro Fucito e dell’ ex assessore Sergio D’Angelo. Domani toccherà all’Italia dei Valori che farà i nomi del capogruppo Moxedano e del segretario cittadino Enzo Ruggiero. Nomi condivisi dai componenti dei due partiti, consapevoli che il rimpasto sarà probabilmente contenuto rispetto alle aspettative e mirerà soltanto a consolidare la maggioranza in Consiglio.

Al momento i cambi sarebbero soltanto quattro, con l’uscita di Tuccillo, Esposito, Di Nocera e De Falco, mentre il nome della Palmieri sarebbe legato al ritorno in giunta di Sergio D’Angelo. Più complicata la questione deleghe. A Piscopo andrebbe l’Urbanistica, mentre le deleghe al Patrimonio andrebbero per intero ad una new entry, forse Fucito. Personale e Politiche Sociali, invece, verrebbero spacchettate tra la Palmieri, che conserverebbe comunque la scuola, e la Tommasielli che rinuncerebbe alla delega allo Sport a favore di una new entry, presumibilmente Moxedano.


De Magistris accelera sulla giunta. Vicesindaco a Sel se accetta anche senza Pd

san-giacomo

NAPOLI (norberto gallo) - L’obiettivo dichiarato è insediare la nuova giunta al più presto possibile, entro lunedi prossimo al più tardi. Ancora una settimana di attesa, poi avanti per disinnescare le polemiche sull’allungarsi dei tempi previsti.

Inizialmente annunciata per il 10, la nuova giunta è rimasta nel cassetto per verificare i segnali di disponibilità del centrosinistra e del Pd in particolare. Pd dal quale è arrivato un nuovo no all’ingresso in giunta dall’assemblea Provinciale del 10 scorso, nonostante il pressing di tre consiglieri comunali su quattro. Tramontata definitivamente l’ipotesi dell’ingresso in giunta dei Democrat, il sindaco si è orientato su di un rimpasto ‘light’ con al massimo 4 o 5 cambi che, a questo punto, serviranno a consolidare la maggioranza in Aula. Se è dato praticamente per certo l’ingresso in giunta di Alessandro Fucito, capogruppo di Fed, qualche problema c’è in casa Idv, dove aspirano all’ingresso in giunta il capogruppo Franco Moxedano, ma anche il segretario cittadino Enzo Ruggiero, con il gruppo per niente compatto su nessuno dei due nomi.

In predicato di entrare in giunta anche l’Udc, con il capogruppo in Consiglio Comunale David Lebro che ha manifestato la sua disponibilità alla ‘cooptazione’, stoppato dal partito provinciale.

Intanto per oggi è previsto un incontro informale con i vertici di Sel. In città ci saranno Migliore e De Cristofaro assieme al Presidente della Camera, Laura Boldrini, in visita ufficiale. Praticamente impossibile un si di Sel all’ingresso in giunta senza il Pd, tuttavia il sindaco è pronto a mettere nel piatto la carica di vicesindaco.


maggio 12, 2013

Intervista a Carlo Iannello: «Votiamo no al bilancio. I consiglieri Pd vogliono entrare in giunta»

Carlo Iannello

Carlo Iannello

(roberto russo da il corriere del mezzogiorno) – Il prossimo «no» sarà pesante. I tre consiglieri comunali di Ricostruzione democratica al Comune di Napoli non approveranno il consuntivo di bilancio. Cario lannello si affida a una battuta per spiegare: «Non abbiamo votato il bilancio di Realfonzo quindi non se ne abbia a male l’ottimo Palma…». Riguardo a quello di previsione «tutto dipenderà da un eventuale cambio di rotta della giunta».

Consigliere lannello, sullo sfondo c’è il rimpasto e il Pd che si tiene fuori. Come se ne esce?

«Il problema è duplice perché l’amministrazione in questi primi anni si è radicalmente allontanata da quella parte di città che l’aveva sostenuta in campagna elettorale, auspicando un cambio radicale delle pratiche amministrative pregresse, invece ha agito in sostanziale continuità con il passato. Paradossalmente però i responsabili delle prassi amministrative del passato, Pd e Sel, non appoggiano il sindaco che si trova in una situazione di isolamento. Non lo aiutano, ma nel Pd ci sono due posizioni diverse tra gruppo consiliare e partito: il Pd non fornisce a de Magistris uomini per il rimpasto, ma il gruppo consiliare democrat vota quasi tutte le delibere. In realtà i consiglieri del Pd ambiscono agli assessorati ma il partito non vuole».

Intanto sono state fatte scelte amministrative che non condividete. Per esempio?

«Bagnolifutura: la porta del parco, un bene pubblico è stato attribuito a una società partecipata. Altro esempio: in Consiglio è stato ratificato l’acquisto per 6,5 milioni di euro di piazza Garibaldi da parte del Comune di Napoli. Invece è stata una cessione volontaria e procedura espropriativa delle Ferrovie piazza Garibaldi. L’area in oggetto era prima occupata dalla stazione ferroviaria. Negli anni ’40 venne arretrata e il Comune non si preoccupò di esigerla perché le Ferrovie erano un dipartimento del Ministero dei Trasporti e quindi il suolo era Demanio statale. Poi dopo 50 anni di uso pubblico, nel 2009 si scopre che la particella catastale è andata a finire nella proprietà di Ferrovie spa; eppure c’è un istituto del diritto pubblico per cui un bene quando viene offerto al pubblico diventa della collettività, perché acquistarla?».

Cosa avete proposto?

«Noi abbiamo proposto soluzioni alternative: su piazza Garibaldi avevamo chiesto di mandare alla sezione consultiva della Corte dei Conti la delibera per sapere se quella soluzione era idonea, ma in Consiglio non è passata».

E su Bagnoliftitura?

«Avevamo proposto la messa in liquidazione. In riferimento al patrimonio immobiliare (i canoni di locazione dei circoli nautici o dello stadio, ad esempio) abbiamo chiesto di vedere i contratti per stabilire se sono congrui rispetto ai prezzi di mercato. Ma le risposte alle nostre richieste di trasparenza sono state negative o non sono proprio pervenute».

A suo avviso il rimpasto si farà davvero?

«Il sindaco è intenzionato a farlo ed è una presa d’atto importante, perché vuoi dire che c’è una consapevolezza dell’inadeguatezza dell’azione amministrativa. Bisogna comprendere quali saranno le indicazioni programmatiche che escono dal rimpasto, se c’è la ripresa dello spirito del 2011 è una cosa nuova; viceversa continueremmo nel nostro lavoro di controllo, perché abbiamo partiti che hanno abdicato al loro ruolo e hanno prodotto un ceto politico che non ha comprensione e capacità di affrontare i problemi. Oggi i partiti hanno lasciato un vuoto immenso: è anche un problema di qualità della rappresentanza, con le dovute eccezioni».

