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marzo 01, 2011

Candidatura di Luigi Esposito alle amministrative

Caro Amico, Cara Amica,

Dopo tanti anni trascorsi ad esporre e ragionare sui problemi della nostra città e della Regione Campania, presento la mia candidatura nella lista di Italia dei Valori alle prossime elezioni amministrative a Napoli.

Ho deciso di prendere parte a questa prova perché penso che la nostra città e i suoi abitanti debbano reagire ad uno stato di cose che altrove sarebbe semplicemente intollerabile. Chi mi conosce sa bene quanto ami Napoli e quanto sia intimamente convinto del suo enorme potenziale.

Il mio appello si rivolge soprattutto a chi, come me, fa parte della classe media: quei "dormienti" che accettano e vivono alla giornata e che nulla fanno per cambiare questo stato di cose. Mi propongo di “solleticare” l'immobilismo che da anni caratterizza la classe dirigente di questa città.

Intendo offrire il mio lavoro e la mia competenza professionale per rimettere in moto un sistema dove la cultura della meritocrazia e pianificazione sostituisca, sempre più, quella della improvvisazione e del “tirare a campare”.

Ho fondato il centro culturale VivaCampaniaViva. Il centro ha redatto quasi 120 tra dossier ed articoli su tematiche come l’emergenza rifiuti in Campania (commissionato dalla Fondazione Mezzogiorno Europa, fondata dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e inviato alla commissione europea a Bruxelles).

Successivamente sono stato il responsabile dell’ufficio pianificazione e strategia della Fondazione Valenzi, uno dei pochi veri think thank cittadini, legati al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Attualmente sono il project manager della Soluzioni Srl, una società di consulenze che agisce quotidianamente per supportare quei gruppi di imprenditori napoletani che credono nella serietà dei loro progetti.

Penso che la classe politica cittadina necessiti di un rinnovamento non di facciata ma di sostanza. Un rinnovamento di uomini, di attitudine, di coraggio.

La mia idea è quella di accettare le regole del gioco e aprire la porta alle competenze, alle professionalità, al lavoro concreto e alla volontà di fare. Parole che possono sembrare di circostanza ma posso assicurarti che sto lavorando da anni a questo progetto ed ora tu puoi aiutarmi a realizzarlo.

Sto cercando amici che possano sostenermi nella prossima campagna elettorale: sia finanziariamente - nella massima trasparenza - che attraverso il tempo che vorranno dedicare per appoggiare le nostre idee. Voglio poter contare su persone motivate e decise ad impegnarsi per cambiare a poco a poco questa città partendo proprio dal territorio anche attraverso una loro candidatura alle municipalità.

Cell: 349-7811065; Email: luigiespositoidv@libero.it

I miei collaboratori ed io siamo a tua disposizione per rispondere alle tue domande e per raccogliere il tuo supporto. Ti ricordo che sono pronto ad incontrarti nella sede del mio comitato elettorale, ogni sabato, dalle 10.00 alle 19.00, in via Firenze, 54 (nei pressi di piazza Garibaldi) – Napoli.

Per chi volesse avere un'idea più approfondita della mia "storia" politica, invito ad andare a visionare i siti del centro culturale VivaCampaniaViva e della Fondazione Valenzi e a leggere un'antologia dei dossier che ho presentato sul blog vivacampaniaviva.blogspot.com, in particolare i seguenti:

# Ancora e sempre emergenza rifiuti in Campania
# Il Mezzogiorno e i Fondi dell'Unione Europea
# La Questione Campania
# Il caso Bagnoli
# Il caso Vigliena

Riporto, brevemente, anche i punti salienti della mia vita professionale.

Mi sono laureato all’Università degli Studi di Napoli “Federico II” in Ingegneria Civile sezione Trasporti, con voti 110/110.

Sono iscritto all’Ordine degli Ingegneri di Napoli al n. 15592, a seguito dell’abilitazione all'esercizio della professione di Ingegnere conseguita presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”.

Ho conseguito il master in “Project management Foundations and Advanced Project Management” del Project Management Institute tenutosi all’ Ordine degli Ingegneri della Provincia di Napoli.

Ho lavorato negli uffici della “assicurazione e controllo qualità”, del “planning/programmazione e budget” e della “direzione dei lavori” del cantiere appartenente ai lavori relativi all’esecuzione delle opere di “Adeguamento dell’attraversamento del tratto appenninico tra Sasso Marconi e Barberino del Mugello (lotti 9-10-11)”, Autostrada A1, per l’impresa edile “Consorzio Risalto” (Rizzani de Eccher – Salini – Todini). L’importo della intera commessa era pari a 498,5 milioni di euro.

Attualmente sono il project manager della Soluzioni Srl, una società di management che nasce a Napoli da giovani imprenditori e professionisti napoletani, che opera in tutto il territorio nazionale e internazionale “esportando” competenza e professionalità. Con il mio staff seguo le seguenti aziende:

1. Color Glo Italia: Marchio leader in riparazione, restauro e colorazione di pelle, cuoio, similpelle, plastica, velluto, tessuto e alcantara; operante sull’intero territorio nazionale, europeo e nord africano.

2. Websites4today: Studio grafico che si occupa della creazione di siti internet, web design, sviluppo mercati attraverso il web nata negli Stati Uniti da imprenditori napoletani.

3. Globalization Group: Società di traduzioni fondata nel 1998 negli Stati Uniti da imprenditori napoletani.

Mi auguro di sentirvi in tanti e presto! Un cordiale saluto,

Napoli, 01 marzo 2011

Luigi Esposito


febbraio 27, 2011

Candidatura di Luigi Esposito alle prossime amministrative

Caro Amico, Cara Amica,
Dopo tanti anni trascorsi ad esporre e ragionare sui problemi della nostra città e della Regione Campania, presento la mia candidatura nella lista di Italia dei Valori alle prossime elezioni amministrative a Napoli dopo un incontro con la segreteria politica dell’onorevole Luigi de Magistris.
Ho deciso di prendere parte a questa prova perché penso che la nostra città e i suoi abitanti debbano reagire ad uno stato di cose che altrove sarebbe semplicemente intollerabile. Chi mi conosce sa bene quanto ami Napoli e quanto sia intimamente convinto del suo enorme potenziale.
Il mio appello si rivolge soprattutto a chi, come me, fa parte della classe media: quei "dormienti" che accettano e vivono alla giornata e che nulla fanno per cambiare questo stato di cose. Mi propongo di “solleticare” l'immobilismo che da anni caratterizza la classe dirigente di questa città.
Intendo offrire il mio lavoro e la mia competenza professionale per rimettere in moto un sistema dove la cultura della meritocrazia e pianificazione sostituisca, sempre più, quella della improvvisazione e del “tirare a campare”. Ho fondato il centro culturale VivaCampaniaViva. Il centro ha redatto quasi 120 tra dossier ed articoli su tematiche come l’emergenza rifiuti in Campania (commissionato dalla Fondazione Mezzogiorno Europa, fondata dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e inviato alla commissione europea a Bruxelles). Successivamente sono stato il responsabile dell’ufficio pianificazione e strategia della Fondazione Valenzi, uno dei pochi veri think thank cittadini, legati al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Attualmente sono il project manager della Soluzioni Srl, una società di consulenze che agisce quotidianamente per supportare quei gruppi di imprenditori napoletani che credono nella serietà dei loro progetti.
Penso che la classe politica cittadina necessiti di un rinnovamento non di facciata ma di sostanza. Un rinnovamento di uomini, di attitudine, di coraggio.
La mia idea è quella di accettare le regole del gioco e aprire la porta alle competenze, alle professionalità, al lavoro concreto e alla volontà di fare. Parole che possono sembrare di circostanza ma posso assicurarti che sto lavorando da anni a questo progetto ed ora tu puoi aiutarmi a realizzarlo.
Sto cercando amici che possano sostenermi nella prossima campagna elettorale: sia finanziariamente - nella massima trasparenza - che attraverso il tempo che vorranno dedicare per appoggiare le nostre idee. Voglio poter contare su persone motivate e decise ad impegnarsi per cambiare a poco a poco questa città partendo proprio dal territorio anche attraverso una loro candidatura alle municipalità.
Cell: 349-7811065; Email: luigiespositoidv@libero.it
I miei collaboratori ed io siamo a tua disposizione per rispondere alle tue domande e per raccogliere il tuo supporto. Ti ricordo che sono pronto ad incontrarti nella sede del mio comitato elettorale, ogni sabato, dalle 10.00 alle 19.00, in via Firenze, 54 (nei pressi di piazza Garibaldi) – Napoli.
Per chi volesse avere un'idea più approfondita della mia "storia" politica, invito ad andare a visionare i siti del centro culturale VivaCampaniaViva e della Fondazione Valenzi e a leggere un'antologia dei dossier che ho presentato sul blog vivacampaniaviva.blogspot.com, in particolare i seguenti:
# Ancora e sempre emergenza rifiuti in Campania
# Il Mezzogiorno e i Fondi dell'Unione Europea
# La Questione Campania
# Il caso Bagnoli
# Il caso Vigliena
Riporto, brevemente, anche i punti salienti della mia vita professionale.
Mi sono laureato all’Università degli Studi di Napoli “Federico II” in Ingegneria Civile sezione Trasporti, con voti 110/110.
Sono iscritto all’Ordine degli Ingegneri di Napoli al n. 15592, a seguito dell’abilitazione all'esercizio della professione di Ingegnere conseguita presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”.
Ho conseguito il master in “Project management Foundations and Advanced Project Management” del Project Management Institute tenutosi all’ Ordine degli Ingegneri della Provincia di Napoli.
Sono stato il responsabile dell’Ufficio “Planning/programmazione e budget” del cantiere appartenente ai lavori relativi all’esecuzione delle opere di “Adeguamento dell’attraversamento del tratto appenninico tra Sasso Marconi e Barberino del Mugello (lotti 9-10-11)”, Autostrada A1, per l’impresa edile “Consorzio Risalto” (Rizzani de Eccher – Salini – Todini). L’importo della intera commessa era pari a 498,5 milioni di euro.
Attualmente sono il project manager della Soluzioni Srl, una società di management che nasce a Napoli da giovani imprenditori e professionisti napoletani, che opera in tutto il territorio nazionale e internazionale “esportando” competitività e professionalità. Con il mio staff seguo le seguenti aziende:
1. Color Glo Italia: Marchio leader in riparazione, restauro e colorazione di pelle, cuoio, similpelle, plastica, velluto, tessuto e alcantara; operante sull’intero territorio nazionale, europeo e nord africano.
2. I’M Magazine: Luxury magazine free press creato dall’attore Maurizio Aiello; distribuita in Campania.
3. Zazà – melodia del gelato: Melodia del gelato è il nuovo concetto di gelateria in franchising nata negli Stati Uniti da imprenditori napoletani.
4. Websites4today: Studio grafico che si occupa della creazione di siti internet, web design, sviluppo mercati attraverso il web nata negli Stati Uniti da imprenditori napoletani.
5. Globalization Group: Società di traduzioni fondata nel 1998 negli Stati Uniti da imprenditori napoletani.
Mi auguro di sentirvi in tanti e presto! Un cordiale saluto,
Napoli, 26 febbraio 2011
Luigi Esposito


febbraio 23, 2011

Napoli - Elezioni Amministrative 2011

Caro Amico, Cara Amica,

Dopo tanti anni trascorsi ad esporre e ragionare sui problemi della nostra città e della Regione Campania, ho finalmente avuto la possibilità di presentare la mia candidatura nella lista di Italia dei Valori alle prossime elezioni amministrative a Napoli.

Ho deciso di prendere parte a questa prova perché penso che la nostra città e i suoi abitanti debbano reagire ad uno stato di cose che altrove sarebbe semplicemente intollerabile. Chi mi conosce sa bene quanto ami Napoli e quanto sia intimamente convinto del suo enorme potenziale.

Il mio appello si rivolge soprattutto a chi, come me, fa parte della classe media: quei "dormienti" che accettano e vivono alla giornata e che nulla fanno per cambiare questo stato di cose. Mi propongo di “solleticare” l'immobilismo che da anni caratterizza la classe dirigente di questa città.

Intendo offrire il mio lavoro e la mia competenza professionale per rimettere in moto un sistema dove la cultura della meritocrazia e pianificazione sostituisca, sempre più, quella della improvvisazione e del “tirare a campare”. Ho fondato il centro culturale VivaCampaniaViva, collaborando con la Fondazione Mezzogiorno Europa, fondata dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Successivamente ho lavorato con la Fondazione Valenzi, uno dei pochi veri think thank cittadini. Attualmente sono il project manager della Soluzioni Srl, una società di consulenze che agisce quotidianamente per supportare quei gruppi di imprenditori napoletani che credono nella serietà dei loro progetti.

Penso che la classe politica cittadina necessiti di un rinnovamento non di facciata ma di sostanza. Un rinnovamento di uomini, di attitudine, di coraggio.

La mia idea è quella di accettare le regole del gioco e aprire la porta alle competenze, alle professionalità, al lavoro concreto e alla volontà di fare. Parole che possono sembrare di circostanza ma posso assicurarti che sto lavorando da anni a questo progetto ed ora tu puoi aiutarmi a realizzarlo.

Sto cercando amici che possano sostenermi nella prossima campagna elettorale: sia finanziariamente - nella massima trasparenza - che attraverso il tempo che vorranno dedicare per appoggiare le nostre idee. Voglio poter contare su persone motivate e decise ad impegnarsi per cambiare a poco a poco questa città partendo proprio dal territorio.

Ho fondato il comitato elettorale Luigi Esposito, che ha sede in via Firenze, 54 - Napoli, cell: 3497811065 / 3270187618. Email: vivacampaniaviva@libero.it. I miei collaboratori ed io siamo a tua disposizione per rispondere alle tue domande e per raccogliere il tuo supporto.

Mi auguro di sentirvi in tanti e presto! Un cordiale saluto,

Luigi Esposito

Napoli, 21 febbraio 2011


gennaio 07, 2010

UN SISTEMA CHE CONTINUA A FARE ACQUA

di Antonio Massarutto 10.12.2009
http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001435.html

La storia della privatizzazione dell'acqua è una bufala mediatica: è il meccanismo di affidamento a cambiare, non la proprietà dell'impresa. Piuttosto, con il decreto non si fa alcun passo avanti verso la risoluzione dei veri problemi del settore idrico. La debolezza industriale del settore nasce infatti dalla fragilità e dalla confusione del sistema di regolazione. Continueranno a rimanere al palo gli investimenti. Ma ogni giorno che passa senza investire nell'acqua è un debito che si accumula sulle spalle delle gestioni future.

Neppure Orson Welles avrebbe saputo confezionare una bufala mediatica come quella della “privatizzazione dell’acqua”. Come ha ben spiegato Carlo Scarpa, non c’è nessun obbligo di privatizzazione alle porte; c’è piuttosto l’obbligo per gli enti locali di indire una gara, alla quale potranno partecipare anche le imprese pubbliche. È il meccanismo di affidamento a cambiare, non la proprietà dell’impresa, che potrà essere, come è stato finora, pubblica, privata o mista.