Casse comunali in rosso. Da più parti ora si dice che fu un errore non dichiarare subito il dissesto.

«Non so dirlo perché il dissesto equivale al fallimento e rischia di essere una tagliola per i cittadini, ma è chiaro che la non dichiarazione del dissesto avrebbe dovuto essere accompagnata da una politica di completa e radicale discontinuità col passato, ad esempio sulla gestione delle partecipate e sul patrimonio immobiliare. Cambi di rotta che avrebbero dato a Roma un segnale politico efficace, facendo aumentare il credito che si sarebbe acquisito nei confronti del Governo».

Sulla gestione del patrimonio comunale siete molto critici.

«Sì. Faccio qualche esempio: Circoli nautici prestigiosi pagano appena seimila euro al mese. Abbiamo messo in mora l’amministrazione sulla necessità di adeguare i fitti dei circoli velici; quindi chiediamo al Comune di muoversi, ma confidiamo anche nella Corte dei Conti. Altro problema è anche il capitolato che lega il Comune con il Calcio Napoli per lo stadio San Paolo. C’è sproporzione a favore della società sportiva. In definitiva penso che l’amministrazione pubblica se ha un credito debba esigere che esso venga onorato».


A 14 anni tenta rapina a piazza Vittoria

NAPOLI (Adnkronos) - Due giovanissimi sono stati arrestati dalla polizia nella centralissima piazza Vittoria, davanti al lungomare di via Caracciolo, vicino all’ingresso della villa comunale a Napoli. I due sono accusati di tentata rapina nei confronti di due ragazzi. Dei due arrestati, quello che sembrava il piu’ agguerrito, aveva 14 anni. Aveva invece 20 anni l’altro. Proprio il minore, coltello in pugno, aveva tentato di farsi consegnare il telefonino dalle vittime. Con il coltello puntato all’addome ha minacciato i due ragazzi di morte. Un passante si e’ accorto della rapina in atto ed ha subito informato una pattuglia di poliziotti della squadra mobile che stavano transitando nella piazza proprio in quel momento. I giovanissimi malviventi che si trovavano a bordo di una moto hanno tentato la fuga ma sono stati bloccati poco dopo. Coltello e ciclomotore sono stati sequestrati, il 14enne e’ stato condotto presso il centro di prima accoglienza dei Colli Aminei, mentre il 20enne e’ stato rinchiuso nel carcere di Poggioreale.

Piazza Vittoria

Piazza Vittoria


Pd, uno sterile giustizialismo

Nicola Cosentino

Nicola Cosentino

(paolo macry da il corriere del mezzogiorno) - Eleggendo i suoi nuovi dirigenti, da Guglielmo Epifani a Vincenzo Figliolia, il Pd cerca di evitare il crollo. Ma si tratta di un`astrusa lotta di potere tra correnti e microcorrenti, che perfino i retroscenisti della stampa faticano a spiegare. Nel frattempo, i drammatici problemi del paese sono ignorati, sicché al Pdl basta proporre qualche slogan sull`Imu per diventare, nei sondaggi, il primo partito. Ed è questa debolezza programmatica e identitaria che spinge gli eredi del Partito Comunista sul terreno di un giustizialismo ormai tradizionale (sebbene storicamente inconsueto), adottato per calcoli poco commendevoli e, con ogni evidenza, sempre più sterile. Negli ultimi giorni, per dime una, la sinistra ha alzato le barricate contro l`elezione di Nitto Palma alla presidenza della Commissione Giustizia, con il singolare argomento che è «amico di Cosentino», ovvero di un compagno di partito in attesa di processo e presunto innocente. Poi, con dichiarazioni durissime, ha protestato perché il neo-presidente sarebbe andato a trovare in carcere proprio Cosentino, salvo scoprire che la visita era avvenuta ben prima della nomina di Palma alla guida della Commissione.

Insomma, una retorica accusatoria che, inferenza dopo inferenza, approda alla domanda fatale: sei contro o sei a favore della camorra? In Campania, del resto, terra maledetta di clan criminali, il sospetto trova terreno fertile e scavalca perfino le generazioni. Due giorni fa, l`assemblea provinciale del Pd ha acclamato Francesca Esposito, candidata al Consiglio Nazionale Universitario, per la semplice ragione che Francesca si batterà con un candidato di destra colpevole di essere il giovane nipote di un boss dei Casalesi. E a Portici, come raccontano Corrieredelmezzogiomo.it e Repubbiica, si è sfiorato lo psicodramma, quando, nelle liste che appoggiano il candidato di sinistra al comune Nicola Marrone, si è scoperto che c`era tale Jessica Provisiero, 22 anni, incensurata, figlia di un`operaia. «La cosa è grave», ha detto Marrone. «Faremo ritirare la ragazza». E qual era il problema? Che il nonno di Jessica è un boss di camorra, in carcere da trent`anni. «Ma a casa siamo onesti lavoratori», ha protestato inutilmente Jessica. «Perché non posso togliermi di dosso questo marchio?». In fatto è che, l`attivismo moralizzatore va di concerto con l`afasia politica, il Pd non propone nulla di alternativo alla linea di Stefano Caldoro, né sa interpretare il malcontento nei confronti del sindaco de Magistris. Peggio, rinuncia alla rappresentanza delle crescenti tensioni sociali. Il fenomeno napoletano di un associazionismo civico sempre più numeroso e vivace — una nuova classe dirigente in formazione — appare lontano dalle sue sponde. E attratto, semmai, da una cultura di destra meno egemonica e ideologica, meno chiusa nei salotti, più sensibile agli umori degli emarginati.

Tra gli intervenuti alla convention organizzata giorni fa da Gianni Lettieri, c`era Gianni Maddaloni, gestore di una palestra di judo a Scampia e padre di un grappolo di campioni italiani e olimpionici nelle arti marziali. «Qui recuperiamo alla disciplina morale, alla fatica fisica e al senso della comunità giovani che fino a ieri erano in galera o spacciavano», aveva detto Maddaloni. Parole lontane anni luce dall`inutile giustizialismo della sinistra.


maggio 11, 2013

Il Pd chiude le porte a De Magistris che rilancia: per il rimpasto non c’è fretta e dei partiti non ho bisogno

Luigi De Magistris

Luigi De Magistris

NAPOLI (peppe papa) – Il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris prova a farsi coraggio dopo i dinieghi ricevuti da Sel, ma soprattutto dal Pd, di entrare in giunta e contribuire organicamente al rilancio dell’amministrazione di Palazzo san Giacomo. E senza farsi prendere dallo sgomento rilancia, convinto di riuscire, contro tutto e tutti ad invertire la rotta di una performance di governo cittadino, se non proprio scadente, perlomeno confusionaria ed iper-ideologica. ”La nuova giunta comunale non sarà l’ effetto di un rimpasto o di uno scambio di poltrone – ha detto questa mattina all’Ansa a margine di una manifestazione a Scampia – si tratta di un giro di boa compiuto in un momento difficile, dopo due anni di governo, che ci deve consentire di decollare per i prossimi tre anni, raccogliendo quello che abbiamo seminato in questa prima fase di governo della città”. Insomma, non si tratta del solito, squallido balletto di incarichi, ma di una vera svolta epocale che per forza di cose non può essere ingabbiata in tempi strettamente contingentati come quelli fissati da lui stesso in precedenti occasioni pubbliche. Il 10 maggio, dunque, giorno annunciato per l’atteso retyling dell’esecutivo, era solo “una data indicativa, legata all’obbiettivo di raggiungere il miglior risultato possibile”. Tuttavia, le cose sono andate diversamente, come abbiamo visto in questi giorni, ed è meglio temporeggiare ancora un po’. “Ci troviamo di fronte ad un’operazione importante – ha spiegato il primo cittadino – che non riguarda solo la giunta, ma è l’allargamento a forze sane e democratiche della città che vogliano rimboccarsi le maniche e lavorare in un momento difficile”. Per quanto riguarda, poi la riottosità dei partiti nei suoi confronti, non ha esitato a lanciare una nuova sfida rivolgendosi direttamente alla loro base e alla parte più dialogante di questi. ”Se parliamo di partiti ho ascoltato ragionamenti molto interessanti sia nell’ area moderata che nel Pd ed in Sel – ha affermato –  Negli incontri che ho avuto ho ascoltato un linguaggio che mi piace molto. I giovani del Pd, per esempio, vogliono dare una mano alla città, così come molti consiglieri comunali e dirigenti locali di questo partito, oltre a tutti i dirigenti nazionali”. Si riferisce evidentemente ai tre consiglieri democrat su quattro pronti a farsi cooptare in giunta (Ciro Fiola, Gennaro Madonna e Aniello Esposito) e all’eurodeputato Andrea Cozzolino che gli ha fatto visita qualche giorno fa scatenando una feroce polemica nel partito, nonostante questi abbia smentito di avere parlato di cose diverse dai finanziamenti Ue destinati alla città. Un modo, abbastanza malizioso e raffinato in pratica, di inserirsi tra le pieghe delle contraddizioni e debolezze che caratterizzano in questo momento il Pd locale, nel tentativo di fare breccia e assicurarsi un sostegno altrimenti negato. “Io sono pronto – ha sottolineato per essere ancora più chiaro e indicare una prospettiva di ampio respiro – ad un’operazione di ampliamento forte, che però non riguarda solo i partiti, queste sono esperienze del passato. La mia è stata un’elezione diretta, molto indipendente dai partiti – ha concluso – ed io guardo molto ai cittadini, alle professioni, alle forze sociali e produttive ed è lì che sto guardando”. Il messaggio è lanciato, si attendono repliche.


Nuova giunta, De Magistris in cerca di “democrat”. Martedi incontro con De Luca

De Magistris - Pasquino - De Luca

De Magistris – Pasquino – De Luca

NAPOLI (RED) - Missione romana martedì prossimo per il sindaco di Napoli Luigi de Magistris. Fitta l’agenda fatta di numerosi incontri con ministri e rappresentanti del governo Letta. Sui tavoli, de Magistris porterà ”le questioni più importanti di Napoli” tra cui il tema dell’ambiente, la questione Bagnoli, il lavoro, il Piano di riequilibrio economico finanziario del Comune di Napoli che – ha detto il sindaco, a margine di un’iniziativa al Borgo di Antignano – ”deve essere assolutamente approvato”.

Una giornata che – ha spiegato il sindaco – «sto preparando molto bene e credo sia importante per la città, ma anche per il Governo». Tra gli appuntamenti, anche quello con il vice ministro ai Trasporti e sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca.

Intanto, dopo il sostanziale no del Pd all’ingresso in giunta, continua l’attesa per la nuova giunta comunale. Ad una domanda dell’Ansa sui ritardi con i quali procede l’operazione, annunciata per ieri 10 maggio, spiega il sindaco che la nuova giunta non sarà «effetto di un rimpasto o di uno scambio di poltrone, si tratta di un giro di boa compiuto in un momento difficile, dopo due anni di governo, che ci deve consentire di decollare per i prossimi tre anni, raccogliendo quello che abbiamo seminato in questa prima fase di governo della città». Sui ritardi ha precisato: «il 10 maggio era una data indicativa, legata all’ obbiettivo di raggiungere il miglior risultato possibile, ma ci troviamo di fronte ad un’ operazione importante, che non riguarda solo la giunta, ma è l’ allargamento a forze sane e democratiche della città che vogliano rimboccarsi le maniche e lavorare in un momento difficile».

Quanto alla chiusura del Pd ad una ipotesi di ingresso in giunta ed alla maggiore disponibilita’ emersa nell’ Udc ed in Sel, De Magistris ha detto: «se parliamo di partiti ho ascoltato ragionamenti molto interessanti sia nell’ area moderata che nel Pd ed in Sel. Negli incontri che ho avuto ho ascoltato un linguaggio che mi piace molto. I giovani del Pd, per esempio, vogliono dare una mano alla città, così come molti consiglieri comunali e dirigenti locali di questo partito, oltre a tutti i dirigenti nazionali. Io sono pronto ad un’ operazione di ampliamento forte, che però non riguarda solo i partiti, queste sono esperienze del passato. La mia è stata un’ elezione diretta, molto indipendente dai partiti, ed io guardo molto ai cittadini, alle professioni, alle forze sociali e produttivi ed è lì che sto guardando».