UN CONCORSO DI BELLEZZA PER L'ACQUA

Il pubblico continua a tenere le redini: è la parte pubblica a stabilire le condizioni dell’affidamento e a fissare le tariffe, sono le condizioni pattuite nel contratto di servizio a dettare legge. Il privato prenderà i servizi in affidamento, operando in nome e per conto del pubblico, alle condizioni stabilite dal pubblico. In ogni caso, nessuno impedirà alle aziende pubbliche di vincere le gare, tanto più che saranno gli stessi sindaci a deciderne l’esito.
Le gare saranno “concorsi di bellezza”, in cui l’incumbent partirà con un tale vantaggio che ben difficilmente potrà perdere se i comuni non lo vorranno. E i privati, che lo sanno, ben difficilmente sprecheranno tempo e denaro per partecipare a gare il cui esito è già scritto, se non forse in quei casi in cui la gestione pubblica ha dato finora prove così sgangherate da ritenere plausibile che la politica locale voglia cogliere l’occasione per ripensare gli assetti già costituiti.
Anche la tanto esecrata norma che prevede la discesa dell’azionista pubblico sotto il 30 per cento è stata mal compresa: non si tratta di un obbligo, infatti, ma solo della condizione per conservare l’affidamento diretto. I comuni, cioè, non sono obbligati a vendere. Possono scegliere se vendere e conservare l’affidamento originario, oppure tenere le aziende come sono e farle partecipare alla gara, che con ogni probabilità vinceranno. Tra l’altro, la possibilità di vendere ulteriori quote perdendo la maggioranza relativa esisteva ben prima del decreto. In ogni caso, 30 o 51 per cento cambia poco: queste aziende già oggi si comportano, a tutti gli effetti, come imprese private, dovendo fare i conti con la capitalizzazione di borsa, che sta a cuore anche ai comuni proprietari.
Le bandiere arcobaleno della protesta possono dunque tornare negli armadi: non c’è nessuna multinazionale assetata di profitto a insidiare il prezioso oro blu.

INVESTIMENTI AL PALO

Tanto rumore per nulla, quindi? No. Perché se è vero che questo decreto cambia poco, è anche vero che non fa alcun passo avanti verso la risoluzione dei veri problemi del settore idrico, rinviando semmai di altri due-tre anni almeno l’avvio a regime del sistema. Questi anni andranno perduti tra bandi di gara, carte da bollo, ricorsi al Tar, sgambetti reciproci tra gli aspiranti candidati. Le aziende saranno impegnatissime nel preparare offerte e stringere alleanze; nel frattempo, la gestione continuerà a navigare a vista.
Tanto lavoro per avvocati e consulenti, mentre nessuno batterà un chiodo, nell’attesa della fine dell'ennesima fase transitoria. Quale banca potrebbe essere così pazza da prestare denaro a lungo termine a un soggetto che domani mattina potrebbe scomparire, le cui obbligazioni non sono garantite da un affidamento e un contratto di servizio credibile? E del resto, quale azienda potrebbe avere voglia di pensare al lungo termine finché le condizioni dell’affidamento non saranno chiare e soprattutto stabili?
A rimanere al palo saranno, ancora una volta, gli investimenti, che già oggi scontano ritardi enormi. La riforma del 1994, secondo il legislatore, doveva andare a regime in un paio d’anni al massimo: ce ne sono voluti quindici, nel corso dei quali nessuno ha investito un centesimo. E anche ora che faticosamente la farraginosa macchina messa in piedi dalla legge Galli si è messa in moto, i dati mostrano che gli investimenti effettivamente realizzati sono meno della metà di quanto i piani avevano previsto. Nel frattempo, incalzano le procedure di infrazione per le direttive europee che non abbiamo ancora incominciato ad attuare, e i nostri fiumi e laghi soffrono per l’inadeguatezza di un sistema di depurazione fatiscente. Altro che acquedotti: sono le fogne e i depuratori le vere emergenze idriche di questo paese. Il valore che spesso si sente citare – 60 miliardi di euro da investire nei prossimi dieci anni – è in realtà una stima largamente per difetto, che risulta dall’aggregazione di quanto i piani degli enti locali hanno sinora ipotizzato.

NON BASTA L'AUTHORITY

I commentatori più avveduti riconducono la debolezza industriale del settore alla fragilità e alla confusione dell’attuale sistema di regolazione. Con le gare, questa fragilità si rivelerà in modo ancora più palese. Ma non basta invocare un’authority - taumaturgo: occorre avere le idee ben chiare su quali sono i nodi critici su cui una riforma della regolazione deve andare a incidere.
Gestire i servizi idrici sopportandone i rischi industriali richiede un modello di affidamento elastico e flessibile, capace di rendere prevedibili i flussi di cassa futuri adattandosi alle contingenze. Questa industria è caratterizzata soprattutto da costi fissi e affondati per lunghissimi periodi, dunque reclama una garanzia dei ricavi totali, a fronte di un gran numero di eventi futuri che sollecitano aggiustamenti periodici dei parametri economici: investimenti, costi operativi ammessi, oneri finanziari, tariffe. La proprietà delle aziende, sotto questo profilo, non fa differenza.
Solo Rufus Firefly – il dittatore pazzo de “La guerra lampo dei fratelli Marx” – sapeva creare regole più eccentriche, ondivaghe e imprevedibili di quelle che caratterizzano il settore idrico oggi in Italia. Ci sono troppi regolatori che fanno cose contraddittorie, intralciandosi l’un l’altro. Ci sono soggetti – segnatamente, gli Ato – sul cui capo si assommano impropriamente sia il ruolo di controparte contrattuale dei gestori, sia quello di regolatore, mentre i sindaci che ne fanno parte sono spesso anche i proprietari delle aziende che dovrebbero essere regolate, dando luogo a conflitti di interesse di ogni genere. Ci sono troppi principi enunciati in modo generico, cui non corrisponde una traduzione adeguata in termini di diritti, doveri, chi fa che cosa, chi è responsabile se le cose vanno male.
C’è un meccanismo di affidamento che a parole invoca la gestione industriale e imprenditoriale, ma poi la svuota di contenuti prevedendo che sia l’Ato, ossia l’ente pubblico concedente, a elaborare i piani di investimento e a corredarli di un piano finanziario, relegando il gestore nello scomodo ruolo di chi dovrebbe realizzare a proprio rischio un piano redatto da altri, con ipotesi di sostenibilità finanziaria quasi sempre sballate. C’è un altro meccanismo, che prevede la revisione triennale dei piani, ma non si preoccupa di disciplinare in che modo la revisione dovrebbe avvenire, a quali condizioni il gestore può rifiutarsi di eseguire quanto previsto dal piano se le ipotesi alla sua base non tengono, cosa accade se gestore e Ato non sono d’accordo sui termini della revisione.
C’è una norma che proclama solennemente la copertura dei costi attraverso le tariffe; peccato che il sistema di contabilità regolatoria, cui compete l’individuazione delle voci di costo ammesse e i criteri per valutare il capitale investito e il suo rendimento, contenuto in un decreto del 1996, non sia mai stato cambiato da allora, nonostante le sue evidenti lacune. Ci sono altri metodi istituiti da alcune Regioni come l’Emilia-Romagna, che si discostano in modo significativo da quello nazionale, ed è tuttora in piedi il conflitto tra livelli di governo su quale dei due debba prevalere. In un settore in cui il 90 per cento dei costi sono riconducibili agli investimenti, l’assenza di un criterio adeguato per misurare il costo del capitale riduce l’equilibrio finanziario a una questione di mera copertura dei costi operativi, lasciando agli investimenti solo margini aleatori. E può capitare che aziende in situazione apparentemente florida piombino nell’insolvenza non appena devono spendere per rifare qualche tubo.
La copertura dei costi, peraltro, viene intesa poco più che a piè-di-lista; la valutazione comparata dell’efficienza, premessa di qualunque sistema di regolazione incentivante, è affidata a una formula econometrica calcolata in modo misterioso, della quale il governo si è sempre rifiutato di rivelare la fonte e perfino la reale significatività statistica; e che non viene aggiornata da tredici anni.
Finché questi nodi non verranno sciolti, il settore continuerà a non saper come reggersi in piedi. Pubblici o privati che siano i gestori, nessuno sarà in grado di presentare a chi finanzia programmi credibili con rischi delimitati e calcolabili.
Ogni giorno che passa senza investire nell’acqua è un debito che si accumula sulle spalle delle gestioni future, che dovranno pagare il doppio per recuperare il tempo che noi stiamo perdendo in scomposti dibattiti all’italiana sui massimi sistemi del mondo.
Saranno i nostri figli e nipoti a pagare il conto. Tutti invocano il “diritto all’acqua”. Sarebbe bene cominciare a renderci conto che a questo diritto corrisponde il dovere di farci carico dei costi necessari. La cosa che fa ancora più tristezza è l’entità della cifra che sarebbe necessario sborsare: in media, sono poche decine di euro all’anno per famiglia. È mai possibile che la settima potenza industriale del pianeta non sappia trovare il modo di mobilitare una cifra così esigua, per fare una cosa che, a parole, tutti convengono sia necessaria?


SERVIZI LOCALI: LE REGOLE NON POSSONO ATTENDERE

di Carlo Scarpa 18.11.2009
http://www.lavoce.info/articoli/pagina1001395-351.html

Nessuna privatizzazione dell'acqua o di altro, ma certo una maggiore spinta a che le amministrazioni locali mostrino se le loro imprese sono veramente efficienti. Nulla di male in questo, ma manca un pezzo. Manca una regolazione seria dei settori, che oggi non hanno regole chiare che possano veramente garantire una partnership pubblico-privato virtuosa. Occorre completare il quadro delle regole. E farlo rapidamente. Perché altrimenti i rischi sono tanti.

Pare ormai definitivo. Passerà la riforma dei servizi pubblici locali proposta del governo, con la benedizione sostanziale di diversi esponenti dell’opposizione. In realtà, riguarda solo tre servizi, ovvero acqua e rifiuti e trasporti locali, ma per questi avviene effettivamente qualcosa di significativo. L’aspetto fondamentale è che si cerca di quasi-vietare gli affidamenti diretti di un comune a una impresa interamente pubblica. Se si vogliono fare affidamenti diretti, ci deve essere con almeno il 40 per cento un socio privato industriale (non solo finanziario) con compiti di gestione. Se no, si va in gara.

CONTRO LE INEFFICIENZE

La ratio è evidente. Accanto a tante imprese pubbliche efficienti, ce ne sono tante che gettano via denaro pubblico. Si noti che i privati, motivati dai profitti, a parità di efficienza verosimilmente chiederanno prezzi più alti delle imprese pubbliche. E allora le imprese pubbliche efficienti resteranno a galla, anche perché se sono veramente tali vinceranno le gare. Quelle che sono così inefficienti da perdere le gare perfino contro i privati, che dai prezzi devono ricavare margini di profitto, personalmente non le rimpiangerò.
Per dare un’idea, nel 2005 risultavano in perdita circa un terzo delle imprese locali del settore igiene urbana e il 40 per cento nel settore idrico. E il trasporto pubblico locale va anche peggio.
Nella più ottimistica interpretazione, siamo di fronte a deficit pubblici che le amministrazioni locali nascondono nelle loro imprese per non farli risultare dai bilanci comunali. Ma, temo, in molti casi c’è ben di peggio. A queste situazioni occorre dare una risposta, anche per lasciare spazio a imprese vere; magari pubbliche, perché no, ma vere.
Una delle norme introdotte dice che se si vuole evitare la gara, allora abbiamo bisogno di almeno il 40 per cento di capitale privato. È forse il punto più debole della norma, ma non è insensato. Diversi studi sull’Italia (ma non solo) ci dicono che le imprese a capitale misto sono più efficienti di quelle totalmente pubbliche. Ma è evidente che l’arrivo “forzato” del privato non è in sé una panacea; tante volte le imprese miste sono migliori di quelle pubbliche proprio perché sono state vendute al privato le imprese più appetibili (quelle scadenti, nessuno se le compra). Oltre tutto, costringere a vendere non promette bene quanto a gettito pubblico e si può dubitare che molte amministrazioni vorranno andare su questa strada, se non per eludere la norma con qualche socio privato di comodo. Ma, come si diceva, se non ci riescono non è la fine del mondo: è solo la messa a gara del servizio.

NON C’È UNA PRIVATIZZAZIONE DEL SERVIZIO IDRICO…

È triste che qualcuno chiami tutto questo “la privatizzazione dell’acqua”. È cattiva informazione, ai limiti della mala fede. Quello che si vuole è la messa a gara dei servizi. Se uno poi vuole mantenere la proprietà pubblica delle imprese lo può fare, ma queste devono dimostrare sul campo di valere almeno quanto quelle private. Si noti bene: le imprese pubbliche “brave” non avranno problemi, e in Italia per fortuna ne abbiamo diverse.
Il timore di qualcuno è che la presenza dei privati aumenti i prezzi, in particolare dell’acqua. No, a questa obiezione la risposta è semplice: se non si vogliono i privati allora si faccia una gara, e se l’impresa interamente pubblica farà veramente prezzi più bassi, allora il privato non passerà. Avremo una gestione privata solo se sarà il privato ad avere prezzi più bassi, ma allora il problema non esiste.
Resta poi un'altra questione, che prescinde dalla proprietà pubblica o privata. Ovvero, il fatto che il settore idrico ha bisogno di investimenti immensi (decine di miliardi di euro già oggi previsti) e che i costi dovranno essere coperti da prezzi più alti. Ma questo resterà vero anche se il gestore è pubblico, ed è cosa nota da almeno quindici anni: la legge Galli è del 1994, quando al governo c’era Carlo Azeglio Ciampi; il provvedimento per l’adeguamento dei prezzi data al 1996, firmato da Antonio Di Pietro nel primo governo Prodi.

UN GROSSO PROBLEMA APERTO

Se l’impianto del provvedimento è sostanzialmente accettabile, lascia però aperti un paio di problemi. Il primo, risolvibile con un regolamento apposito, è come saranno fatte le gare. Il secondo è invece assai più serio, ovvero chi regola questi settori. Si spinge per una maggiore presenza privata in alcuni servizi che però non hanno una regolazione degna di questo nome.
Ad esempio, nell’acqua già oggi questo è un problema che sta per esplodere. Da un lato, il regolatore non può essere (come è oggi) un organo politico locale, troppo sottoposto a pressioni elettorali spicciole: inutile obbligare alla privatizzazione se non si creano le condizioni per tutelare gli investitori. Dall’altro, i livelli di qualità rischiano di essere sacrificati se i comuni non hanno organi capaci di svolgere il monitoraggio. Problema, questo, ancora più acuto per il settore dei rifiuti.
Il provvedimento non è sbagliato, ma manca un pezzo. Non era certo un decreto ministeriale che poteva farlo, ma ora l’istituzione di organi di regolazione per questi servizi non può più attendere. Pena, il caos.


dicembre 08, 2009

Le associazioni dei malati neuromuscolari unite nel denunciare la grave situazione dell’assistenza riabilitativa in Campania

Cari amici,
vi comunico l'ottimo risultato, riportando un comunicato stampa, raggiunto dalla caparbietà e dalla energia delle associazioni dei malati neuromuscolari.
Un saluto cordiale,
Luigi Esposito

Comunicato stampa
Ringraziamo tutti per l'interessamento e la pubblicazione del comunicato stampa relativo alla sospensione delle terapie per gli ammalati con gravi deficit neuromotori e disabili. La protesta delle associazioni ha avuto la meritata risposta delle Istituzioni chiamate in causa. La Regione Campania ha emesso una delibera nella quale si evince uno stanziamento straordinario per far fronte a questa emergenza.

Antonella Amato
Ufficio Stampa AISLA Napoli


novembre 27, 2009

Le associazioni dei malati neuromuscolari unite nel denunciare la grave situazione dell’assistenza riabilitativa in Campania

A partire da oggi – 17 novembre 2009 – con l’ASL NA2 Nord e poi, a seguire, con le altre ASL, i Centri di Riabilitazione della Regione Campania saranno “assolti dall’obbligo di erogare in regime di accreditamento”. In altri termini, se lo faranno non vi è garanzia che vengano pagati a causa del superamento dei tetti di spesa.