maggio 10, 2013

Caldoro-Pdl, una coabitazione difficile

Stefano Caldoro

Stefano Caldoro

NAPOLI (peppe papa) – Si complica la coabitazione nel centrodestra campano tra Stefano Caldoro e il Pdl. In attesa di un rimpasto della giunta di Palazzo Santa Lucia, da tempo all’ordine del giorno, che non fa significativi passi avanti per via del pressing esercitato dagli azzurri capeggiati dal coordinatore regionale, Nitto Palma con conseguente arroccamento del governatore e dei suoi uomini, la situazione ha rischiato di peggiorare martedì scorso. Caldoro e l’ex ministro Gianfranco Rotondi sono stati infatti ricevuti a Palazzo Grazioli a Roma da Silvio Berlusconi, cui hanno fatto presente tutto il loro disappunto per la “disparità di trattamento” rispetto alle altre anime pidielline, vista la mancanza di un rappresentante dei loro rispettivi partiti (Npsi e Nuova Dc) nel governissimo guidato da Enrico Letta. “Vogliamo capire perchè siamo stati penalizzati”, avrebbero chiesto a muso duro al Cavaliere il quale, raccontano, avrebbe faticato non poco per rassicurare i due affidando ad Angelino Alfano la pratica. La qual cosa non è esattamente una buona notizia per i vertici del Pdl locale che lamentano da sempre una certa idiosincrasia con il giovane segretario da sempre schierato a fianco del presidente della Regione. Un’intesa che non può non giocare a favore di quest’ultimo nella gestione, appunto, del rimaneggiamento della squadra di governo. In effetti la prima mossa del ministro dell’Interno è stata quella di incontrare oggi a Palazzo Chigi Stefano Caldoro, entrambi accompagnati dai rispettivi capi di Gabinetto, il prefetto Giuseppe Procaccini e l’avvocato Danilo del Gaizo. Durante la riunione, ha informato il Viminale, “è stato dato rilievo prioritario all’azione di contrasto alla criminalità organizzata in Campania e ad alcune importanti e concrete iniziative rivolte anche ad attività produttive da avviare e potenziare sul territorio”, a cominciare dalla costituzione di una “task force” ad hoc. Questa la versione ufficiale. Tuttavia la Campania, si sa, è terra complicata e certamente si sarà parlato d’altro.


Bagnoli, De Magistris: non si può attendere. Bonifica subito

Bagnoli

Bagnoli

NAPOLI (RED) - ”Non possiamo aspettare, Bagnoli ha diritto alla bonifica, alla spiaggia pubblica e agli spazi restituiti ai cittadini. E’ per questo che martedi’ prossimo andro’ dal ministro Andrea Orlando e chiedero’ al Governo un impegno preciso perche’ Bagnoli e’ un sito di interesse nazionale, le nostre idee molto chiare e mi aspetto una risposta precisa”. Lo ha detto il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, a margine dell’incontro ”Il lungomare di Bagnoli una grande risorsa pubblica” che si tiene oggi e domani nell’aula magna della Facolta’ di Ingegneria. Per quanto riguarda l’interazione con le attivita’ private e commerciali gia’ presenti sulla linea di costa il sindaco spiega: ”Questo lo vedremo dopo”. ”La linea chiara e’ la spiaggia pubblica, recupero del contesto naturalistico e paesaggistico e poi ovviamente ci saranno anche insediamenti produttivi come vendita di prodotti, o ricreativi come trattorie e alberghi, purche’ non ci siano speculazioni edilizie. Questo momento e’ delicato – ha aggiunto – perche’ c’e’ qualcuno che pensa di approfittare di un momento negativo per mettere le mani su quell’area. Non lo dobbiamo consentire anzi dobbiamo cogliere questo momento di opportunita’, lo stesso vale anche per Citta’ della Scienza, fare in modo che si ricostruisca bene nel rispetto delle norme e dell’urbanistica e ripristinare il parco urbano. Insomma partiamo dalle cose buone e aggiustiamo quelle sbagliate”. All’incontro sul litorale di Bagnoli hanno preso parte anche alcuni rappresentanti dell’Ajuntamiento di Barcellona che ha realizzato la spiaggia della Barcelloneta con impegno del pubblico e del privato. ”Barcellona e’ una grande citta’ che ha avuto fondi con le Olimpiadi – ha commentato il sindaco De Magistris - come hanno spiegato i rappresentanti di Barcellona hanno attuato le opere anche con iniziative dei privati, finora qui i privati che si sono fatti avanti erano quelli che volevano speculare, vediamo se ci sono dei privati che davanti a un disegno strategico pubblico e partecipato vogliano investire in modo serio, noi siamo pronti, c’e’ bisogno di una svolta da parte del Governo e bisogna recuperare il tempo perso, la cosa immediata e’ che entro l’anno partiranno i lavori per il primo recupero della costa e della spiaggia tra Nisida e il Pontile, per quello ci sono i fondi, 50 milioni di euro, e partiremo subito”. ”Martedi’ – ha concluso – incontrero’ il ministro Orlando, non parlero’ solo di Bagnoli ma anche di ambiente e rifiuti perche’ anche questo Governo deve aiutarci nel percorso di Napoli senza inceneritori e senza discariche”.


Intervista a Bassolino: Pd in giunta sarebbe un suicidio

Antonio Bassolino

Antonio Bassolino

(adolfo pappalardo da il mattino) - Sul partito. Sulla città e sull’attuale amministrazione. Fa una lunga analisi Antonio Bassolino. Poi alla fine, solo alla fine, l’ex governatore, senza giri di parole, dice secco: «Se il Pd entrasse in giunta, senza che prima ci sia una riflessione sulla città, sarebbe un suicidio. Per il partito ma anche per de Magistris».

Cosa occorre prima?

«Nessuno chiede al sindaco un gesto di contrizione, un mea culpa pronunciato ad alta voce. Figuriamoci, con de Magistris che è tanto pieno di sé…. Non si tratta affatto di questo. L’atto non è stato chiesto ne da forze intellettuali, ne dal Pd. Quello che serve, quello che è indispensabile e che è stato chiesto nei mesi scorsi e che non c’è stato, è una riflessione vera sulla città. Una riflessione sulla città e fatta con la città. Qui c’è un problema di giudizio sulla situazione e sui primi due anni di governo. Ed è essenziale ora formulare un giudizio sullo stato di Napoli».

Come è messa la città oggi?

«È chiaro che Napoli è in uno stato di sofferenza molto grande. E questo stato non è ascrivibile al problema, pur reale, delle poche risorse disponibili perché c’è anche quello delle priorità politiche. Proprio perché i soldi sono pochi, ci dovrebbe essere una selezione delle risorse e delle priorità. C’è una sofferenza civile della città e non mi sembra una priorità dell’amministrazione».

A cosa si riferisce?

«Le buche e la condizione davvero grave del trasporto pubblico su ferro e su gomma».

Come quando lei si insediò nel ’93?

«Allora c’erano meno di 300 bus che uscivano: credo che oggi i numeri siano gli stessi. Ma c’è oggi anche il problema serio delle buche dove vedo una sottovalutazione politica da parte dell’amministrazione, il non rendersi conto dello stato delle strade. L’enormità di buche sono una ragione fondamentale della sofferenza civile».

Addirittura?

«Le spiego. Una volta c’era una frontiera tra lavoro e non lavoro. Ora questa frontiera è scardinata, è mobile. Anche lavoratori che avevano un tempo godevano di uno status dignitoso, ora rischiano di finire verso la povertà per una cig magari. È un grande tema nazionale che richiede investimenti e politiche di lavoro ed è assurdo caricare tutto sulle spalle fragili del Comune perché è un tema nazionale. Ma questa sofferenza sociale in questi mesi si è intrecciata con una sofferenza civile che invece dipende dalle scelte dell’amministrazione comunale. Sofferenza visibile ogni giorno con le buche, con il deterioramento del trasporto pubblico aggravato da discutibili scelte in materia di traffico. Continue decisioni, ordinanze che fanno impazzire interi settori della città e vengono viste dai cittadini come irragionevoli. E parla uno che ha chiuso interi pezzi della città».

Una manifestazione sotto San Giacomo. Il vice sindaco sul Corriere ha sostenuto che accadde anche con lei quando chiuse piazza del Plebiscito.

«Assolutamente no. Sotto San Giacomo sono andati i ceti medi, commercianti e se l’hanno fatto e perché sono esasperati. Ma a differenza del sindaco che ha visto la manifestazione come una provocazione, io penso sia stato un momento di vitalità della città. Perché la cosa peggiore è se subentra la rassegnazione, il distacco. Invece che ci siano forze nuove, non quelle che classicamente scendono in piazza, occorre dialogarci. E invece in questi due anni non c’è stato mai ascolto. Paradossale per un’amministrazione che aveva fatto delle assemblee di popolo la sua scelta più importante».

Converrà che non si può ridurre tutto a buche e traffico.

«Certo che no. Ci sono i problemi politici. Sono andati via in tanti in questi mesi: Realfonzo, Narducci, Rossi, la Riccio, tutte persone con indubbia competenza. Perché? Cosa è successo? Quali sono state le differenze politico-programmatiche? Si chiarisca anche perché questa fuga, che sia volontaria o no, può ripetersi anche in futuro. Un problema di assessori o è un modo di essere del sindaco? Si chiarisca».

Lei cosa dice?

«Io penso che in diverse circostanze venga fuori una visione “gruppettara”, di un cerchio ristretto, della gestione del Comune»,

Ma il Pd deve entrare in giunta?

«Il punto di partenza è una riflessione: nei mesi scorsi tanti intellettuali hanno spinto affinchè si aprisse. Pd, Sei e io stesso in diverse occasioni ho spinto perché ci fosse un confronto ed ho chiesto all’amministrazione di non buttarsi nell’avventura di Rivoluzione civile che ha portato la città e l’amministrazione in un vicolo cieco. E ora non basta una generica dichiarazione che si vuole cambiare per andare avanti. Cambiare che cosa? Per fare che cosa?».

Lo dica lei.

«Per formulare nuove priorità: se non c’è un punto di partenza cosa dovrebbero fare il Pd e Sei? O c’è o altrimenti tutto si appaleserebbe come un gioco politico senza alcun senso. E dunque il sindaco veda lui cosa vuole fare con il suo rimpasto ma è prima un cantiere politico che si deve aprire sulla città con i partiti e tutte le forze associazionistiche. Assieme a qualche cantiere per le buche».

Altrimenti qual è il rischio?

«Che si possa perdere pure la speranza. Sarebbe assurdo comunque che il Pd, senza motivazioni, possa passare da un giudizio fortemente critico sull’amministrazione ad un assurdo ingresso in giunta. Sarebbe un suicidio per il partito, senza una riflessione vera. Non si farebbero davvero gli interessi di Napoli e a cosa servirebbe per lo stesso de Magistris?».


maggio 09, 2013

Borriello: nel Pd c’è chi pensa di usare De Magistris per le battaglie interne

Antonio Borriello

Antonio Borriello

NAPOLI (norberto gallo) – Promette scintille l’assemblea provinciale del Pd convocata per domani. A “movimentare” la discussione, ci hanno pensato i tre consiglieri comunali Esposito, Fiola e Madonna che, in un lungo documento indirizzato ai vertici del partito, promettono: «faremo in modo che passi la linea del confronto programmatico con l’Amministrazione». E chiariscono che, qualora non dovessero riuscirci perché il Pd continua a non assumere decisioni, loro malgrado eserciteranno «le prerogative che gli pervengono dal mandato degli elettori».

In sostanza, se il Pd decidesse di restare all’opposizione, loro disobbediranno al partito. Antonio Borriello è l’unico consigliere comunale democrat a non aver firmato quel documento. Borriello, non l’hanno invitata o non gliel’hanno nemmeno chiesto?

«Non si è fatta una riunione di gruppo, né sono stato invitato a firmare quel documento. Un documento che in ogni caso ritengo inutile se non dannoso, perché da l’immagine di un partito dedito più a pratiche consociative che alla ricerca di soluzioni per il bene comune».

Dicono i suoi colleghi di partito che, per il bene della città, è necessario aprire un confronto programmatico con l’amministrazione.

«Il confronto sulle cose per la città c’è stato fin dall’inizio e non mi pare che abbiamo fatto mancare il nostro sostegno alle iniziative importanti. Qui il punto è l’ingresso in giunta e la scelta di stare formalmente in una maggioranza politica o meno. I miei colleghi parlano di prerogative. Ecco, quella di scegliere se stare o meno in una maggioranza politica è una prerogativa del partito, non del gruppo consiliare».

Quindi opposizione dura e pura?

«Opposizione responsabile e costruttiva come abbiamo fatto finora. Una posizione sulla quale il partito si è espresso più volte fino all’assemblea di Portici dove ha ribadito all’unanimità l’opposizione al sindaco. Piuttosto mi preoccuperei della città che boccheggia invece che della giunta».

Se boccheggia, però, è colpa dei tagli da Roma e del disastro che avete lasciato voi in eredità… o no?

«Guardi, per evitare le polemiche eviterò di dire che stavamo meglio prima, ma si può dire che certe emergenze si sono ulteriormente acuite ed aggravate? Si può dire chiaramente che, al di là del merito, il modo in cui per esempio si sono fatte le Ztl ha contribuito a dividere ulteriormente la città? Si può dire che pagare gli organizzatori dell’America’s Cup con la riviera che crollava non è stata una buona idea? E si può dire che a parte le difficoltà oggettive che sarebbe ingeneroso attribuire al sindaco, ci sono responsabilità dovute a scelte amministrative sbagliate?»