Tutto questo accade nonostante le Linee Guida per le attività di Riabilitazione in Regione Campania sanciscano chiaramente che all’utente debba essere garantita la continuità terapeutica addirittura anche durante la sola fase di revisione dei programmi.

Non solo, “…Il progetto riabilitativo e i suoi programmi attuativi definiscono i tempi di completamento dei cicli riabilitativi, di norma contenuti entro 240 giorni, fatta eccezione per i pazienti affetti da gravi patologie a carattere involutivo (sclerosi multipla, distrofia muscolare, sclerosi laterale amiotrofica, malattia di Alzheimer), alcune patologie congenite su base genetica, con gravi danni cerebrali o disturbi psichici, i pluriminorati anche sensoriali, per i quali il progetto riabilitativo può estendersi anche oltre senza limitazioni…”.

E ora, nonostante la paradossale esistenza di contratti terapeutici firmati nei mesi scorsi e non ancora scaduti, arriva la sospensione delle prestazioni precedentemente autorizzate.
Si ritiene inaudito che in un paese che ha appena ratificato la Convenzione ONU sui Diritti delle Persone con Disabilità si debba assistere inermi alla negazione del diritto all’assistenza riabilitativa che per molte delle persone che fanno riferimento alle nostre associazioni rappresenta “l’unica cura possibile”, in assenza di una possibilità di guarigione.

Le associazioni sottoscritte chiedono, pertanto, un intervento urgente da parte delle Istituzioni, pena il passaggio a forme di protesta “attive” che naturalmente vedranno coinvolti in prima persona malati e familiari.

UILDM – Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare
AISLA – Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica
AISM - Associazione Italiana Sclerosi Multipla
Famiglie SMA – Associazione di Genitori per la Ricerca sull’Atrofia Muscolare Spinale
ASAMSI – Associazione per lo studio delle Atrofie Muscolari Spinali Infantili


Commemorazione per i cento anni dalla nascita di Maurizio Valenzi

Discorso pronunciato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il 15 novembre 2009 nel corso della Celebrazione in occasione dei cento anni dalla nascita di Maurizio Valenzi.

Questa partecipazione corale - la città, senza distinzioni di parte, le istituzioni, la società civile - ci dice molto semplicemente che Maurizio Valenzi è stato una gran persona.
Naturalmente, si è parlato molto, qui, di Maurizio sindaco: perché in quell'esperienza culminò tutta la sua storia, perché in quella prova diede il meglio di se, si avvicinò come non mai ai cittadini e lasciò la sua impronta nella storia di Napoli. Una prova difficile, dura, quella di Sindaco di Napoli come lo è per sua natura e dunque per chiunque: una prova che conobbe momenti altamente drammatici. Ero anch'io a Napoli nel tardo pomeriggio del 23 novembre 1980: la lunga, impressionante scossa del terremoto mi colse mentre ero a Santa Brigida, a due passi da Piazza Municipio, Maurizio era al San Carlo, ci incontrammo subito dopo al portone di Palazzo San Giacomo, prima che accorressero gli Assessori e altri. Già si intuiva quale colpo terribile avesse subito Napoli, mentre la gente scendeva a fiumi dai Quartieri Spagnoli per trovare rifugio all'aperto, nella grande Piazza Municipio. Maurizio non ebbe un solo attimo di smarrimento, non perse nemmeno per un attimo la padronanza di se e della situazione.
Maurizio Valenzi è stato una gran persona, e non solo da Sindaco. E ciascuno di noi ha le sue ragioni e i suoi sentimenti per essere qui. Me compreso. Ma non mi abbandonerò alla suggestione dei ricordi, che abbracciano un arco di sessant'anni, che toccano me, e poi mia moglie, Clio, e infine il mio primo figlio, Giovanni, in un rapporto, perfino, di porta a porta, sulla comune terrazza di via Gioacchino Toma; ricordi fatti anche della dolce immagine di Litza, e degli anni di Marco e di Lucia ancora ragazzi. Insomma, tra me, la mia famiglia, Maurizio e la sua famiglia, amicizia e affetto incancellabili.
Siamo però in tanti, anche meno legati personalmente a lui, ad aver voluto bene a Maurizio: anche perché era difficile non volergliene. La sua stoffa umana, il suo tratto cordiale e garbato, la sua apertura verso le ragioni altrui, la sua capacità di ascolto, la sua peculiare tendenza a fare politica con passione ma senza odii e senza fanatismi, hanno naturalmente, sempre, suscitato simpatia oltre i confini dei consensi politici e negli ambienti più diversi. Gli hanno voluto bene il mondo del lavoro e la gente del popolo, i ceti produttivi e l'intellettualità. Ieri pomeriggio abbiamo ricordato all'Accademia Pontaniana Renato Caccioppoli, autentico genio e, politicamente, compagno di strada di Maurizio ma tra i più indipendenti e imprevedibili, e anche lui gli fu sincero amico. Certo, l'attenzione di Maurizio per la cultura e per l'arte era speciale: perché artista era lui stesso. Una vocazione, quella di pittore di promettente talento, di cui il corso della sua vita e della storia bloccò la piena affermazione, e che rimase a lungo come chiusa e gelosamente custodita nel suo animo, per riapparire in piena luce molto più tardi. Una vocazione, e un'esperienza giovanile di pittore che non si conosceva e neppure si sospettava da parte di quanti come me si avvicinavano a Maurizio tra gli anni '40 e '50. Vedevamo, certo, che era a suo agio con Paolo Ricci e con tutti gli artisti che passavano di lì, da Napoli, da Villa Lucia. Ma per noi allora Maurizio era un dirigente politico e basta.
Domandiamoci dunque: come definire la figura di Maurizio? Quella di un politico di professione, dovremmo dire. Ma ragioniamone perché la personalità di Maurizio può essere una chiave per capire molte cose di ieri e di oggi, che interessano Napoli e non solo Napoli.
Il politico di professione è una specie forse in via di estinzione. Bisogna tuttavia difenderla storicamente da giudizi sommari e grossolani. Fare della politica una scelta di vita, secondo la famosa espressione di Giorgio Amendola - amico carissimo di Maurizio -, dedicarsi cioè interamente all'esercizio dell'attività politica, è stato il modo in cui molti hanno contribuito alla costruzione della democrazia, allo sviluppo della vita democratica, nelle società dell'Occidente europeo. Certo, la vicenda dei politici di professione fa tutt'uno con la vicenda dei partiti, della loro ascesa, nell'Italia della Costituzione repubblicana e altrove. Le involuzioni e finanche le degenerazioni del sistema dei partiti, il burocratizzarsi del fare politica e l'immeschinirsi della figura dei politici di professione, divenuti spesso semplici soggetti e agenti di calcoli e giuochi di potere, non possono cancellare i tratti positivi originari di quella esperienza.
Dedicarsi interamente alla politica, ha infatti significato, per un periodo non breve, avere un forte senso della missione, spirito di servizio e di sacrificio prima e al di là di ogni legittima ambizione personale. Questo ha certamente significato per un uomo come Maurizio Valenzi, che ha dato, col suo lungo impegno nelle condizioni più diverse e difficili, esempio di nobiltà della politica.
Napoli e l'Italia sono, lo sappiamo, radicalmente cambiate, specie nel rapporto con la politica. E io non sono qui per idoleggiare nostalgicamente il tempo che fu, il sistema dei partiti di una volta e la figura un tempo prevalente dei politici di professione.
Alla politica, e anche alla competizione per assumere ruoli nelle istituzioni, si può giungere in modi diversi: vi si può giungere dalla società civile, dal mondo del lavoro e dell'imprenditoria, dal mondo della cultura e, Maurizio insegni, dell'esperienza artistica. Peraltro, comunque si giunga alla politica, bisogna sapere che essa richiede qualità specifiche, richiede che si abbiano o si acquisiscano qualità specifiche, perché non può vivere di dilettantismi, e perché è - si potrebbe dire con Benedetto Croce - un'arte a se stante.
Quello che tuttavia più conta - ci si schieri liberamente a sinistra o a destra - è il senso della nobiltà della politica, il senso dei limiti ma anche del ruolo alto e insostituibile della politica; quello che conta è la dedizione all'interesse generale, è la moralità della politica.
Per lo stimolo che in questa chiave ci viene ancor oggi dalla figura e dalla storia di Maurizio Valenzi, gli siamo riconoscenti. Lo ricordiamo con affetto e, in spirito di unità, gli rendiamo omaggio guardando alle sfide con cui Napoli e l'Italia sono chiamate a misurarsi.


novembre 11, 2009

Locali commerciali disponibili alla galleria Marconi di Casoria

La Galleria Marconi è una struttura commerciale nata nel 1997 dalle fondamenta della ex Upim.

Al suo interno ci sono 20 locali commerciali più un bellissimo locale (libero) sotterraneo di 800 mq il cui accesso è posto all'esterno della struttura.

La galleria si trova in pieno centro di Casoria (90.000 abitanti) e ospita marchi importanti come Prenatal, Original Marines, Vodafone, Bassetti, Yamamay.

A causa della gravissima crisi, ci sono attualmente ben 6 locali vuoti, liberi senza ceditura, da locare.

Recentemente i proprietari dei negozi della galleria si stanno attivando per rilanciare la struttura e la loro la priorità è essenzialmente locare i negozi, magari apportando imprenditori capaci seri e con marchi conosciuti.

I settori liberi sono i seguenti:
alimentari, bar, ristorazione, tabacchi, giocattoli, detersivi, musica, elettronica, profumeria, bijoutteria, area ludica per bambini, orologeria, agenzia di viaggio, lavanderia, cartolibreria, etc.

La galleria Marconi ha anche la possibilità di applicare delle condizioni particolarmente vantaggiose per il canone di locazione, qualora dovesse trovare un operatore valido.

Certamente il periodo non è dei migliori per gli investimenti ma potrebbe anche essere propizio per ottenere delle condizioni migliori.

I locali sono di diverse quadrature (50/80/150/800 mq).

L'ambiente è tranquillo e il centro commerciale ha un servizio di vigilanza privato efficiente (non ci sono mai stati furti ai negozi).

Per informazioni rivolgersi a:

Limoges di Paolo Terminiello
Via G. Marconi, 12 - Galleria Marconi
80026 - Casoria (NA)
www.limoges.it
e-mail:limoges@iol.it
tel/fax 081 7588503


Fondazione Valenzi - Gianni Letta e Giorgio Napolitano il 15 novembre a Napoli per i cento anni dalla nascita di Maurizio Valenzi

Lucia Valenzi: "L´evento sarà preceduto da un fitto programma di iniziative nelle scuole e nei luoghi della cultura. Vogliamo tenere vivo il ricordo e coinvolgere con il messaggio di mio padre centinaia di giovani".

Saranno il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta ed il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a concludere domenica 15 novembre la commemorazione per i cento anni dalla nascita di Maurizio Valenzi, organizzata dalla Fondazione Valenzi, in collaborazione con la Fondazione Premio Napoli.
L´iniziativa, sotto l´Alto Patronato del Presidente della Repubblica, inizierà alle 11 e si svolgerà nella Sala dei Baroni di Castel Nuovo, aprendo così il programma delle celebrazioni di Maurizio Valenzi.
Condotto dal Segretario Generale della Fondazione Valenzi Roberto Race, l'evento si aprirà con i saluti del Sindaco di Napoli Rosa Russo Jervolino, del Presidente della Provincia di Napoli Luigi Cesaro, del Presidente della Regione Campania Antonio Bassolino e del Vice Presidente Vicario del Parlamento Europeo Gianni Pittella.
Seguirà l´intervento del Presidente della Fondazione Premio Napoli Silvio Perrella che presenterà "L´alfabeto di Maurizio": una lettura, per voce degli attori Mariano Rigillo e Cristina Donadio, di testi di Maurizio Valenzi, selezionati dai figli Lucia e Marco.
Preceduto da un ricordo di Antonio Ghirelli, seguirà l´intervento di Lucia Valenzi, che presenterà il programma delle attività future della Fondazione.
A chiusura delle celebrazioni, gli interventi di Gianni Letta e di Giorgio Napolitano.
Nel corso dell´incontro, Napolitano consegnerà il Premio Napoli Speciale 2009 alla memoria di Maurizio Valenzi ai figli Lucia e Marco. Sarà inoltre presentato un libro, curato da Lucia Valenzi e Roberto Race, in cui sono raccolti i ricordi di tanti amici ed anche avversari politici, capi di Stato e di Governo, politici, intellettuali, imprenditori, artisti. Il volume sarà pubblicato in due edizioni: una rilegata a tiratura limitata, stampata da Arti Grafiche Boccia, ed una in brussura, edita da Tullio Pironti Editore.
A fine evento sarà inaugurata, nella Cappella Palatina, la mostra fotografica "La Napoli di Maurizio", curata da Vera Maone con allestimento progettato da Salvatore Velotti, con immagini di alcuni tra i più importanti fotografi napoletani .

"L´evento - dichiara Lucia Valenzi - sarà preceduto nelle scuole e nei luoghi della cultura da un fitto programma di iniziative, che si è aperto domenica 27 settembre ad Ischia con il ricordo organizzato dall´ex eurodeputato Franco Iacono, cui ha partecipato anche il sindaco di Torino e presidente nazionale dell´Anci Sergio Chiamparino, e con la presentazione che si svolge oggi a Napoli nell´Antisala dei Baroni del Maschio Angiono del volume "Maurizio Valenzi. La ragione, la passione", realizzato dall´Istituto Campano per la Resistenza in collaborazione con la Fondazione.
Vogliamo tenere vivo il ricordo e dare continuità al messaggio di mio padre affidandolo a centinaia di giovani. Vogliamo dare vita ad una memoria attiva che si traduca anche in iniziative di interesse sociale; un contributo concreto, che pensiamo sia utile per Napoli, la città che lui ha amato e per la quale si è impegnato."


settembre 10, 2009

PENSIONATI OGGI E DOMANI

PENSIONATI OGGI E DOMANI

La tornata elettorale si è conclusa. I problemi però non si sono esauriti. E attendiamo una qualche diatriba tra “i settori parlato e scritto”. I pensionati però sono sempre in attesa di soluzioni, anche “avanzate”, ai loro problemi. Giustamente cominciano le prime proteste: vogliamo renderci utili, non vegetare; migliorare le pensioni. Ribadiamo.

Il pensionato che ha superato una “certa età” ha problemi e necessità diversi da altre categorie di lavoratori. Spesso assistenza domiciliare continua, assistenza sanitaria più frequente, con spese più onerose. E’ giusto levargli fino al 40% della pensione con cui tenta di sopravvivere? Perché tassare così pesantemente le pensioni?

Il pensionato paga le tasse più di tre volte: durante tutto il periodo lavorativo (contributi inclusi); al momento di andare in quiescenza, e ancora nell’assegno pensionistico.

Altra questione è la perdita del valore delle pensioni, nonché delle “reversibilità” sui cui la scure normativa si abbatte pesantemente e che riduce il reddito fino a circa un quarto dell’assegno percepito dal defunto coniuge; un’erosione socialmente iniqua che penalizza il superstite e premia chi nella vita non ha mai pensato al futuro previdenziale.

Senza dimenticare che chi ha versato contributi ha già dato una mano essenziale alla Società e al Paese.