A parte il come finirà, resta però la sensazione che De Magistris sia una risorsa per il centrosinistra napoletano o no?

«Per me su questa cosa c’è qualcuno che pensa di trarre qualche vantaggio tutto interno e non fa un’analisi adeguata di quello che è il fenomeno De Magistris. La giunta arancione è un’esperienza già al fallimento, in crisi nel rapporto con gli elettori e con il centrosinistra a cui dice di sentirsi vicina. E’ un fatto che alle elezioni politiche il progetto della lista arancione non ha raggiunto il 3%. Il sindaco pensa di poter governare per altri tre anni così? Mettendo in giunta i capigruppo dei partiti che già lo sostengono e attraendo un po’ di sostegno trasversale? In questo modo non dura nemmeno fino alla fine dell’anno».

Allora al sindaco non resta che dimettersi…

«Il sindaco dovrebbe seguire il nostro consiglio ufficiale. Azzerare la giunta e avviare un percorso di ascolto delle forze vive della città per individuare le urgenze, le priorità sulle quali concentrarsi senza improvvisare. Solo a quel punto avrebbe senso chiedere aiuto alle altre forze politiche proponendo un’agenda per la città sulla quale coinvolgere anche il governo. L’alternativa è strappare un altro po’ di tempo, con la speranza che qualcosa cambi da qualche parte e permetta di andare avanti ancora per un po’…»


Omicidio a Secondigliano. Paura per il ritorno della faida di camorra

omicidio

NAPOLI (RED) - Prende corpo l’ipotesi della vendetta camorristica per l’omicidio di Carlo Alberto Cipolletta, 39 anni, ucciso nel tardo pomeriggio in via Monterosa. La zona dove si è consumato il delitto è nel quartiere Secondigliano, area nord della città, dove gli investigatori temono una nuova faida di camorra interna al gruppo degli ‘scissionisti’, vittoriosi nella faida interna al clan di Lauro.

L’uomo, con precedenti penali, secondo quanto si apprende non avrebbe legami accertati con i clan ma sarebbe considerato vicino agli ambienti degli scissionisti. Cipolletta e’ stato raggiunto mentre era a piedi dai sicari e fatto segno di numerosi colpi. Almeno 15 i bossoli ritrovati dai carabinieri nel corso dei rilievi legati alle indagini.


Ma non è Cozzolino a volere il Pd nella giunta De Magistris

Vincenzo De Luca

Vincenzo De Luca

NAPOLI (norberto gallo) - «A quella cena si è parlato d’ altro. La discussione sulla giunta di Napoli non c’è stata e non poteva esserci perché nessuno dei commensali ha un giudizio diverso dalla posizione ufficiale del partito su quanto accade a palazzo San Giacomo, figurarsi Andrea…». A parlare è uno che dell’ormai famoso incontro tra l’europarlamentare Andrea Cozzolino e un po’ di “pezzi da 90” del Pd napoletano, conosce bene anche i dettagli. La notizia è poi finita sui giornali, messa in relazione con l’incontro con De Magistris del giorno prima e il prossimo ‘rimpasto’ della giunta comunale, scatenando le reazioni di mezzo partito, compreso un Antonio Bassolino oramai distante anni luce dal suo ex delfino.

A poco sono valse le smentite. Già alle prime reazioni, il vicecapodelegazione del Pd al Parlamento europeo aveva ‘twittato’: «resto un po’ interdetto da alcune reazioni ad un mio recente incontro col sindaco di Napoli de Magistris. Col primo cittadino della mia città abbiamo discusso di fondi europei, di come far partire programmi di rigenerazione urbana, di grandi progetti e di come questo possa favorire la ripresa di Napoli. Per un europarlamentare che è anche vice capodelegazione del Pd al Parlamento europeo questo mi sembra un comportamento legittimo, ma soprattutto doveroso».

Ma non c’è stato niente da fare: nessuno gli ha creduto. «La cosa divertente è che stavolta è vero quello che dice Andrea – spiega il nostro ‘infiltrato’. – Ma chi gli ha preparato il trabocchetto aveva previsto che nessuno gli avrebbe dato credito».

Un tranello in piena regola, quindi, ma voluto da chi? E soprattutto perché? «Capire perché è facile, basta capire chi era stato invitato da Cozzolino a quella riunione. I giornali hanno scritto che la riunione serviva a parlare del futuro di Andrea, ma questo non è vero. O perlomeno non completamente. A quel tavolo si è parlato del futuro di tutti quelli che vi erano seduti, un futuro minacciato da un comune pericolo che si chiama Vincenzo De Luca».

Il timore di Cozzolino, timore condiviso con i ‘signori delle tessere’ napoletani, è che la crescita del nuovo sottosegretario del governo Letta, si tramuti in un progressivo isolamento del partito napoletano. Unica soluzione, quindi, una pax (sebbene armata) tra quelli che muovono tessere e voti all’ombra del Vesuvio per evitare che sia il sindaco di Salerno ad avvantaggiarsi dei litigi napoletani. Specialmente alla vigilia di una fase che potrebbe riaprire al centrosinistra i palazzi di Regione e Comune.

Un progetto nel quale il rapporto con De Magistris è più che marginale. «L’unica preoccupazione è che, in caso di elezioni anticipate, i risultati delle ultime politiche dicono che Napoli finirebbe al centrodestra. E’ per questo che il fuoco su De Magistris si è fermato subito dopo le elezioni. Se il centrosinistra avesse vinto, il sindaco sarebbe già tornato a casa. Ora invece tocca andarci con i piedi di piombo, il che però non significa affatto entrare in giunta correndo il rischio di resuscitarlo».

Una proposta che invece, a quanto pare, è stata fatta al sindaco da altri. «Dagli amici ‘napoletani’ di De Luca. Gli stessi che hanno passato la notizia dell’incontro ai giornali, facendo in modo che la discussione sul rimpasto in giunta si mescolasse con quella del ritorno di Cozzolino». Impossibile tirar fuori dalla bocca del nostro informatore (che si limita a sorridere ai nomi che faccio) un nome preciso. «Posso solo dirti che questa storia è chiara a tutti nel partito e anche se non è possibile sapere con certezza di chi si parla, in queste ore sul banco degli imputati ci è finito il segretario regionale dimissionario, Enzo Amendola, e con lui anche uno degli invitati al famoso incontro, Antonio Amato, grande sponsor ed elettore di Aniello Esposito, uno dei tre consiglieri comunali che hanno dichiarato di voler aderire alla maggioranza di De Magistris anche contro le decisioni del partito».

Insomma, una nuova guerra interna senza esclusione di colpi, nella quale Cozzolino si gioca il ritorno in campo contro De Luca ed i deluchiani. Guerra nella quale le posizioni e gli schieramenti non sono ancora completamente chiari.

L’unica cosa certa è che questa guerra ha per ora un solo vincitore: il sindaco. Un Luigi De Magistris consapevole di non avere alternative all’abbraccio con il centrosinistra se vuole continuare la sua esperienza amministrativa. Un centrosinistra dove però conta più nemici che amici nei posti che contano, dopo il flop elettorale della lista Ingroia, la riconferma di Napolitano al Quirinale e il varo del governo di larghe intese.


Lettieri e i limiti del neoliberismo

(alessio postiglione da la repubblica napoli) - LA FONDAZIONE di Gianni Lettieri, “Fare città”, sabato scorso ha presentato pubblicamente le sue nuove proposte. Lettieri, strategicamente, rispetto all’approccio pubblicista dei beni comuni dell’attuale giunta, rilancia una visione privatistica del Comune.

farecitta

Due i passaggi salienti: amministrare il Comune come un’azienda che produce utili e vendita di tutto il patrimonio immobiliare alienabile e non strategico tramite l’affidamento a una società specializzata. Tralascio l’analisi delle altre proposte, spesso dal sapore elettoralistico, come il project financing, previsto da leggi dello Stato — il problema al Sud sono semmai gli imprenditori che investono — e l’idea di un amministratore unico per le partecipate, superata da un recente provvedimento statale che proibisce di prendere componenti nei board che non siano dipendenti pubblici. I due punti poc’anzi portati all’attenzione del lettore sono quelli strategici, infatti, perché rivelatori di una concezione, diffusa anche a sinistra, che definirei di antistatalismo istituzionale. Non è solo la politica ad aver subito un lento e pericoloso processo di logoramento, ma lo stesso Stato, percepito come una consorteria inefficiente (“il comitato d’affari della borghesia”, direbbe Marx) o un Leviatano che “mette le mani in tasca ai cittadini”, come ripetono le destre. Lettieri, dunque, ripropone alcune vecchie idee neoliberiste, che sono all’origine della crisi, e non ne possono rappresentare la soluzione. Questa temperie antistatalista è allettante perché contiene una dose di buon senso e semplificazione: è sotto gli occhi di tutti che il privato funzioni generalmente meglio dello Stato. Ma la realtà è diversa, proprio perché è più complessa. Particolarmente seducente è l’idea che un Comune povero nel reddito (la leva fiscale) ma ricco nel patrimonio possa utilizzare quest’ultimo per liberarsi dalla tenaglia del debito. Giova ricordare che la Patrimonio Spa, e le società di cartolarizzazione Scip 1 e 2, volute nel 2001 da Tremonti, si sono rivelate un grande flop. In quell’occasione, lo Stato mise su l’ennesimo carrozzone pubblico, in cui si entrava senza concorso (potenza degli strumenti privatistici: le Scip erano società di diritto lussemburghese!), e la vendita del patrimonio non ridusse il debito. Si potrebbe obiettare che le Scip furono inefficienti perché pubbliche. Ma se l’utile, cioè la differenza rispetto alla stima iniziale dell’immobile, a fronte della quale la società di cartolarizzazione emette obbligazioni, e quanto poi effettivamente si lucra dalla vendita, andasse in tasca a un privato, incentivato a vendere, che beneficio collettivo avremmo a vendere il nostro patrimonio? Non a caso, le società di cartolarizzazione si assicurano sempre contrattualmente un utile indipendentemente da come andranno le vendite. Il problema, infatti, è insito nella deflazione del debito che si genera attraverso l’impegno a dover vendere “tutto il patrimonio per pagare il debito”, noto in economia come paradosso Fisher. Se tanti soggetti contemporaneamente si trovano nelle condizioni di dover ripagare un debito e vendono le loro case per rimborsare un mutuo, i prezzi delle case crollano, a detrimento anche degli altri proprietari che vedono disintegrarsi il valore dei propri asset e sono spinti verso altre vendite forzate. La deflazione generalizzata dei prezzi fa si che il valore reale del debito aumenti, anche se il suo valore nominale diminuisce. La soluzione, allora, è la messa a reddito di gran parte del patrimonio, non la vendita generalizzata. In tema di riduzione dei fitti passivi, il Comune di Napoli, nel 2012, ha risparmiato circa 6 milioni di euro, mentre i 100 milioni di euro incassati dalle dismissioni hanno dimostrato il netto cambio di passo rispetto al passato. Inoltre, sul fronte della ricognizione delle cifre utilizzabili nel piano di rientro dal debito, il Comune, da una prima stima di un miliardo di euro di patrimonio stimato, è passato a 730 milioni, proprio in via cautelativa. Certo, esiste una pressione verso la vendita del patrimonio, indipendente da Lettieri e utilizzata ampiamente nei piani di rientro dei Comuni: m questi anni, privatizzazioni e vendita di asset pubblici hanno creato rendite private, allargato il gap Nord-Sud, aumentato il debito pubblico e abbattuto il Pii. Sarebbe, forse, giunto il momento di rilanciare una vera riflessione critica che, al buon senso comune, sostituisca l’analisi ragionata dei dati, per migliorare Napoli.