Allora:

1) La perdita di valore delle pensioni deve essere tutelato dallo Stato con le quote Istat;
2) Il pensionato deve partecipare in maniera attiva allo sviluppo sociale e godere di una minore fiscalità;
3) La tassazione deve essere una, certa, e aderente alla fascia d’età;
4) Prevedere un fondo per intervenire nella non autosufficienza.

La Corte Costituzionale, con sentenza n. 30 del 13 gennaio 2004, ha ritenuto che il rispetto dei principi di sufficienza ed adeguatezza delle pensioni impone l’individuazione di un meccanismo in grado di assicurare “un reale ed effettivo adeguamento dei trattamenti di quiescenza” alle variazioni del costo della vita. Quella sentenza è rimasta inascoltata. “In Germania, come scrive Lisa Batoli (Cgil - Spi), i redditi da pensione sono sottoposti a tassazione solo per una quota pari al 27 per cento. In Francia, ai contribuenti che hanno superato i 65 anni di età viene concessa una deduzione dal reddito imponibile il cui importo dipende dal livello del reddito e che viene raddoppiata nel caso di soggetti invalidi a carico. In Spagna, l’agevolazione, per i contribuenti sopra i 65 anni, assume la forma di una detrazione d’imposta di importo fisso e non soggetta a limiti di reddito. Nel Regno Unito, invece, sono previste sia una deduzione che una detrazione. Nel primo caso, l’agevolazione consiste nell’elevare la deduzione di base, spettante a tutti i contribuenti, considerando due fasce di età: i contribuenti tra i 65 e i 75 anni e quelli di età superiore ai 75 anni”. E in Italia?

Personalmente aggiungo e ritengo che è opportuna una riforma pensionistica, ma è giustamente inderogabile l’innalzamento dell’età pensionabile.


Maurizio Andriolo

Roma, 18 giugno 2009


Caso all'aeroporto di Bratislava

Sono un passeggero che il 31/08/09 è stato abbandonato come un cane (insieme a centinaia di persone) all'aeroporto di Bratislava e che non ha ricevuto nessun aiuto per poter tornare a Napoli.

Iniziamo dal principio: avevamo prenotato il volo Vienna-Napoli con skyeurope (eravamo partiti il 27 da Napoli con 7 ore di ritardo senza nemmeno essere approvvigionati di una bottiglia d'acqua) e ci dirottano sull'aeroporto di Bratislava tramite un autobus.

Ripercorrendo gli step, il 31, avendo prenotato il volo di ritorno da Vienna per le 11.05, ci rechiamo all'aeroporto di Vienna alle 9, da lì facciamo il check-in senza imbarcare le valigie che portiamo con noi sul bus che in un'ora ci porta all'aeroporto di Bratislava dove imbarchiamo le valigie.

Da qui che inizia la tragedia: il volo è in ritardo ma non si sà di quanto, aspettiamo ore e ore e ci mandano a dire che non hanno benzina, che la stanno contrattando, non ci offrono nulla, ci viene detto che possiamo spendere di tasca nostra 5 euro che con una mail alla skyeurope ci verrà rimborsato. Chiamiamo il Consolato ed è qui che inizia la presa per il c..., ci dicono che hanno già avuto altre telefonate e che si stanno mettendo in contatto con la Skyeurope. Dopo ore ad un altro passeggero dicono: "l'abbiamo saputo da soli 2 minuti".

Mi viene detto personalmente: "State calmi, partirete, mica siamo in Africa".

La Sig. (di cui non ricordo il nome) del Consolato Italiano che era lì presente perché doveva partire per Catania si mostra dopo ore e ore e ci dice che è in contatto con la Farnesina e che stanno operando per noi (non voleva nè essere ripresa nè filmata).

Sono stati violati tutti i diritti del passeggero, erano presenti bambini, anziani, ammalati, disabili e non è stata data loro nessuna assistenza, neanche un pò d'acqua. Alle 21 arriva il carabiniere Mattone del Consolato a dirci che la Farnesina non ha soldi e che dobbiamo tornare a casa a spese nostre (c'erano persone che non sapevano la lingua, che non sapevano dove passare la notte). Dall'Ambasciata è arrivata la sola notizia: o prendete a spese vostre un albergo di meno di 65 euro a notte, dove la prima notte ve la rimborserà la Skyeurope (che poche ore dopo ha dichiarato fallimento) o vi prendete le valigie, vi comprate un volo e ve ne tornate a casa. E per chi non ha più soldi? La risposta è stata: domani il Consolato vi farà un prestito (dopo che avete riempito diversi moduli) che restituirete al ritorno.

Io e la mia famiglia (gruppo di 8 persone), dopo 10 ore di prese in giro, avendo capito che non avremmo ottenuto nulla dal Consolato, alle 21 decidiamo di prendere il bus da Bratislava a Vienna, ci rechiamo alla stazione dei treni; dormiamo insieme ai barboni fino alle 5 del mattino, dopo di che compriamo a spese nostre i biglietti di ritorno per Napoli (180 euro a persona ) e dopo 20 ore di treno riusciamo a tornare a casa.

I giornali hanno anche detto che le compagnie aeree, per noi malcapitati, hanno venduto biglietti a prezzi stracciati: l’unico volo per l’Italia era il giorno dopo per Roma alla modica cifra di 606 euro a persona.

E dire che i profughi che vengono in Italia vengono rispediti a casa a spese nostre!!!!

Pare inoltre che sui giornali e televisioni stiano correndo notizie false che stravolgono completamente ciò che è realmente successo in quelle ore. Siamo disgustati e vorremmo che gli italiani sappiano la verità di quanto fanno schifo le nostre istituzioni.

In fede,
Anna Rea Della Volpe


giugno 01, 2009

Indagato l’assessore Cozzolino

Sembra proprio che al PD non debba andargliene una per il verso giusto!

Aveva appena finito di lanciare il proprio guanto di sfida il segretario nazionale Franceschini, nella trasmissione “Porta a Porta”, a chi fosse riuscito a dimostrare la non limpidezza dei candidati del maggiore partito di opposizione che, appena poche ore dopo, il “delfino” di Bassolino, Andrea Cozzolino, candidato alle elezioni europee, ma ancora in carica nel consiglio regionale, riceveva un avviso di garanzia ed il suo ufficio veniva perquisito nell’ambito delle indagini condotte dalla guardia di finanza su una presunta truffa ai danni della stessa Regione Campania.

Indagato anche Gianfranco Nappi, coordinatore della segreteria del Presidente Bassolino per corruzione e falso.

Il fulcro dell’inchiesta riguarda la costruzione di una centrale per produrre energia derivante dalle biomasse (Biopower) a Pignataro Maggiore.

Agli arresti domiciliari sarebbero già finiti, Vincenzo Guerriero, dirigente del settore attività produttive della Regione; Fulvio Scia, funzionario incaricato del pubblico servizio presso la Regione Campania; Eugenio Di Santo, coordinatore della segretaria particolare dell'assessorato regionale alle attività produttive; Giovanni e Tommaso Verazzo, imprenditori dell'agro aversano; Francesco D'Alonzo, consigliere di maggioranza del comune di Pignataro (PDL); Francesco Capobianco, ex assessore provinciale alle Attività Produttive di Caserta (PD); Michele Testa e Mario Pasquariello, funzionari del Genio Civile di Caserta; Giuseppe Esposito, direttore dei lavori presso la centrale Biopower; Italo Verzillo, Gianluigi Fregosi (Lecco), Giacomo Scacciante (Vimodrone), firmatari dei progetti; Giovanni Bassi, Marco Pietro Stella, Alessandro Salvini (professionisti della società incaricata di eseguire la progettazione); Silvia Fiorani (consulente contabile del Gruppo Bracciali), Margherita Di Vincenzo (dipendente di una società riconducibile a Bracciali), Giuseppe Ragucci (funzionario del settore attività produttive della Regione Campania, Gerardo Befi (progettista).

Ancora un episodio di corruzione diffusa, di intreccio tra politica e imprenditoria che dà un ulteriore mazzata alla già devastata immagine di questa giunta regionale, nella quale anche il governatore, Antonio Bassolino, è stato rinviato a giudizio nell’ambito dell’inchiesta sul disastro rifiuti a Napoli.

Falsi certificati antisismici, raccomandazioni, mazzette, favori… insomma il solito tragico “giochetto” studiato ed attuato ai danni dei cittadini per un “finanziamento”, a favore della Biopower SpA, di circa 60 milioni di euro.
Non certo è questo il caso in cui si può parlare di “giustizia ad orologeria” visto che l’operato delle istituzioni campane, tutte in mano alla “sinistra”, sono ormai da tempo sotto il vaglio degli organi inquirenti.

È solo la riprova che i danni che ha ricevuto la nostra regione e la nostra città derivano da un “modo” di governare che non ha nulla a che fare con l’interesse dei suoi abitanti.

Chi da oltre 15 anni gestisce il “potere” politico in Campania dovrebbe trarne da solo le conseguenze, senza bisogno che indagini e arresti si sostituiscano a decenza e dignità.

Le solite smentite e il continuo scarico di responsabilità che puntualmente avvengono ad indagini avviate non sollevano affatto, come qualcuno erroneamente crede, chi riveste certi ruoli e deve - per naturale conseguenza - garantire trasparenza, capacità e competenza.

Questa è la sfida di cui l’Italia ha bisogno e di cui necessita anche l’attuale maggioranza, di una sinistra in grado di rappresentare nei fatti e nel pensiero una reale e onesta alternativa di governo.

di Stefano Federici da Napoli.com del 28/4/2009


aprile 19, 2009




Dove c'è Impregilo, c'è casa...
Dal blog di Beppe Grillo
11 Aprile 2009


In caso di terremoto l'ospedale è l'ultimo edificio a dover crollare. All'Aquila è stato il primo. L'ospedale San Salvatore è inagibile al 90%. Per curare i feriti gravi non si può aspettare. Non sempre si ha il tempo per trasferirli altrove.
Luca Antonini, cardiologo dell'ospedale dell'Aquila, ha perso la moglie e il figlio sotto le macerie: "L'ospedale è inagibile perché qualcuno lo ha costruito male, perché qualcuno ci ha lucrato sopra".
Gian Michele Calvi, membro Commissione Nazionale Grandi Rischi: "Nell'ospedale ci sono stati danni importanti che... sono inaccettabili soprattutto perché si ritiene che un ospedale debba non solo non crollare, ma anche garantire la funzionalità nei momenti di emergenza".
Chi si attribuisce il merito di aver costruito l'ospedale San Salvatore come è possibile leggere dal suo sito? Impregilo!
Impregilo è il braccio di cemento armato di ogni governo. E' il monopolista delle Grandi Opere, degli inceneritori, delle autostrade. Gli ex amministratori delegati dell’Impregilo e della Fibe (gruppo Impregilo) sono stati rinviati a giudizio a Napoli per lo scandalo dei rifiuti. Impregilo è ovunque: nella Salerno-Reggio Calabria per la quale ha chiesto un prolungamento di tre anni per la consegna dei lavori. Ha costruito l'inceneritore di Acerra, è nell' Alta Velocità. E' la società a cui il Governo vuole affidare il Ponte sullo Stretto, le nuove centrali nucleari, la TAV.
L'Impregilo è specializzata in ospedali. Oltre a quello dell''Aquila ha costruito gli ospedali di Lecco, Modena, Careggi, Poggibonsi, della Versilia, Destra Secchia, Cerignola e Menaggio. Tutti, di sicuro, antisismici. Dove c'è Impregilo c'è casa.

Dal sito di Impregilo:
"Si tratti di costruire un rilevato stradale sui terreni paludosi dell'entroterra africano o una tratta ferroviaria ad alta velocità sull'Appennino italiano, di realizzare un ponte sospeso su un fiume amazzonico o un aeroporto nelle pampas argentine, a qualsiasi altitudine e qualunque sia la conformazione geografica del territorio".

Dal sito di Impregilo:
"L'applicazione dei più elevati standard, la fornitura delle attrezzature più complete e sofisticate per la cura delle diverse patologie, la realizzazione di strutture secondo i più esigenti parametri di confort ed igiene, fanno di IMPREGILO EDILIZIA e SERVIZI un punto di riferimento nell'ambito dell'edilizia sanitaria. In questo settore la società ha realizzato sia in Italia che all'estero importanti e moderni complessi ospedalieri che vengono di seguito dettagliati.
In Italia
Ospedale di Lecco: 137.000 m², 500.000 m³, 950 posti letto, 21 camere operatorie.
Istituto Oncologico Europeo di Milano, struttura specialistica all'avanguardia per la diagnosi e cura dei tumori: 29.000 m², 90.000 m³, 210 posti letto, 7 camere operatorie.
Ospedale di Modena: 230.000 m², 445.000 m³, 800 posti letto, 12 camere operatorie.
Ospedale di Careggi, specialistico per la diagnosi e cura delle infezioni da HIV.
Ospedale di Poggibonsi: 12.000 m², 175.000 m³, 200 posti letto.
Ospedale della Versilia: 80.000 m², 600 posti letto.
Ospedale Destra Secchia: 28.000 m², 450 posti letto.
Inoltre, ospedali a L'Aquila, Cerignola e Menaggio
."

Chi non parla di Impregilo?
Dal blog di Beppe Grillo
13 Aprile 2009


Ma andiamo avanti: avete sentito molte trasmissioni fare i nomi e i cognomi delle imprese coinvolte in queste opere che crollano miseramente perché fatte di sabbia? Io ho cercato in tutte le trasmissioni di sentire una volta la parola “Impregilo”. Perché è importante la parola “Impregilo”? L'Impregilo è una grande impresa di costruzioni, una delle più grandi in Italia. Fa l'asso piglia tutto degli appalti per le grandi opere. E' quella che ha vinto, grazie alla giunta di centro destra di Rastrelli e poi di centro sinistra di Bassolino, in regione Campania il famoso appalto per non smaltire i rifiuti. E' quella delle ecoballe, dello scandalo della monnezza, quella sotto processo per truffa alla regione insieme a Bassolino.
Bene, questi giganti della Confindustria hanno nel loro palmarés anche l'ospedale de L'Aquila, quello nuovo inaugurato 12 anni fa; perché quello vecchio è ancora in piedi, mentre quello nuovo, dove ci hanno messo la zampa anche loro, è venuto giù. Naturalmente, c'è un comunicato che è stato sufficiente alla cosiddetta informazione per non nominare l'Impregilo. L'Impregilo dice: “noi non abbiamo fatto la struttura dell'ospedale de L'Aquila, l'abbiamo solo messo in funzione”; avete visto come funzionava bene?
Peccato però che fino al giorno del terremoto, nel sito Impregilo alla voce “business units” si legge tra le varie opere di cui l'Impregilo si vanta: “edilizia ospedaliera: in questo settore ha realizzato sia in Italia che all'estero importanti e moderni complessi ospedalieri che vengono di seguito dettagliati”. Ce ne sono alcuni e in fondo all'elenco si legge: “ospedali a L'Aquila, Cerignola e Menaggio”. Chissà se c'è ancora sul sito, bisognerebbe controllare.
E ancora, sempre sito Impregilo: comunicati stampa, 12 settembre 2000: “aumentano le acquisizioni, crescono gli investimenti...” tra le acquisizioni effettuate giova ricordare “ospedale San Salvatore, L'Aquila”. Se ne vantavano, all'epoca.
In compenso una chicca: sempre nel sito Impregilo c'è scritto: “Algeria, biblioteca nazionale d'Algeria”. Hanno fatto pure la biblioteca nazionale d'Algeria, questa però – scrivono - “l'edificio che si estende su una superficie di 60.000 mq e ripartito su 13 piani è stato realizzato secondo le norme vigenti in materia di stabilità strutturale antisismica”. Ecco, in Algeria gli edifici, l'Impregilo, li costruisce secondo le norme antisismiche.


aprile 10, 2009

Votare per l'Europa. E sentirsi fessi

Avete visto chi vogliono candidare? Vecchi delusi, giovani amiche, soliti trombati, parenti invadenti

di BEPPE SEVERGNINI (dal Corriere della Sera online del 9 aprile 2009)

Forse rassegnato, certo allibito, vagamente nau­seato. Fesso, no. Non voterò alle Europee il 7 giugno. Se le elezioni per il Parlamento nazionale sono state un'umiliazione — liste bloccate, nostro compito era ratificare le nomine dei partiti — quelle per l'Europarlamento s'annunciano come una provocazione.

Dico, avete visto chi vogliono candidare? Vecchi delusi, giovani amiche, soliti trombati, parenti invadenti, ex potenti indigenti, funzionari sconosciuti. I ristoranti di Strasburgo e Bruxelles li aspettano a braccia aperte: ammesso che ci vadano, una volta eletti. I siti lo scrivono, i giornali lo riportano, le radio ne accennano. Ma davanti ai fotogrammi dall'Abruzzo — diciamolo — chi ha voglia di discutere l'opportunità della candidatura Mastella?

Così Clemente sarà nelle liste Pdl, segno e simbolo del nuovo. E chi s'azzarda a dire che hanno voluto saldare il debito per aver silurato Prodi — tuona l'interessato — «è un farabutto!». Il partito, com'è noto, sarà guidato ovunque da Silvio Berlusconi — sebbene la carica di eurodeputato sia incompatibile con l'incarico di governo. Ma se qualcuno avesse il coraggio d'affermare che il partito non guarda avanti, ecco Barbara Matera, 28 anni, scelta personalmente dal leader (curriculum: finalista a Miss Italia, annunciatrice Rai, «letteronza» a Mai dire gol, «letterata » in Chiambretti c'è, interprete di Carabinieri 7 e «pattinatrice vip» a Notti sul ghiaccio). A Strasburgo se la vedrà con la coetanea Elena Basescu, bella figliola del presidente della Romania, Traian Basescu. La ragazza ha competenze incerte, ma splendide foto. Memorabile quella sopra un cavallo deceduto o molto stanco.


A sinistra Dario Franceschini tuona contro le scelte della maggioranza e assicura: «Noi manderemo a Strasburgo solo persone autorevoli che ci resteranno per tutto il mandato! ». Bene: allora non si capisce perché candidano Bassolino (sicuri sia autorevole?) e Cofferati (non voleva lasciare la politica per la famiglia?). E gli alleati? Si presenta Di Pietro (la carica di eurodeputato è incompatibile con quella di deputato nazionale) e si presenta Vendola (ma non è il governatore della Puglia?).

Diciamolo: in fondo la scelta di Berlusconi di candidarsi ovunque — pur sapendo che all'Europarlamento non metterà mai piede — è sfacciatamente sincera. Vuol dire: «Queste elezioni non contano un fico secco, sono soltanto un sondaggio ufficiale dell'elettorato. E poiché ai sondaggi tengo, voglio esserci». L'entusiasmo del 1979 — primo Parlamento europeo a elezione diretta — lascia il posto a questa commedia. Non in tutti i Paesi accade: pensate che qui e là, in campagna elettorale, parleranno di Unione Europea e poi eleggeranno gente che, a Strasburgo e Bruxelles, ci andrà. E noi? Non capisco perché dobbiamo prestarci a questo gioco. Anzi, lo capisco. Siamo la plebe democratica e fanno di noi ciò che vogliono. Vuoi vedere che un po' fessi siamo davvero?

http://www.corriere.it/politica/09_aprile_09/severgnini_voto_europa_6d3e3862-24d8-11de-a682-00144f02aabc.shtml


Case-famiglia e minori a rischio abbandonati dalle Istituzioni: la nuova “emergenza napoletana”

Napoli è la città delle emergenze. È solo quando degli ordinari problemi di governabilità arrivano al collasso, che qualcuno sembra finalmente accorgersi di situazioni che sono sotto gli occhi di tutti da mesi, ma che nessuno ha mai pensato di affrontare e risolvere seriamente.

L’ultima emergenza in ordine cronologico, che ha iniziato a raccogliere l’attenzione dei media, è quella della condizione disperata delle case-famiglia napoletane che non ricevono sovvenzioni per le loro attività - in alcuni casi sin dalla fine del 2007 - e che sono ormai al collasso.

Le case-famiglia si occupano per lo più dell'accoglienza di minori per interventi socio-assistenziali ed educativi integrativi o sostitutivi della famiglia. Si pongono in alternativa agli orfanotrofi (o agli istituti) accogliendo anche ragazzi con disagi e difficoltà di diverso tipo. In una realtà come quella di Napoli in particolare sono molti i giovani che vivono delle situazioni di abbandono familiare (genitori in carcere, scomparsi o semplicemente inadeguati al loro ruolo) in contesti sociali fortemente degradati e le case-famiglia rappresentano spesso l’ultima spiaggia prima che questi ragazzi vengano assorbiti come manovalanza a basso costo dalla criminalità.

A maggior ragione quindi la loro attività dovrebbe godere del massimo supporto delle istituzioni. E in effetti la legge è intervenuta a regolamentare l’attività di questi centri, stabilendo modalità di erogazione dei fondi a sostegno di queste comunità.

Quello che accade a Napoli (e che naturalmente non ha paragone con il resto d’Italia) è però un allucinante gioco burocratico, nel quale le vittime sono adolescenti indifesi che vengono abbandonati alla legge della giungla senza alcuna speranza. C’è anche chi, nel giro di pochi mesi, è passato in ben 3 case-famiglia differenti che hanno – l’una dopo l’altra – chiuso per mancanza di fondi.

Raccontare l’ingarbugliamento è semplice. “Per stipendiare gli educatori professionali, come da contratto nazionale, la Regione Campania ha stabilito tariffe giornaliere di 90 euro per le case famiglia con coppia residente e di 130 euro per le comunità educative di tipo familiare”, spiega Carmine Santangelo referente Sam (Strutture di Accoglienza dei Minori - il movimento che raccoglie sotto un’unica sigla i coordinamenti delle comunità regionali) per il consorzio Core – cooperative sociali cooperazione e reciprocità. “Queste tariffe stabilite a livello regionale non vengono però coperte dai Comuni, ponendo le strutture di accoglienza di fronte al dilemma di sottopagare gli operatori o di vedersi rifiutare i minori da parte dei servizi sociali in affanno con i bilanci”.

Il risultato è che il lavoro illegale diventa sistema. Poco male, si dirà, visto che a Napoli e in Italia il lavoro nero è purtroppo a volte un male necessario. Ma qui diventa un inghippo insormontabile, visto che per erogare i finanziamenti alle case famiglia, i Comuni richiedono, insieme alla fattura, anche la presentazione del Durc, il modello unico rilasciato da Inps e Inail che ne dimostra la regolarità contributiva. Il risultato è che da più di due anni un centinaio di queste strutture non beccano più un quattrino - pur vantando crediti con il Comune per oltre 20 milioni di euro per il solo 2008 - e sono sull’orlo del collasso, con più di 500 minori che solo a Napoli rischiano di trovarsi in mezzo a una strada.

Sembra una storia scritta da Kafka o Pirandello: assurdità burocratiche senza soluzione, senza che qualcuno abbia la capacità di ammettere l’esistenza di un problema e di risolverlo.

Il Comune di Napoli si nasconde dietro un dito. “La colpa è nostra, non c’è dubbio” afferma l’Assessore alle Politiche Sociali, Riccio. “Napoli stanzia 20 milioni di euro per le comunità che accolgono i minori. Altre città del Sud non arrivano a 2”. Il problema è che si tratta di soldi virtuali, come quelli del Monopoli. “Non lo facciamo apposta. Ci mettiamo davvero 24 mesi a raccoglierli”. I motivi del ritardo? “Stato e Regione che mandano i soldi in ritardo, trasferimenti di risorse bloccati, tagli imposti al bilancio, 70 milioni di euro solo quest’anno. Colpa nostra, ma non prendiamoci in giro. Esistono diversi tipi di spese. In un’area socialmente disastrata come Napoli, quelle per i soggetti svantaggiati dovrebbero essere liberati dai vincoli del patto di stabilità. Così non è, anzi. La crisi picchia forte, soprattutto sui più deboli. Se ne ricordino tutti quando si tratterà di commentare la prossima emergenza napoletana”.

Ancora una volta si riaffaccia l’emergenza. Ma perché, ci domandiamo, non è stata convocata una tavola rotonda tra i responsabili dell’erogazione dei fondi – perlomeno a livello regionale - e i comuni? Fortunatamente è notizia di questi giorni che un finanziamento straordinario è stato erogato dalla Regione a supplenza del Comune di Napoli, ma è ancora da capire quanto di questi soldi verrà utilizzato per le strutture in difficoltà.

Il Sindaco Rosa Russo Iervolino ha affermato: "Stiamo studiando la soluzione ... non lasceremo soli questi minori ... se proprio non riuscirò a fare altro, caricherò questi ragazzi su un pullman e li porterò a Palazzo Chigi ..”. Ma perché bisogna arrivare a questo punto, dopo anni?

Una domanda che rimarrà senza risposta in attesa della prossima, solita, emergenza napoletana.

Luigi Esposito
Presidente Centro Culturale VivaCampaniaViva


aprile 07, 2009

Inizia il countdown....

Oggi, 1 aprile 2009, abbiamo ricordato un articolo apparso su tutti i giornali nazionali circa un anno fa. Eravamo in clima elettorale, le promesse abbondavano da parte di tutti gli schieramenti politici in cerca di consensi, ma nonostante tutto, quando il Governatore Bassolino annunciò le sue dimissioni, furono in pochi a dolersene.
Purtroppo l'annuncio fu di dimissioni "postdatate" nel senso che Don Antonio da Afragola dichiarò urbi ed orbi che «L’orizzonte giusto del nostro impegno e del nostro lavoro è attorno a un anno, sarebbe terribile se abbandonassimo all’incertezza la questione rifiuti e l’indirizzo delle risorse economiche strutturali. Poi, per quello che mi riguarda, si può andare al voto ben prima della scadenza naturale portando avanti l’interesse dei cittadini che è la mia stella di riferimento».
Per giustificare il suo addio, Bassolino ha parlato di «un ciclo politico che si è chiuso», specificando «a Roma e qui»: una frase (involontariamente?) profetica minacciosa per il destino del centrosinistra che di lì a poco avrebbe perso le elezioni.
Abbiamo comperato bottiglie di spumante, tric-trac e botte a muro e siamo pronti per festeggiare. Tra pochi giorni la stagione bassoliniana del governo in Campania finirà per sempre e forse una speranza di buon governo si affaccerà per tutti i cittadini della Regione. Iniziamo il countdown finale e per noi l'8 aprile potrà proclamarsi festa regionale da qui ai prossimi cent'anni almeno !
Attendiamo fiduciosi...
Luigi Esposito
Presidente
Centro Culturale VivaCampaniaViva


Dai il 5 per 1000 ad AISLA


Cari amici,
proponiamo alla vostra attenzione una importante iniziativa per la destinazione del 5 per mille della dichiarazione dei redditi. Non dimentichiamo i nostri amici meno fortunati.
Saluti a tutti,
Luigi


luglio 19, 2008

L’Italia nelle mani della lobbycrazia

Le ultime elezioni hanno palesato un nuovo assetto politico dell’Italia, repubblica parlamentare a democrazia indiretta dove il potere è esercitato da rappresentanti eletti dal popolo (il parlamento). Come è noto, con la vigente legge elettorale le liste dei candidati sono chiuse e le graduatorie imposte direttamente dai partiti. I cittadini, pertanto possono eleggere solo i candidati già preselezionati. Vari indizi evidenziano che i vertici dei partiti dominanti sono sempre più “condizionati” dai detentori di capitale, che controllano l’economia e i mass media e che costituiscono il sistema di comando di un gruppo ristretto di persone che impongono il loro volere in base al potere derivante dalle loro ricchezze. Ne discende che le scelte degli elettori sono già incanalate da “poteri forti-lobbies” che, di fatto, comandano imponendo persone di loro fiducia negli organi dirigenti dei partiti a livello nazionale e regionale e tra i candidati al parlamento e alle assemblee elettive locali. Conseguentemente, gli eletti al parlamento dipendono dalle Lobby e non dai rapporti con i cittadini.
Il territorio è diventato così ostaggio degli interessi delle lobbies. I rappresentanti eletti dal popolo sono obbligati (se vogliono continuare ad avere un ruolo e aspirare ad un nuovo incarico) a portare avanti azioni utili agli interessi generali delle lobbies anche se tali iniziative risultano dannose per l’assetto socio-economico del territorio nel quale sono stati eletti e dei cittadini che li hanno votati.
La legge elettorale sembra avere preso spunto dalla organizzazione della lobby personale di Berlusconi caratterizzata dall’accentramento nelle mani del leader del potere di comandare e indicare le persone da candidare al parlamento e alle assemblee elettive locali.
L’espressione democratica dei cittadini, sancita dalla costituzione, è limitata solo al voto e non alla scelta dei candidati. Di conseguenza, gli elettori votando per i candidati imposti dai partiti individuano le lobbies che governeranno.
E’ evidente che in tale quadro le Associazioni di Cittadini, che esprimono liberamente le loro volontà, sono mal viste e contrastate dalle lobbies e dai mass media ad esse asserviti.
Solo nei giorni delle votazioni, poco prima e subito dopo, si celebra l’affermazione formale della democrazia consistente nell’esercizio del voto; in tali occasioni sembra che tutto il conseguente governo della nazione dipenda veramente dai candidati eletti dai cittadini che hanno votato. Le esperienze degli ultimi anni hanno dimostrato che con il voto il ruolo dei cittadini finisce e non vi è stata più possibilità di interagire con coloro che, eletti, sono entrati a far parte della “casta di governo”; questi ultimi, infatti, hanno agito prevalentemente come esecutori degli ordini che sono stati imposti dalle lobbies.
Dopo le elezioni il governo di turno ha agito sostanzialmente per fare gli interessi economici delle lobbies. Conseguentemente sono passati in secondo ordine gli interessi dei cittadini che hanno votato sperando in un miglioramento della loro situazione.
Gli avvenimenti degli ultimi anni hanno evidenziato che a fine legislatura, o prima nel caso di caduta del governo, i cittadini “deboli” che hanno contribuito ad eleggere la maggioranza di governo sono ciclicamente rimasti insoddisfatti dell’attività governativa del raggruppamento partitico da essi appoggiato elettoralmente; il governo, infatti, durante il suo mandato, ha curato gli interessi delle lobbies non coincidenti con gli interessi dei cittadini che, inconsapevolmente, costituiscono la “mucca che deve essere munta”. A fine legislatura i cittadini “deboli” si sono resi conto che la loro situazione è peggiorata proprio durante il governo della coalizione partitica che essi hanno appoggiato; si sono accorti che con il governo precedente le loro condizioni economiche erano leggermente migliori. Di conseguenza alle successive elezioni hanno votato per il raggruppamento partitico di opposizione (che precedentemente era già stata maggioranza). Sembra, quindi, che da vari anni la lobbycrazia parassitaria, trasversale partiticamente, abbia determinato un continuo peggioramento delle condizioni socio-economiche del paese; ad ogni scadenza elettorale i cittadini deboli si sono resi conto che l’opposizione, quando governava in precedenza, aveva garantito un assetto socioeconomico migliore. Ad ogni scadenza elettorale sembra che si siano ripetute le stesse considerazioni; ne discende che anche in futuro chi governerà avrà molte probabilità di venire poi momentaneamente mandato all’opposizione, alternativamente. L’attuale legge elettorale è funzionale alla lobbycrazia e non sarà cambiata specie ora che le tradizionali forze politiche della sinistra e i rappresentanti dei cittadini più deboli sono di fatto emarginati. Con tale andazzo, in assenza di partecipazione politica dal basso e di controllo democratico continuo da parte dei cittadini, è prevedibile che le condizioni socio-economiche ed ambientali del Paese peggioreranno progressivamente; le lobbies, invece, si arricchiranno ancora agendo come una sanguisuga che continua ad ingrossarsi succhiando il sangue fino a quando l’organismo da essa sfruttato deperirà irreversibilmente.