Il rimpasto si allontana, no di Pd e Sel

Andrea Cozzolino

Andrea Cozzolino

(conchita sannino da la repubblica napoli) - PIÙ si avvicina la data del presunto rimpasto — era fissato per domani, nell’ottimistica previsione del sindaco — più si rinnovano le chiusure. Il Pd sbarra il passo a qualunque ingresso in giunta, Sei ribadisce attraverso il coordinatore provinciale nonché senatore Peppe De Cristofaro, che è «priva di qualunque fondamento l’illazione» che vedrebbe i vendoliani sensibili al corteggiamento. Unica, blanda eccezione è la fuga in avanti dei tre consiglieri Ciro Fiola, Aniello Esposito e Salvatore Madonna, che, schierandosi al fianco di de Magistris, in una nota chiedono un «confronto serio da costruire con l’amministrazione comunale su 6, 7 punti programmatici», e si dicono «esterrefatti dalla bagarre sostenuta da alcuni leader sull’opportunità o meno di aprire il dialogo col Pd. Forse dimenticando in che condizioni hanno lasciato la città quando governavano». Lo stesso Fiola, interpellato sull’eventualità che proprio lui entri in giunta, è serafico: «Si fa il mio nome, è normale, sono alla terza consiliatura e ho esperienza. Ma che c’entra? Io parlo perla città. E non sono interessato a fare l’assessore, lo sanno tutti». Una nebulosa. E il piano B (consiglieri aspiranti a parte) non c’è. Perfino il fedele Sergio D’Angelo, ex assessore in procinto — «ma solo a determinate condizioni» — di rientrare in squadra, oggi riflette: «Suggerirei di lasciar perdere la fusione fredda col Pd. Davvero: è un’ipotesi tardiva e intempestiva, e lo dimostra il fatto che è bastato sapere di un dialogo tra Cozzolino e il sindaco per ricompattare un partito che non è unito più su nulla. Tranne che sul no a questa giunta. Non posso dire che non ne capisca i motivi. Un’apertura cercata troppo tardi, la si vorrebbe chiudere troppo in fretta. No. Meglio concentrarsi sulle priorità». Resta poi — al fondo della discussione politica e programmatica—quella coppia che interroga entrambi i campi. Cos’hanno in comune de Magistris e Cozzolino, due solisti lontanissimi per storia, cultura e formazione politica? L’improvvida apertura di Andrea al sindaco in cerca di “soci” di maggioranza, non solo ha reso più coeso il Pd «contro le smanie di Andrea». Ma consente al primo cittadino di scaricare in campo avversario, alle sempre spendibili divisioni del centrosinistra le proprie difficoltà a trovare un approdo. Cosa unisce, dunque, Luigi e Andrea. Non era de Magistris il sindaco che disse: «Mai Cozzolino con noi?». Valla pena di fare il passo indietro, alla cena delle piccole grandi intese. Sera di giovedì, otto democrat over 40, al tavolo di un ex Convento sul Corso: ecco Cozzolino, la deputata Valeria Valente, il consigliere Antonio Marciano, i “popolar-renziani” Raffaele Topo ed Enzo Cuomo, il lettiano Gugliemo Vaccaro, il consigliere regionale Antonio Amato e Massimo Paolucci. Certo, c’è l’impegno a «rafforzare il Pd in Campania, non litighiamo più», ma poi si parla subito di elezioni europee, del 2014. Cozzolino si vuole misurare, ma non potrà certo contare sugli oltre 110mila voti che l’allora potente Bassolino potè convogliare su di lui. Sonda, chiede. Ma la cena resta fredda: in senso politico. Nessun via libera, anzi. In Campania i contendenti non saranno pochi: c’è chi dice— non a quel tavolo—che Vaccaro sia in pole, che lo stesso Bassolino accarezzi l’idea, che i renziani abbiano il loro candidato. Cosi Cozzolino, che con il salernitano Vaccaro condivide l’aspra rivalità contro il viceministro Vincenzo De Luca oggi in ascesa nel governo Letta e magari dopodomani pronto per la poltrona di governatore, forse comprende che deve radicarsi altrove. Dall’altro lato, ha un sindaco che ha perso gli unici due interlocutori nazionali del Pd: Bersani e Andrea Orlando. Due solisti, forse più soli.


maggio 08, 2013

Intervista a Leonardo Impegno. «Non entreremo nella squadra l`eurodeputato non può decidere».

Leonardo Impegno

Leonardo Impegno

(adolfo pappalardo da il mattino) - «La città è allo stremo», continua a ripetere Leonardo Impegno, deputato pd ed ex presidente del consiglio comunale nella seconda giunta lervolino. «Ma il Pd – chiarisce subito – non entrerà in questa giunta guidata da de Magistris».

Allora siete decisi? Nessun ingresso nella squadra?

«Il Pd ha deciso di stare all’opposizione perché è utile e giusto per la città. Ed è stato deciso all’unanimità dalla sua assemblea che ha chiesto un’opposizione propositiva e non ideologica. De Magistris ne prenda atto con rispetto. Alimentare i retroscena, i si dice, e l’aggiramento dei corretti rapporti politici provocano soltanto irritazione. E così diventa difficile persino il semplice dialogo».

Eppure giovedì a parlargli vi è andato Cozzolino, eurodeputato ed autorevole esponente democrat. A che titolo è andato a San Giacomo?

«A nome del Pd parla solo il segretario Gino Cimmino. Se qualcuno vuole sapere qual è la posizione del Pd o chiede al segretario provinciale o si va a leggere gli atti approvati nelle assemblee e dagli organismi dirigenti. Il resto non conta».

Eppure si continua a parlare di rimpasto. E anche nel Pd qualcuno è tentato.

«La città è allo stremo. Parlare semplicemente di rimpasto o allargamento fa capire che si è fuori strada. Il tema riguarda le cose da fare: ci sono tre punti».

Quali?

«Il primo punto strategico riguarda l’ area metropolitana di Napoli: occorre approfittare anche della convenzione per vedere gli assetti istituzionali anche per ciò che concerne il Mezzogiorno. Secondo: le politiche di trasformazione urbana e, terzo, la riqualificazione delle aree degradate e la riorganizzazione radicale dei servizi. Per questo andrebbe aperto un confronto serio con la città, cosa che il sindaco in questi due anni non ha fatto. Bisogna raccogliere il grido di disperazione dei cittadini e dialogare con rispetto ed umiltà con il mondo del civismo e dell’associazionismo sui problemi concreti. È questo che sta facendo e dovrà fare ancora più il Pd. Perché i partiti da soli non ce la fanno più».

Il sindaco non dialoga?

«Su questi temi siamo passati dalle assemblee di popolo all’autoritarismo senza coinvolgere nessuno, vedi zti, all’attuale anarchia».

Però in Regione non fate opposizione dura e anzi si parla di un governissimo sul modello Letta.

«Il Pd rivendica la sua autonomia sia da Caldoro che da de Magistris. E avanza una propria proposta politica. In questi ultimi due anni governatore e sindaco si sono coperti a vicenda, deprimendo le aspettative dei napoletani e dei campani. Bisogna sollecitare entrambi con trasparenza a mettere al centro la drammaticità del Mezzogiorno e della Regione. Oggi c’è un nuovo governo e il Pd in autonomia e in un corretto rapporto istituzionale con entrambi dirà quali sono le priorità».

Ovvero?

«Ridisegnare il sistema portuale e aereoportuale dove ci sono risorse ma non strategia. Concentrarsi, poi, sul corridoio 4 Napoli-Bari. E, infine, c’è un miliardo di euro per cultura e turismo, in particolare su Pompei che può avere una ricaduta enorme. E le bonifiche delle aree industriali solo per citare alcuni esempi su un lavoro enorme che si può fare anche grazie alla competenza del viceministro De Luca e senza gli ostracismi della Lega. Su questo il Pd avrà una sua proposta e chiederà conto a Comune e Regione».


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