14 luglio 2008
Franco Ortolani
Ordinario di Geologia, Università di Napoli Federico II


Lobbycrazia e scandalo rifiuti in Campania

Vari indizi evidenziano che i vertici dei partiti dominanti e i governi sono sempre più “condizionati” dai detentori di capitale, che controllano l’economia e i mass media e che costituiscono il sistema di comando di un gruppo ristretto di persone che impongono il loro volere in base al potere derivante dalle loro ricchezze.
Lo scandalo rifiuti in Campania rappresenta emblematicamente il frutto deleterio del comando della lobbycrazia in Italia. Un’analisi scientifica degli avvenimenti che hanno caratterizzato i 14 anni di “gestione” dello scandalo rifiuti evidenziano chiare responsabilità dei governi nazionali e di imprese di livello nazionale e a cascata dei livelli amministrativi regionali con il necessario coinvolgimento di imprese locali di vario tipo. Il ruolo fondamentale avuto dai governi nazionali è testimoniato dal fatto che tutte le ordinanze del Presidente del Consiglio e del Commissario di Governo di turno relative all’emergenza rifiuti iniziano sempre con la frase “Visto l’art. 5 della Legge 24 febbraio 1992, n. 225”.
Anche la n. 3639 del 11 gennaio 2008 “Disposizioni urgenti per fronteggiare l’emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania e per consentire il passaggio alla gestione ordinaria” con la quale è stato nominato Commissario di Governo il Dr. De Gennaro si è basata sulla legge n. 225 “Istituzione del servizio nazionale della protezione civile” che ha come fine la tutela dell’integrità della vita, dei beni, degli insediamenti e dell'ambiente dai danni o dal pericolo di danni derivanti da calamità naturali, da catastrofi e da altri eventi calamitosi. Si evince che l’emergenza rifiuti degli ultimi 14 anni si è basata sulla obbligatoria e continua persistenza dello “Stato di emergenza” nel territorio regionale che ha autorizzato il Presidente del Consiglio dei Ministri di turno a ricorrere al “potere di ordinanza” avvalendosi di “commissari delegati” ai quali sono stati conferiti poteri straordinari da usare in deroga alle leggi vigenti, come risulta dalle varie ordinanze emesse nelle quali sono contenute le indicazioni delle principali norme a cui si poteva derogare con le debite motivazioni. Si sottolinea che solo se si verificano le condizioni previste all'articolo 2, comma 1, lettera c della legge 225 (tutelare la integrità della vita, i beni, gli insediamenti e l'ambiente dai danni o dal pericolo di danni derivanti da calamità naturali, da catastrofi e da altri eventi calamitosi), il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, può deliberare lo stato di emergenza, determinandone durata ed estensione territoriale in stretto riferimento alla qualità ed alla natura degli eventi. Riflettendo scientificamente su quanto accaduto, si prospettano due soluzioni. Una prima soluzione, buonista, impone di credere che per 14 anni lo Stato Italiano, impiegando poteri speciali, non sia riuscito a risolvere il problema della raccolta e smaltimento dei rifiuti in Campania. Ciò sarebbe stato possibile solo se i poteri speciali fossero stati sistematicamente attribuiti da Presidenti del Consiglio dei Ministri incapaci di controllare l’operato delle persone, di loro fiducia, rivelatesi sempre assolutamente non idonee a risolvere l’emergenza rifiuti. Un’altra soluzione, sconcertante, si basa sulla possibilità che si sia fatto un malizioso e improprio uso (da parte dei vari governi nazionali succedutisi dal 1994 e di potenti imprenditori che hanno realizzato i vari interventi) del contenuto della legge 225 del 1992 per ottenere benefici a scapito dei cittadini campani. In particolare sarebbe stato artatamente mantenuto in vita uno stato di emergenza con la conseguente necessità di intervenire con poteri speciali.
Per dare una idea efficace dell’appetibilità dei poteri speciali basta ricordare che se un sindaco spende denaro pubblico senza seguire le leggi che regolamentano la spesa pubblica finisce rapidamente sotto inchiesta e viene riconosciuto colpevole subendo le conseguenze previste dalle vigenti leggi. Il commissario di governo di turno, in relazione all’emergenza rifiuti in Campania, può spendere milioni di euro di pubblico denaro senza i vincoli imposti dalle leggi ordinarie. In altre parole può spendere cifre molto consistenti ricorrendo ripetutamente a trattative dirette; è autorizzato ad agire fuori legge da un sotterfugio usato spregiudicatamente dal governo nazionale.

Gli avvenimenti degli ultimi mesi forniscono dati per un serio ragionamento teso a definire il quadro nel quale si sta concludendo la disastrosa emergenza rifiuti, ormai diventata “scandalo rifiuti”. Il 5 luglio 2007, nel pieno dell’ennesima crisi ambientale con i rifiuti accumulati lungo le strade, sistematicamente incendiati da ignoti, è stata emanata la legge n. 87 che doveva salvare definitivamente la Campania in quanto conteneva l’individuazione delle discariche da realizzare tassativamente. Il Prefetto Pansa ha sostituito il Dr. Bertolaso come Commissario di Governo con il dovere di attuare la legge n. 87. Per sei mesi Pansa non ha attuato la legge e alla fine del 2007 ha proposto vari siti (non inseriti nella legge 80/07) da usare come discariche. Molti siti, considerata la loro reale improponibilità ambientale, sembra che siano stati indicati più per provocare le reazioni dei cittadini in modo da creare tensioni sociali e gravi situazioni emergenziali nel territorio regionale. La conseguente crisi ambientale regionale, acuitasi nel dicembre 2007, è ancora attualmente molto seria ed ha determinato consistenti ripercussioni sull’assetto socio-economico. Rileggendo l’ordinanza n. 3639 dell’11 gennaio 2008 con la quale è stato incaricato il Dr. De Gennaro si riscontra che la sua nomina si fonda sulla “…estrema gravità della situazione emergenziale in atto, tenuto conto delle tensioni sociali che impediscono la localizzazione degli impianti a servizio del ciclo di smaltimento dei rifiuti con riflessi dannosi di portata imprevedibile per la salute delle popolazioni della regione, e la conseguente necessità di procedere immediatamente allo smaltimento dei rifiuti giacenti o comunque sversati sulle strade e nei territori urbani ed extraurbani…”.

Circostanza veramente singolare dal momento che il suo predecessore si è ben guardato dall’attuare la legge 87 che avrebbe evitato la crisi ambientale e socio-economica; in altre parole, la crisi si è aggravata in seguito alla non attuazione della legge 87 emanata proprio per salvare la Campania dall’emergenza rifiuti. Il Dr. De Gennaro, alla fine del suo mandato ha iniziato a realizzare le discariche che doveva costruire (tra luglio e dicembre 2007) il Commissario di Governo Pansa ben nove mesi prima. Certamente l’inattività di Pansa è stata la causa dell’estrema gravità della situazione emergenziale senza la quale non si sarebbe potuto nominare un nuovo Commissario Governativo che con nuovi poteri speciali ha irregolarmente (sulla base delle leggi ordinarie vigenti) affidato incarichi per la costruzione di nuove e costose opere, sempre in deroga alle leggi che regolano gli appalti di opere pubbliche. Dopo oltre 14 anni di inconcludenti azioni attuate da vari commissari di governo è evidente che in Campania si è giunti ad una spregiudicata istituzionalizzazione dello stato di emergenza ambientale.
In questi anni di "emergenza-scandalo rifiuti" si è ben delineata la seguente filiera.C'è chi ha finanziato profumatamente le strutture commissariali, le opere finora realizzate, i trasporti e smaltimenti di rifiuti vari in Campania, fuori regione e all'estero. E' evidente che le risorse finanziarie utilizzate sono risorse pubbliche e sono state alimentate dalla tassazione dei cittadini. Quindi i cittadini sono i finanziatori che hanno sostenuto il proliferare di tutto quanto ha girato attorno ai commissari di governo nominati dai governi nazionali finora succedutisi ed espressione di varie coalizioni partitiche. C'è chi ha comandato e chi ha eseguito. Il fatto che dopo oltre 14 anni di costosi interventi che non hanno risolto il problema rifiuti in Campania e che i governi non abbiano mai fatto chiarezza sulle cause che impedivano la risoluzione dell'emergenza, reiterando ciecamente gli incarichi a vari Commissari di Governo affidando loro poteri straordinari, può essere attribuito solo al fatto che i governi hanno obbedito a dei comandi imposti da chi aveva forti interessi a mantenere attiva una situazione in grado di facilitare notevoli guadagni.
C'è chi ha guadagnato. Il flusso di risorse finanziarie pubbliche ingoiato dall'emergenza-scandalo rifiuti è stato consistente. Sono stati realizzati impianti che dovevano essere Cdr e che invece sono dei tritovagliatori che non hanno prodotto ecoballe con i requisiti imposti dalla legge vigente. E' in via di ultimazione l'inceneritore di Acerra in un sito già attualmente inquinato oltre i valori previsti dalla legge. Sono state realizzate discariche per accumulare rifiuti tal quale prodotti fuori legge dagli impianti definiti Ex CDR dallo stesso Commissario di Governo e dai NOE. Tutte le operazioni connesse all'emergenza rifiuti sono state eseguite da imprese che hanno utilizzato migliaia di persone e tratto notevoli guadagni. Naturalmente vi è riconoscenza da parte di tutti i beneficiati verso coloro che hanno permesso, in vario modo, i guadagni.C'è chi rischia. Rivedendo le cronache degli anni di emergenza rifiuti si evidenzia che gravi inquinamenti ambientali, nelle aree urbane nelle quali i rifiuti giacevano per lunghi periodi e spesso venivano incendiati nelle strade, e nelle discariche eseguite spesso in siti non idonei determinando inquinamento del suolo e delle acque superficiali e sotterranee (ad esempio a Lo Uttaro vicino a Caserta e a Basso dell'Olmo sul fiume Sele) hanno spesso accompagnato l'attività commissariale. Tali evidenti situazioni di inquinamento ambientale hanno ripetutamente determinato la diffusione a scala mondiale di un'immagine regionale squallida con conseguenti danni economici per le attività turistiche ed agricole e produttive in genere. I cittadini campani sono stati sottoposti per lunghi anni a ripetute situazioni di rischio sanitario e spesso non hanno goduto del diritto alla salute previsto dall'articolo 32 della Costituzione Italiana. L'approccio scientifico applicato all'analisi dell'emergenza-scandalo rifiuti mette spietatamente in evidenza che i cittadini campani stanno ancora finanziando la loro autodistruzione. E' singolare che gli stessi cittadini campani hanno finanziato le attività dei Commissari di Governo le cui azioni, di fatto, non solo non hanno garantito la risoluzione del problema rifiuti ma hanno consentito notevoli guadagni per realizzare interventi che hanno incrementato il rischio per la salute e il rischio di inquinamento irreversibile per le risorse ambientali e naturali autoctone.

Il DL 90 del 23 maggio 2008, recentemente trasformato in legge “Misure straordinarie per fronteggiare l’emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania e ulteriori disposizioni di protezione civile” fa stancamente e ancora una volta riferimento alla “straordinaria necessità ed urgenza di adottare adeguate iniziative volte al definitivo superamento dell’emergenza nel settore dei rifiuti in atto nel territorio della regione Campania; Considerata la gravità del contesto socioeconomico-ambientale derivante dalla situazione di emergenza in atto, suscettibile di compromettere gravemente i diritti fondamentali della popolazione della regione Campania, attualmente esposta a rischi di natura igienicosanitaria ed ambientale; Considerate le ripercussioni in atto sull’ordine pubblico;………….”.

L’articolo 2 (Attribuzioni del Sottosegretario di Stato) contiene l’aspetto di maggiore pregio della nuova legge autorizzando a spendere con modalità fuori legge il denaro pubblico, in base alle leggi ordinarie e valide per tutti i cittadini, “Ai fini della soluzione dell’emergenza rifiuti nella regione Campania, il Sottosegretario di Stato, anche in deroga a specifiche disposizioni legislative e regolamentari in materia ambientale, paesaggistico territoriale, di pianificazione del territorio e della difesa del suolo, nonché igienico-sanitaria, e fatto salvo l’obbligo di assicurare le misure indispensabili alla tutela della salute e dell’ambiente previste dal diritto comunitario, provvede, mediante procedure di affidamento coerenti con la somma urgenza o con la specificità delle prestazioni occorrenti, all’attivazione dei siti da destinare a discarica, così come individuati nell’articolo 9.”

Ricorrendo spregiudicatamente all’esaltazione di una imperfezione della legge 225/1992, laddove non impone un termine temporale massimo al ricorso ai poteri speciali, da 14 anni e sotto gli occhi di illustri giuristi e avvocati delle varie coalizioni partitiche di maggioranza e opposizione, la lobbycrazia sta saccheggiando le risorse economiche nazionali; sta compromettendo le risorse naturali e ambientali e l’assetto socio-economico della Campania, come una sanguisuga avida e spietata che ha come unico fine l’arricchimento che può essere garantito solo dalla non risoluzione dello scandalo rifiuti e dalla conseguente istituzionalizzazione dell’uso dei poteri straordinari che autorizzano a spendere con modalità fuori legge il denaro pubblico.

Si fa presente che dal 1994 i vari Commissari di Governo hanno continuato ad individuare discariche da attivare senza avere un quadro regionale dei siti idonei geologicamente ed ambientalmente. Le scelte sono state estemporanee e spesso sbagliate mancando di una necessaria istruttoria tecnica propedeutica, come dimostrato dalle smentite effettuate, in varie occasioni, dagli stessi Commissari di Governo.
Si ricordano gli errori palesi di individuazione effettuati negli ultimi mesi, a cavallo tra il 2007 e il 2008, quali ad esempio le proposte di discariche da realizzare a Pignataro Maggiore e Carinola in Provincia di Caserta, Morcone in Provincia di Benevento, Ex Manifattura Tabacchi e Pianura a Napoli, Padula e Caggiano in Provincia di Salerno, Somma Vesuviana in Provincia di Napoli. Le estemporanee proposte commissariali sono state riconosciute come errori dagli stessi Commissari di Governo. Se fossero state realizzate tali discariche si sarebbero determinati seri problemi ambientali e gravi ripercussioni sulla salute dei cittadini che è tutelata dall’Art. 32 della Costituzione Italiana.
E’ il caso di evidenziare anche alcuni fatti strani che rivelano l’improvvisazione con la quale è stato elaborato il D.L. dell’11 maggio 2007 n. 61, trasformato nella legge n. 87. Tale legge prescrive la realizzazione di una discarica nel Comune di Sant’Arcangelo Trimonte in Provincia di Benevento, dove da circa un mese, con oltre un anno di ritardo, è in corso il conferimento dei rifiuti. I cittadini che pensano che l’individuazione del sito nella citata legge discenda da una preventiva e accurata valutazione della fattibilità, in base ad una severa istruttoria tecnico-amministrativa, sbagliano! La proposta di S. Arcangelo Trimonte viene presentata al Commissario di Governo Bertolaso, inaspettatamente, il giorno 9 maggio 2007 (due giorni prima dell’emanazione del decreto legge n. 61 poi trasformato nella legge n. 87/07) con una lettera (prot. N. 0006029) del Presidente della Provincia di Benevento, On. Carmine Nardone, nella quale si evidenzia che vi era una criticità sociale per il sito di Paduli e un contenzioso giudiziario in atto sul sito di Morcone (allora sotto sequestro per una sospetta implicazione di personaggi non proprio trasparenti). In tale lettera Nardone propone il sito di S. Arcangelo Trimonte affermando che “da un primo studio effettuato, sembra che sussistano tutte le condizioni per l’idoneità del sito stesso salvo, poi, verificarle con tecnici nominati dal Comune interessato (non è stato possibile farlo data l’esiguità del tempo a disposizione”. Due giorni dopo il sito è stato inserito nel DL n. 61 e successivamente nella legge n.87 come discarica che deve essere realizzata. Il DL n. 61 ha anche reso disponibile il sito sotto sequestro giudiziario di Morcone che è successivamente stato proposto e fermamente sostenuto da Pansa e dal Presidente Nardone tra novembre e dicembre 2007 fino a quando ne è stata dimostrata la non idoneità per insuperabili problemi geologici.

E’ dovere primario per i rappresentanti di Pubbliche Istituzioni assicurare chenella realizzazione di una discarica, che può avere un notevole impatto sull’ambiente, siano considerati gli obiettivi di proteggere la salute e di migliorare la qualità della vita umana, provvedere al mantenimento della varietà delle specie e conservare la capacita' di riproduzione dell'ecosistema, di garantire l'uso plurimo delle risorse e lo sviluppo sostenibile, di valutare gli effetti diretti ed indiretti sull'uomo, sulla fauna, sulla flora, sul suolo, sulle acque di superficie e sotterranee, sull'aria, sul clima, sul paesaggio e sull'interazione tra detti fattori, sui beni materiali e sul patrimonio culturale ed ambientale, di garantire in ogni fase della procedura l'informazione e la partecipazione dei cittadini.

I poteri “straordinari” devono essere usati in maniera straordinariamente positiva da persone che sappiano governare le situazioni emergenziali con professionalità, prontezza, trasparenza, con i contributi della scienza, della tecnica e sempre ispirati al buon senso.
Solo con l’autorità e l’improvvisazione non si esce indenni da situazioni di emergenza. Si corre sempre più il rischio che per togliere i rifiuti dalle strade si distruggano anche le risorse ambientali con gravi e irreversibili minacce all’assetto socio-economico basato sulle risorse naturali (acqua e suolo).
Va detto chiaramente che il DL 90/2008 (e la legge che ne è derivata) non porta a risolvere lo scandalo rifiuti pacificamente nel rispetto dell’ambiente, delle risorse naturali e della salute di tutti i cittadini.
Conduce inevitabilmente allo scontro sociale e alla inosservanza delle risorse ambientali di importanza strategica per l’assetto socio-economico della Campania.

In tal modo la lobbycrazia continua a fare danni e a fare affari!

13 luglio 2008
Prof. Franco Ortolani
Ordinario di Geologia, Università di Napoli Federico II


Dove si mette l’inceneritore di Napoli?

Gli amministratori comunali proponendo la realizzazione dell’inceneritore ad Agnano hanno sicuramente scelto il sito che essi ritenevano più idoneo nel territorio di Napoli.
E ora che la localizzazione è stata ritenuta improponibile per vari problemi geoambientali non potranno che proporre siti sicuramente meno idonei.
E’ probabile, pertanto, che l’inceneritore non si potrà realizzare nell’ambito del territorio comunale perché non vi sono siti che possano ospitare l’impianto garantendo la sicurezza ambientale e la salute dei cittadini. L’articolo 8 del DL 90 del 23 maggio 2008 prevede che “Al fine di raggiungere un'adeguata capacità complessiva di smaltimento dei rifiuti prodotti nella regione Campania, il Sottosegretario di Stato è autorizzato alla realizzazione di un impianto di termovalorizzazione nel territorio del comune di Napoli, mediante l'applicazione delle migliori tecnologie disponibili a salvaguardia della salute della popolazione e dell'ambiente.”
Le aree “non urbanizzate” o utilizzabili nel comune di Napoli sono molto poche; escluse quelle ricadenti nelle zone vulcaniche attive; oltre a quella che è già stata presa in considerazione nell’area industriale dismessa di Napoli est si possono individuare due altre aree nella parte settentrionale del Comune tra Secondigliano, Scampia e Chiaiano lungo il confine comunale con Arzano, Mugnano e Marano.
L’area industriale dismessa è caratterizzata, come noto, da un inquinamento del suolo, sottosuolo e della falda ed è circondata da aree urbane distanti alcune centinaia di metri. A sud c’è anche la centrale elettrica. La realizzazione dell’impianto deve essere preceduta dal disinquinamento che è costoso e realizzabile in alcuni anni. Tale area, pertanto, non è immediatamente disponibile.
Nell’area nord di Napoli si trova un’area agricola tra i quartieri di Secondigliano e Scampia, adiacente al carcere e alla superstrada che collega l’Autostrada con il Lago Patria. A poche centinaia di metri si trovano aree densamente urbanizzate del Comune di Napoli e di Arzano. L’impianto, pertanto, confinerebbe con le abitazioni.
Un’altra area agricola si trova tra l’abitato di Chiaiano e Marano e confina con la Selva di Chiaiano, area verde protetta del Parco delle Colline. Anche in questo caso l’impianto si troverebbe a pochi metri dalle abitazioni e in una zona mal servita da strade interessate da traffico caotico.
Nel quartiere di San Pietro a Patierno non vi sono aree distanti dalle abitazioni e raggiungibili con strade percorribili da automezzi pesanti.
E’ agevole prevedere fin da ora che nessuna area potrà risultare idonea per la realizzazione di un inceneritore.
Per Napoli e i napoletani, quindi, non rimane che una soluzione obbligata e realizzabile fin da ora: avviare immediatamente una seria raccolta differenziata, una politica di riduzione degli scarti in entrata, una infrastrutturazione per trattare i residui organici e i materiali riciclabili.
Occorre mettere a punto e iniziare a realizzare un progetto strategico che in due anni consenta di ridurre drasticamente la produzione dei rifiuti urbani.
Il Governo nazionale può sostenere tale progetto dettando i tempi della sua realizzazione e stabilendo le verifiche. Ad esempio, entro due anni la produzione dei rifiuti deve essere ridotta almeno del 70% rispetto all’attuale produzione; altrimenti l’amministrazione comunale verrà commissariata e i cittadini saranno puniti con un incremento delle tasse; queste ultime saranno invece diminuite se l’obbiettivo viene raggiunto.
Tale patto avrebbe un importante significato in quanto richiamerebbe gli amministratori ad un controllato impegno civile nelle loro attività istituzionali, basato sul ricorso alla buona tecnica, sulla scienza, sul buon senso e sul rispetto delle leggi ordinarie, senza malsane aperture alle leggi “straordinarie” che finora hanno determinato solo danni ambientali ed economici ai cittadini campani.

Prof. Franco Ortolani
Ordinario di Geologia
Direttore del Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio
Napoli, 09-07-2008


luglio 16, 2008

Summer school di Ideura a Laurino dal 18 al 20 luglio

Cari amici,
vi giro un'iniziativa davvero interessante e ben organizzata: la prossima Summer School di Ideura che si terrà a Laurino dal 18 al 20 luglio.
Spero di essere con i miei amici di Ideura.
Vi giro la mail di invito del mio amico Angelo Aniello De Vita al quale auguro tutti i miei migliori auguri per la splendida iniziativa.
Luigi Esposito
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Ciao a tutti, anche quest'anno è giunto il momento della Summer School.
La terza edizione sarà ancora più ricca di ospiti e di spunti, e siete voi amici, la vostra passione politica e civile, la vostra stima nei nostri riguardi, a darci la giusta carica per fare le cose in maniera sempre migliore.
Volevo perciò ringraziare in particolar modo Marco Sansone che, con la consueta professionalità, ha perfezionato un programma che rende la nostra, come magnificamente dice Carmine Pacente, "fabbrica di idee e di speranza", la scuola estiva politica più importante della provincia di Salerno.
Si sta realizzando anche l'altro nostro obiettivo: coniugare due realtà alquanto diverse come Milano e Salerno, la partecipazione dell'amico senatore Galperti ne è un lampante esempio.
Chiudo con la mia speranza: davvero vorrei che da questa summer school possano emergere spunti ed idee da mettere fattivamente in campo per l'avvenire nostro e del Cilento; questa creatura di appena cinque anni, Ideura, ha fatto passi da gigante, ma, col vostro aiuto (so che addirittura già si prevedono oltre 100 presenze!!!) crescerà ancor dipiù!
Grazie di cuore e a presto a Laurino!
Un abbraccio,
il responsabile organizzativo di Ideura
Angelo Aniello De Vita

P.S.IL PROGRAMMA DETTAGLIATO CON I DIVERSI PACCHETTI SUMMERSCHOOL LI POTETE TROVARE SUL SITO http://www.ideura.it


giugno 18, 2008

Gli scugnizzi dei Quartieri si fanno l'autoscatto: ecco come si vedono

I ragazzi dei vicoli diventano fotografi: mostra a Largo Baracche da mercoledì 18. Con le telecamere di France 2

Video 1 del backstage
Video 2 del backstage
Foto: Flash sui Quartieri: facce, vicoli, autoritratti

NAPOLI - «Oye frà, ti mando un po’ di cose sulla mostra, sono tutti ragazzi sans fatica e napoletani, mi arraccomand»: Nicolas Pascarel, fotografo francese di una certa fama, ormai è irrimediabilmente napoletano. Nel senso che Napoli gli è entrata nel sangue, dopo mesi trascorsi ai Quartieri Spagnoli per un workshop di fotografia alla Sabu di Largo Baracche, pensato per una diecina di giovani di «un fazzoletto di terra metropolitana che va da Barracche (la mitica trattoria Nennella, ndr) a via Chiaia, passando per la bella vasca di via Toledo: in tutto 500 metri sui quali lavorare di fantasia.

Questo è il tessuto, dice Pascarel, l’itinerario, l’inizio e spesso anche la fine di una storia senza sogni, un vero ghetto sotto il cielo azzurro di Napoli». Ragazzi di vita, così il fotografo definisce i suoi allievi, «quasi tutti fuori della scuola, senza regole, obbligo», iniziati alla fotografia. Che significa tanto per i confinati nel “ghetto”, la città d’o scuro per dirla alla Erri De Luca, ignorata dalla Napoli deodorata del tutto indifferente alla propria storia ed ai monumenti che cascano a pezzi proprio in questi vicoli, figurarsi agli uomini. Quindi la fotografia «è prima di tutto un incontro con se stesso in rapporto allo straniero, una curiosità verso l’altro, una passerella verso l’ignoto» o verso un rimosso, verso il recupero della consapevolezza di una negazione subita dall’altra città, dove anche l’indigeno è straniero, crede Pascarel. Che sembra il campione olimpionico Maddaloni quando ricorda che per questi giovani non esiste, in tutta Napoli, nemmeno la possibilità di fare sport gratuitamente. «Perciò abbiamo tanto camminato alla scoperta di tutto e di niente in una città dove quasi nessuno cammina. Spesso loro si sono autofotografati in questi posti lontani eppure quotidiani. Tante volte, perché l’autoritratto è il primo passo dell’adolescente verso il sognare, la scoperta di un desiderio nascosto, di un’immagine celata di sè».

Stranieri in casa, insomma, ma non più attraverso gli scatti di riappropriazione non violenta ma più efficace, simbolica, dell’appartenenza al territorio. Il lavoro del workshop è diventato una mostra intitolata, a scanso di equivoci, “Ncoppa ‘e Quartieri”, che inaugura mercoledì 18 giugno alle 19.30 nel centro culturale di Largo Baracche (alle spalle di Nennella) con proiezione, alle 22.30, di un documentario en plein air su piazza Largo Baracche (uno dei tanti film prodotti durante il workshop già visibili su youtube e GoogleVideo digitando “Fotoasia” o “Ncoppa e quartieri”) girato da Gianni Iannitto e Pascarel per l’associazione Sabu presieduta da Giuseppe Ruffo con gli educatori Massimiliano Esposito e Francesco Baldi. Ci saranno anche le telecamere di France 2 all’inaugurazione, mercoledì, per riprendere Vincenzo, Giannino, Luca, Charlie, Sasà, Antonio, Giuseppe, Biagio e Carmine, gli allievi di Nicolas. Per una volta il telegiornale dell’emittente nazionale d’oltralpe parlerà bene di Napoli e dei napoletani, ma per merito di un francese.

Il corso di tre mesi (4 ore per due giorni alla settimana) prodotto da TandemGeneration nell’ex rifugio antiaereo in un anno diventato polo d’attrazione metropolitano («'Ncoppa e Quartieri/Alla ricerca della memoria, luoghi e persone») si proponeva d’insegnare la tecnica fotografica e l’utilizzo della camera «come strumento di sensibilizzazione e curiosità nei confronti della realtà circostante» ai ragazzi fra i 14 e 17 anni. Allo studio tecnico ed alle presentazioni di opere ed autori con proiezioni di film che indagano il rapporto della fotografia col sociale e le culture popolari, si sono alternate uscite in strada per reportage alla maniera di Bresson, «per raccontare, attraverso le immagini, la memoria, il desiderio ed il proprio vissuto personale» e molte visite (filmate dagli allievi) alle mostre in città e fuori città, al Madre come a Pompei.

La “tesina” è una storia fotografica in 20 immagini sul soggetto assegnato, i Quartieri, appunto. Gli scatti selezionati ed elaborati che ora fanno parte della mostra saranno esposti anche a Roma. Pascarel, fotografo e antropologo parigino, ha già fatto scuola soprattutto in Paesi asiatici segnati da dittature e miserie, dove continua a tenere mostre e workshop con ambasciate e centri culturali. In particolare dal 2000 al 2004 ha lavorato in Cambogia collaborando con le Ong sul reinserimento dei bambini di strada (street childrens) e sulla prevenzione dell’Aids tra gli adolescenti con problemi di droga e prostituzione. Ha lavorato con l’Ambasciata di Francia in Cambogia per il primo corso di fotografia dell'Accademia Reale di Belle Arti di Phnom Penh. Il suo lavoro sulla “memoria” cambogiana, Oriented, è stato esposto in personale al Museo di Roma in Trastevere al Festival Internazionale della Fotografia 2005. Dal 2004 lavora su progetti di cooperazione internazionale in Vietnam e Thailandia. Nel 2005 ha creato l’associazione FotoAsia che promuove giovani fotografi asiatici e realizza workshop di 10 giorni quattro volte l’anno in Vietnam e Cambogia (www.fotoasia.org).

Luca Marconi
17 giugno 2008

Articolo pubblicato sul Corriere del Mezzogiorno online


Giugliano tossica: laghi di percolato vicini a fragole, pescheti e mercato ortofrutticolo

Del Giudice (Legambiente): mancano assolutamente i controlli. L’Arpac? Assente. Non c’è certezza su ciò che viene fuori dalla terra

NAPOLI - «Che belle queste pannocchie, complimenti». «Dottò, non sapete quanto ho penato. Su questo campo ho provato a far crescere di tutto: frutta, verdura, ma l’unica cosa che cresce bene è il granone e non so perché. Qua sotto c’è gas. No, questa roba non la do ai cristiani, ci fanno il mangime, la mangiano le bestie. Quali? Le vacche e le bufale». Di Giugliano, terra dei fuochi, dei Cdr e delle discariche e pure delle mele annurche, pesche, susine e fragole, tantissime fragole ora che è stagione, non si è detto tutto. Ad esempio, del suo mercato ortofrutticolo, l’altro giorno controllato dai Nas, si parla poco.
Della proporzione tra campi usati per le immondizie e quelli coltivati, quasi tutti gli altri malgrado le ordinanze di divieto per l’acqua dei pozzi firmate dall’ex sindaco Taglialatela, pure non si parla. Gli addetti ai lavori intercettati dalla Dda lo chiamano "effetto Vajont": un nuovo sversamento di tonnellate di immondizie nella discarica di Masseria del Pozzo certamente farebbe tracimare percolato nelle campagne.

VELENO
- Cos’è il percolato? Basterebbe bere una goccia di questo liquido nero ribollente di biogas, un concentrato di batteri e metalli pesanti, per avvelenare mortalmente un uomo. Ai bordi della discarica di Masseria del Pozzo, a ridosso di serre e frutteti distanti 15 metri, scorre un fiumiciattolo nero fino ad un laghetto di percolato che sviluppa bollicine continue. E’ biogas. Sono sei o sette i laghetti putridi nell’invaso. «Ma quali laghetti», corregge un geologo, Gianluca Minin, direttore tecnico della Ingeo, a Giugliano per indagini ambientali: «Quelli sono la punta dell’iceberg, vuol dire che per almeno venti metri in profondità c’è percolato e immondizia intrisa di percolato. E tutto questo peso può sfondare i teli di sicurezza dell'invaso e provocare perdite». Quindi Minin indica le alte serre con pescheti e nespole a pochi passi. E registra tutto con una videocamera (guarda). In un raggio di 30 chilometri da Masseria del Pozzo, distante appena 1,5 km dal grande mercato ortofrutticolo di Giugliano, si contano sei discariche legali ricche di laghetti di percolato visibili dal satellite e campi di ecoballe circondati da coltivazioni. Altro che fuga di contadini. Le serre sono attaccate alle discariche. Proprio in quest’area già nel 2005 e 2006 l’ex sindaco di Giugliano Taglialatela ha vietato l’uso di alcuni pozzi a raso, da Tre Ponti di Parete a Sette Cainati:«Erano pozzi-spia ma anche pozzi distanti dalle discariche», racconta Taglialatela. Contaminati da arsenico e mercurio, secondo i rilevamenti Arpac e Apat al quale avrebbero dovuto far seguito conclusioni preliminari agli interventi di bonifica. «Li stiamo ancora aspettando», dice Taglialatela.

I VIGILI? IN MANETTE - Intanto chi avrebbe dovuto controllare l’applicazione dell’ordinanza sindacale? I vigili. Azzerati a maggio dalle indagini della Squadra Mobile di Napoli e della Digos che ne ha arrestati 23, con tecnici comunali, con accuse di corruzione, tangenti e minacce. A Giugliano non è come ad Acerra, dove le condotte di irrigazione sono state sigillate per volontà del sindaco e scassinate e riaperte (come mostra il film Biutiful Cauntri). Qui i pozzi andrebbero tombati col cemento. «Non sono solo le discariche a minacciare i campi. Io ricordo sversamenti e seppellimenti abusivi, in zona, già dagli anni '80», dice Taglialatela.

FRUTTI E PANNOCCHIE - Ma questi frutti della terra, allora, sono buoni? Sono sicuri? Andiamo a vedere. Con Minin lasciamo i laghetti di percolato per le campagne. Poco distante da Masseria del Pozzo, c’è il bel campo di granone con pannocchie enormi. Il geologo però sente puzza di gas. Facciamo i complimenti al contadino. Che allarga le braccia: «Dottò, non sapete cosa ho penato, qua ho provato a farci crescere di tutto». Altre colture non hanno avuto la buona resa del granone a causa dell’inquinamento del terreno intriso di gas, racconta il fattore. Le pannocchie invece hanno reagito bene.

VERSO ROMA E FIRENZE - Il buonuomo racconta anche che, in zona, ci sono molti altri contadini che coltivano ortaggi e frutta su campi sotto i quali, a suo dire, in passato avrebbero seppellito rifiuti e che «essendo conosciuti in zona, non possono portare i prodotti al mercato locale, ma sono costretti a spedirli ogni giorno ai mercati di Roma e Firenze». Poi il fattore indica campi vuoti, poco distanti, col terreno così soffice che «non è possibile passarci col trattore perché affonda, avete presente le sabbie mobili? E’ colpa del (bio)gas», dice. «Impossibile», ribatte il geologo Minin. Allora il contadino indica altri campi a Sud-Est di Masseria del Pozzo, in prossimità di una casetta, dove giovani nomadi giocano col biogas che fuoriesce dal terreno accendendo fiammelle. «Invece credo - spiega il geologo - che cedimenti così rilevanti su quel terreno possano dipendere solo dal fatto che vi siano stati sepolti rifiuti che si sono compattati nel tempo, anche con la produzione di percolato e biogas; il suolo appare, quindi, integro in superfice, ma la struttura è priva di consistenza, è come un edificio con mattoni mancanti, quindi il carico di un trattore provoca il cedimento». Camminando in prossimità del perimetro esterno delle discariche, in alcuni appezzamenti con serre ed alberi da frutta, ecco diversi pozzi allacciati ai tubi di mandata per l’emungimento dell’acqua di falda, di sicuro utilizzati: sono a vista i cavi elettrici dell’impianto di alimentazione della pompa e gli allacci ad un sistema di tubature che porta l’acqua ai campi. L'ex sindaco Taglialatela l’aveva detto: «Nella maggior parte dei casi, i superamenti dei valori di sicurezza dell'acqua dei pozzi interdetti era dovuta a fattori inquinanti, ritengo anche per lo sversamento abusivo di rifiuti tossico-nocivi, una storia che va avanti dagli anni '80. Se annaffiano dai pozzi vietati? E’ una eventualità che può accadere, il rischio c’è». E chi garantisce i prodotti del mercato ortofrutticolo adiacente? «La normativa fortunatamente prevede la tracciabilità dei prodotti». Quindi se vengono da queste terre, innaffiati da questi pozzi, sono sicuri?

IL MERCATO ORTOFRUTTICOLO - «Arsenico e mercurio, questo fu trovato in alcuni pozzi», precisa Raffaele Del Giudice, direttore di Legambiente Campania e protagonista del film Biutiful Cauntri, che pure non lesinando denunce agghiaccianti fa attenzione a non colpire troppo duramente i contadini della “sua” terra. Quale? Quella del mercato ortofrutticolo più grande della regione. «Ma oggi ridotto del 30 per cento delle potenzialità. Però i prodotti sono buoni», dice Del Giudice. Ma come? E il biogas ed il percolato? Ed i pozzi vietati? «In realtà, sono molto preoccupato. Mancano assolutamente i controlli. L’Arpac è assente. Non c’è certezza su ciò che viene fuori dalla terra. I contadini hanno paura di finire in mezzo alla strada. Sui campi c’è una situazione a macchia di leopardo, abbiamo anche zone dove non cresce nulla accanto a vecchie discariche dove non è stata fatta la captazione del biogas. Molti contadini sono sfiancati da vertenze legali aperte senza l’appoggio di nessuno».

MASSERIA DEL POZZO - E la Coldiretti? «Chieda alla Coldiretti. Difficilmente ci siamo incontrati, una parolina in più potrebbe uscire. Solo Legambiente si è costituita in questi procedimenti. I contadini di qui, poi, sono soprattutto affittuari. Li hanno ereditati, i terreni dove hanno seppellito rifiuti». E di chi sono? «I maggiori proprietari sono tutti della Napoli-bene». Su alcuni campi non cresce niente? Eppure Masseria del Pozzo, la discarica con 7 laghetti di percolato, è circondata da serre e coltivazioni ed è ad 1km e mezzo dal mercato ortofrutticolo. Le colture occupano l’85% del terreno sgombro dai rifiuti nell’area di 30 km quadrati che comprende Taverna del Re, gli invasi Resit-Scafarea con rifiuti speciali e urbani provenienti anche dal Nord (vedi l’inchiesta “Green” della Dda sulla Resit: 2 km quadrati di rifiuti che hanno bruciato per due giorni, il 24 e 25 giugno 2007, coprendo di nerofumo ettari di piante e serre e uccidendo sul colpo diversi animali coi miasmi della discarica già sotto sequestro, che già nell’agosto 2003 fu oggetto di attacchi: 50 mila ecoballe in fiamme), Masseria del Pozzo e Schiavi-Novambiente (dell’imprenditore ora collaboratore di giustizia Gaetano Vassallo, che sta raccontando alla Dda il traffico e il tombamento di rifiuti tossici del Nord e conciari proprio in questi appezzamenti e discariche dall’87 al 2006 per ordine dei Mallardo e Bidognetti), Riconta, Torretta Scalzapecora e più giù Settecainati (a 5 km dal mercato, sequestrata il 3 agosto 2004 dal Tribunale che ravvisava rischi per gli abitanti), l’impianto di Cdr e campi di ecoballe. Non cresce niente sui terreni inquinati? L’altro giorno il sindaco di Acerra, Espedito Marletta, ha sequestrato con ordinanza 15 mila metri quadri di terreni fertilissimi nelle località Calabricito (Montefibre) e Frassitelli (depuratore) con cavolfiori e ortaggi splendidi tuttavia inquinati da piombo e cadmio secondo Apat e Arpac.

SUCCHI DI FRUTTA - I prodotti che arrivano al mercato di Giugliano sono buoni o c’è rischio? La Coldiretti, il rischio, non lo smentisce affatto. Il responsabile locale è una brava persona, Vincenzo Di Nardo: «Bisogna stare attenti, il problema rifiuti c’è e attendiamo le bonifiche. Non possiamo dire che il mercato sia supersicuro e ben vengano i controlli dei carabinieri del Nas che l’altro giorno hanno prelevato campioni al mercato. In porzioni di territorio sono stati trovati veleni. Ma io stesso sono produttore di pesche e le mangio coi miei nipoti. Non voglio dire che il mercato è sicuro al cento per cento, in un paese come Giugliano, 150 mila abitanti, il delinquente c’è». E se qualcuno ha irrigato coi pozzi vietati? «Ma quest’anno tutti i prodotti sul mercato non hanno avuto bisogno di irrigazione». Come? «Insomma, la mela marcia c’è ma i prodotti per la maggior parte sono buoni. Bisogna stare attenti». E come? «Al mercato la prima selezione già viene fatta dal produttore. Quello che non va al nostro mercato, che è uno dei più grossi, va all’industria». E cosa va all’industria? «Ad esempio i prodotti più grandinati, quest’anno c’è stata grandine». Quelli più ammaccati? «Si». E quali? «In questo momento raccogliamo molte fragole. I prodotti selezionati per le industrie vanno alle aziende di trasformazione in Italia e Europa, ce n’è anche qualcuna campana. Albicocche, ciliegie ed altro diventano marmellate e succhi».

Luca Marconi
13 giugno 2008
Articolo pubblicato sul Corriere del Mezzogiorno online


giugno 11, 2008

Chiaiano: perchè il quotidiano “La Repubblica” diffonde notizie false?

"Allego una breve nota relativa alle notizie false divulgate dal quotidiano "La Repubblica" in data odierna. Il Commissariato di Governo è stato costretto ad emettere un comunicato di precisazione che conferma quanto sintetizzato nella nota che vi allego.
Dopo questi eventi strani che coinvolgono un prestigioso quotidiano nazionale, che impegna ben quattro pagine nazionali e locali, ci si chiede: perchè accadono fatti simili banali, sciocchi ma estremamente preoccupanti?"

Cari saluti
Franco Ortolani

“La Repubblica” odierna (9 giugno 2008) in ben due articoli a pagina 16 e nella prima pagina dell’inserto regionale campano, preannunciati in prima pagina nazionale, diffonde notizie palesemente false circa i risultati delle indagini geologiche in corso nella cava del Poligono di Chiaiano inserita tra i siti in cui realizzare una discarica per rifiuti urbani e pericolosi nell’ambito del DL 23 maggio 2008, n. 90.
Sono riportate notizie false circa la natura delle rocce attraversate dal sondaggio: fino a ieri, infatti, non è stata riscontrata la presenza di lava nel sottosuolo.
Anche se ciò si verificasse, come accaduto oggi pomeriggio (9 giugno 2008), deve essere ben chiaro che la lava non costituisce un livello impermeabile in quanto sempre fratturata, bollosa e discontinua. Del resto il sottosuolo del Somma-Vesuvio, costituito da vari livelli di lava, rappresenta un importante e ben noto serbatoio idrico sotterraneo che alimenta anche usi idropotabili.
Deve essere ben chiaro a tutti i cittadini che fino ad oggi 9 giugno 2008 non si è reso disponibile nessun nuovo dato, tranne la stratigrafia del sottosuolo grazie alla perforazione che deve raggiungere la falda idrica, non ancora rinvenuta ad oltre 120 m di profondità dal piano campagna; quest’ultimo si trova a quota superiore di circa 15 m rispetto al fondo della cava (+180 mslm).
Nella relazione elaborata dallo scrivente, la falda, sulla base dei dati bibliografici, è prevista a circa 150 m dal fondo della cava.
I cittadini devono sapere che le rocce presenti nel sottosuolo sono caratterizzate da una notevole permeabilità per porosità e fatturazione evidenziata anche dal loro comportamento durante le copiose precipitazioni piovose dei giorni scorsi (6 e 7 giugno); benché siano caduti circa 100 mm di acqua piovana (in un anno ne precipitano mediamente circa 800 mm) le rocce costituenti il fondo della cava del poligono hanno assorbito agevolmente l’acqua smaltendola rapidamente verso la sottostante falda.
E’ assolutamente falso, quindi, l’affermazione che nel sottosuolo vi siano rocce impermeabili.
I cittadini si chiederanno: ma perché un prestigioso quotidiano come “La Repubblica” diffonde notizie palesemente false in un momento delicato, pieno di preoccupazioni e di attenzioni?
La Repubblica è stata ingannata da qualcuno che ha “venduto” al giornale notizie false o sta autonomamente creando confusione, sconcerto e sta aggravando lo stato di non credibilità dei rappresentanti delle istituzioni seminando prematuri allarmismi nel tentativo di avvalorare una insostenibile e anomala scelta (la discarica nella cava di Chiaiano) fatta, come è noto, senza alcuna istruttoria tecnica propedeutica e preliminare?
Per concludere si afferma che il “carotaggio” non è terminato come sostiene “La Repubblica” e che nessun nuovo dato, accertato e validato da geologi competenti e non da burocrati pasticcioni, è emerso.
Come cittadino stigmatizzo il comportamento de “La Repubblica” che pure riceve finanziamenti pubblici e richiamo l’attenzione delle persone istituzionalmente preposte a garantire una corretta informazione affinché adottino tutti gli interventi necessari e tesi a tutelare una corretta e verificabile informazione.

Prof. Franco Ortolani
Ordinario di Geologia
Università di Napoli Federico II
Componente del Comitato Tecnico proposto dai Comuni e autorizzato a seguire gli accertamenti tecnici relativi alla idoneità geologica del sito della cava del poligono di Chiaiano
Napoli 9 giugno 2008


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